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Contro la violenza sulle donne: la risposta della Regione Lazio

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Approvata dal Consiglio regionale una legge di contrasto alla violenza sulle donne che prevede uno stanziamento di 1 milione di euro

Arriva l'8 marzo, Festa internazionale della donna, e si deve ancora tristemente constatare quanto cammino ci sia ancora da fare per raggiungere la parità tra uomo e donna nella famiglia, sul lavoro e in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Oggi, davanti alla grave regressione rappresentata dal fenomeno della violenza contro le donne sembra in gioco lo stesso riconoscimento della pari dignità della donna. I dati sono allarmanti: secondo il primo Rapporto dell'Agenzia Ue per i diritti fondamentali (Fra) sulla violenza contro le donne presentato il 5 marzo a Bruxelles – la più grande indagine di questo tipo mai svolta a livello mondiale – sono 62 milioni le donne in Europa che hanno subito violenze fisiche o sessuali a partire dall'adolescenza. Più di tutta la popolazione italiana messa insieme, una su tre di quelle tra i 15 e i 74 anni che vivono nei 28 Paesi dell'Unione europea. E non basta: il 67% che ha subito abusi dal partner non ha denunciato la violenza, percentuale che sale al 74% se gli abusi sono commessi da persone diverse dal partner. Non mancano i tentativi, a vari livelli, di dare una risposta a questa emergenza: nei giorni scorsi il Consiglio regionale del Lazio ha dato il via libera alla legge di "Riordino delle disposizioni per contrastare la violenza contro le donne in quanto basata sul genere e per la prozione di una cultura del rispetto dei diritti umani fondamentali e delle differenze tra uomo e donna". La legge prevede uno stanziamento di 1 milione di euro e prevede il potenziamento dei servizi per le donne vittime di violenza, la creazione di una cabina di regia per il coordinamento delle iniziative in campo, l'istituzione di un osservatorio regionale per il monitoraggio e l'analisi dei dati e la promozione di campagne di sensibilizzazione con progetti nelle scuole. Aleteia ne ha parlato con l'assessore alle politiche sociali della Regione Lazio, Rita Visini.

 

La Regione Lazio fa un investimento consistente per finanziare strumenti contro la violenza sulle donne: è una scommessa per risolvere un problema che acquista sempre più rilevanza?

Visini: La scommessa sarà quella di applicare presto e bene questa legge nel territorio della regione e nella vita di tutti i giorni. Nel 2013 il Lazio ha avuto il triste primato nazionale delle aggressioni subite da donne e quello delle denunce di violenza. Sono storie diffuse e dolorose che hanno un nome e cognome, come quello di Chiara Insidioso Monda, la ragazza 19enne di Ostia ridotta in fin di vita dal suo compagno e che si trova da un mese in rianimazione. Il nostro stile è quello di una politica che, quando si dà da fare, sia dal punto di vista legislativo, sia da quello della risposta in termini di servizi, vuole aver ben presente la realtà sulla quale va a incidere. E la nostra realtà davvero ci dice che quello della violenza contro le donne è un problema rilevante e urgente che va affrontato con un investimento in termini culturali e strutturali.

 

 

Il suo assessorato si occuperà in particolare dei Centri antiviolenza: come saranno strutturati?

 

Visini: La legge ha stanziato un milione di euro per potenziare la rete dei servizi che oggi nel Lazio è insufficiente, sia per numero di centri antiviolenza, che sono il primo livello di supporto alle vittime, sia di case-rifugio, che sono luoghi a indirizzo segreto dove accogliere chi scappa da un contesto di abusi. Oggi queste strutture sono presenti quasi soltanto in provincia di Roma, mentre abbiamo tre province su cinque senza una residenza protetta: non ce ne sono a Viterbo e a Frosinone, dove c’è solo un centro, né a Rieti, dove non c’è nemmeno quello. E’ una situazione inaccettabile, perché vuol dire che oggi sul fronte del contrasto alla violenza sulle donne esiste un Lazio di serie A e un Lazio di serie B. Mentre sappiamo che soprattutto in casi come questi la prossimità dei servizi è una condizione importantissima per aiutare le vittime a venire allo scoperto e denunciare gli abusi. L’obiettivo della legge è quello di estendere i servizi a tutto il territorio regionale e investire in azioni di sostegno all’autonomia economica e psicologica delle vittime attraverso le case per la semi-autonomia, i progetti di inserimento lavorativo e le borse di studio per i figli. Infine, struttureremo il tutto in una rete regionale che ci servirà a coordinare meglio gli interventi: per esempio sarà più facile per una donna vittima di abusi allontanarsi anche solo temporaneamente dal proprio territorio e trovare accoglienza in una residenza protetta di un’altra provincia, in modo da avere una tutela maggiore.
 

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