Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

Iscriviti alla Newsletter

Aleteia

Come ci autoinganniamo: le conseguenze delle rotture sui figli

Gladskikh Tatiana
Condividi

C'è una notevole resistenza a riconoscere gli effetti del divorzio, anche se i dati parlano chiaro.

Una delle caratteristiche della nostra epoca è lo svincolamento delle azioni, delle loro conseguenze, ovvero la perdita del senso di responsabilità. Bisogna dire che questa perdita obbedisce a una tendenza molto umana, ma proprio per questo il contesto di riferimento della nostra civiltà, come un denominatore comune universale e quindi un'espressione della legge naturale, ha forgiato la cultura del dovere e la responsabilità come antidoto. La società svincolata, che si muove sotto il dominio della soggettività della soddisfazione del desiderio come massimo bene, rompe con questa tradizione culturale e definisce la responsabilità di “colpevolizzazione”. Oggi, in molti aspetti, fare appello alla responsabilità dei propri atti è “colpevolizzare”.
 
Uno dei casi più generalizzati è quello delle numerose e crescenti rotture matrimoniali, che hanno un impatto diverso nella società in funzione dell'esistenza di figli e della loro età. Evidentemente, anche la coppia soffre conseguenze negative. Cito due effetti per non ampliare troppo la questione, iniziando da quello dello stress: la rottura occupa una posizione di spicco nella generazione dello stress, al di sotto della morte di una persona cara e alla pari o al di sopra della disoccupazione. L'altra conseguenza è la distruzione del capitale sociale generata dalla coppia che semplicemente scompare o tende a zero.
 
In relazione ai figli e se questi si trovano in età scolare, le conseguenze studiate fino alla nausea sono considerevoli. Ciò non implica alcuna “criminalizzazione” di chi si separa, ma una riflessione matura sulla necessità di cercare di ricostruire il vincolo spezzato, o di cercare la forma meno traumatica possibile. Ma se avviene la separazione, la conseguenza esiste e in genere è importante. Dovrebbe essere l'impostazione usuale, il luogo comune, la considerazione di dominio pubblico, ma in realtà la cultura svincolata la pone in altri termini. Alla domanda “La separazione ha conseguenze sui figli?”, la risposta è “No… se è ben gestita, c'è consenso sull'educazione, non ci sono dispute, se il rapporto con il genitore è sano”. Il fatto che ci siano le virgolette è dovuto al fatto che si tratta della risposta di una psicologa esperta in bambini con difficoltà di apprendimento.
 
Questo però è prendere una cantonata, perché le condizioni che si sottolineano sono l'eccezione e non la regola. La risposta corretta è sì, ovviamente, e solo se si verificano determinate condizioni l'impatto negativo non esiste o è ridotto; e queste condizioni sono la buona gestione della rottura, ecc. Visto che ci sono sempre più persone con figli che rompono, è sempre maggiore la massa critica di pubblico oggettivo che resiste a riconoscere che la rottura non è positiva per i figli; e questo insieme alla cultura imperante impedisce che affiori qualcosa di cui tutta la società ha bisogno per fornire senso, buone risposte, felicità ai suoi membri: la responsabilità.
 
[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni