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Renato Buzzonetti, il medico personale di papa Wojtyla

© DANILO SCHIAVELLA / ANSA / AFP

Aleteia - pubblicato il 27/03/14

Archiatra pontificio emerito, è stato accanto a Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI

“Non ho mai saputo perché abbia scelto proprio me”, confida Renato Buzzonetti, che fu legato per 27 anni da profondi sentimenti di stima e affetto al beato Karol Wojtyla. Medico del conclave, Buzzonetti fu presentato a papa Giovanni Paolo II subito dopo la prima benedizione pubblica dalla Loggia esterna della Basilica di San Pietro.

Un’esperienza importante a livello sia umano sia professionale, ricca di ricordi indelebili. “Era un malato obbediente – ricorda Buzzonetti in una intervista “A Sua Immagine” (29 marzo) -, ma appena percepiva i segnali di miglioramento, non esitava ad alzarsi dal letto e a rifugiarsi nella sua cappella”.

Parlando invece della santità del pontefice, “più di una volta – afferma – mi è capitato di dover sospendere la visita medica perché il papa chiudeva gli occhi e si immergeva in un silenzio profondo che lo isolava da chi lo circondava compreso me che sostavo con un fonendoscopio in mano. Pregava anche nei momenti più impensabili, come quando entrò per la prima volta nella sede delle Nazioni Unite con un rosario in mano”.

“Un momento eroico – si afferra ancora ai ricordi il medico – fu il post intervento di tracheostomia. Era il pomeriggio del 24 febbraio 2005, all’inizio del secondo ricovero al Gemelli, circa un mese e mezzo prima della morte. Era un’operazione necessaria per evitargli crisi respiratorie, ma che gli avrebbe compromesso la possibilità di parlare. E quando, svegliatosi dall’anestesia, si rese conto di non riconoscere più la sua stessa voce, scrisse su un foglio bianco, in polacco: ‘Cosa mi hanno fatto? Ma…Totus Tuus”.

Il momento più critico è stato sicuramente il giorno dell’attentato avvenuto il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro: “In ambulanza pregò ininterrottamente, ripetendo in polacco ‘Gesù mio, Maria madre mia’, fino all’arrivo al Gemelli, quando poi la sua coscienza si affievolì e si addormentò dopo somministrazione di farmaci per l’intervento chirurgico”. In seguito, continua, ricordando ironicamente l’attentato, si limitava a dire: “Quell’uomo voleva conoscere il terzo segreto di Fatima con la forza”, alludendo ad Alì Agca.

Come dimenticare infine quel 2 aprile 2005, la sera della morte di Giovanni Paolo II. Buzzonetti ha tenuto per mano il Santo Padre fino agli ultimi istanti: “per il medico cristiano, spesso sconosciuto ‘cireneo’, l’agonia di una persona è icona dell’agonia di Gesù. Quella di Giovanni Paolo II è stata la morte di un uomo ormai spogliato di tutto, che aveva combattuto ‘la buona battaglia’ e che era arrivato all’incontro con il suo Signore. […] Cantammo il Te Deum, inno di lode e di ringraziamento che si fondeva con la preghiera unanime dei fedeli in Piazza Sn Pietro”.

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