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Litighiamo dunque siamo: il perdono nella coppia

© Jill Fromer / ISTOCK
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Non è il conflitto a far fallire la promessa matrimoniale, ma l’incapacità di gestirlo

Il perdono non è solo l’apice per il credente, l'atto di massima disarmante gratuità, ma anche l’azione umana che più di tutte riflette quella divina.

Ecco allora che una coppia che intenda costruire sulla roccia della morale cristiana la propria relazione, deve impegnarsi alla fedeltà, non solo escludendo relazioni sessuali con altri, bensì educandosi anche al perdono.

Eh sì, perché il perdono nella coppia non è un fatto eccezionalmente legato ad eventuali tradimenti, da sopportare eroicamente. A volte basta anche un semplice malinteso, uno screzio, una parola fuori posto per generare scene insostenibili di mutismo da dietro le barricate. E' doveroso, allora, per gli sposi metterlo in conto e impegnarsi a prevenire il litigio e qualora fosse già scoppiato occorre imparare a tirare i remi in barca, fermarsi, cercare di limitare i danni.

Anche se più frequentemente i coniugi si trovano a dover perdonare quell'adulterio del pensiero, che si compie alimentando attenzioni affettuose verso altri/e, o verso tutto ciò che prende lentamente nel cuore il posto del coniuge, è inutile negarlo che nella coppia il perdono per eccellenza viene collegato alla massima offesa: il tradimento, che sia una scappatella, una sbandata o una relazione più duratura.

Secondo quanto affermato in “Orientamenti pastorali” (4/2013) dai due coniugi e sociologi, nonché docenti universitari e condirettori della rivista Prospettiva Persona, Attilio Danese e Giulia Paola Di Nicola, “certamente il perdono non può essere un colpo di spugna, un mutamento per bacchetta magica”, perché la memoria, quando meno ce lo aspettiamo, riaffiora, “è sonnambula. Torna alle proprie ferite, dovesse attraversare il mondo”. Perciò, è bene dubitare dell'oblio frettoloso dell'offesa, anzi è vero il contrario “il perdono aiuta la memoria a guarire e, per suo tramite, il ricordo della ferita perde la propria virulenza”.

“Le numerose coppie che resistono alle tempeste sul loro amore – continuano gli autori – attestano un vissuto relazionale dinamico, orientato a forti ideali comuni, capace di piegarsi senza spezzarsi, di accettare i piccoli, grandi fallimenti e stupirsi di raccogliere di tanto in tanto i frutti dell'amore fedele”.

Chi perdona fa un investimento di fiducia nell'altro. Però il perdono nasce dalla coscienza libera della persona non può essere preteso. E l'arte di amare consiste proprio nel tenere conto della misura dell'altro, del tempo che gli è necessario a guarire le ferite, rispondere all'amore, ristabilire la reciprocità dei sentimenti.

I due autori ricordano, tuttavia, che “chi ha superato difficili crisi matrimoniali sa che se il perdono non può cambiare ciò che è accaduto, può però trasformarne il significato, liberarlo dal blocco che paralizza i rapporti, e farne un risorsa”.

“Come per le vergini della parabola – scrivono ancora nel saggio –, tutti gli sposi portano con sé la lampada dell'amore umano: ciascuno ama l'altro perché ne è riamato. Occorre però l'olio della Grazia, che farà bruciare la lampada con la carità divina, quella capace di amare anche quando non si è amati, olio scarso nella nostra epoca, che più agevolmente si accontenta della solidarietà e della responsabilità. Solo gli sposi saggi, come le vergini, ne fanno riserva e sono perciò in grado di perdonare e riaccendere il flusso di amore reciproco”.

LEGGI IL DOSSIER DI ALETEIA SU MATRIMONIO E INNAMORAMENTO
 

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