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Storia di un biscotto e della carità cristiana

© AFP PHOTO / FRED DUFOUR
CENTRAL AFRICAN REPUBLIC, Bossembélé : Children ask for biscuits at a base camp held by French militaries in Bossembele on December 8, 2013. French troops poured into the impoverished landlocked country on December 7 after President Francois Hollande announced he was boosting a UN-mandated French force to 1,600 soldiers. French Foreign Minister Laurent Fabius said on December 8 that nearly 400 people were killed in the last three days in violence in the Central African Republic capital Bangui, but that calm had returned.AFP PHOTO / FRED DUFOUR
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La carità non è solo un gesto materiale, ma un frutto del cuore

di Gianni Epifani

Ricordo come particolarmente significativa una storia, vera, tratta dal libro La città della gioia. Parla di una bambina indigente che l’autore, Dominique Lapierre, incontra in un villaggio e a cui dà l’unica cosa che in quel momento trova in tasca: un biscotto. La bambina lo accetta felice e si incammina. Dopo pochi metri vede un cane affamato. Si ferma, spezza il biscotto e gliene offre metà. Se dovessi dare un nome a questo racconto, lo intitolerei “Carità” e lo introdurrei con una citazione dello scrittore statunitense Jack London: “Un osso dato al cane non è carità – asserisce -, carità è l’osso spartito col cane quando avete fame come lui”. Un modo semplice per dire che la carità non è solo un gesto materiale, ma un frutto del cuore.

Il termine caritas deriva dalla parola greca chàris che equivale al latino gratis. E ciò che “non cerca il suo interesse” – spiega San Paolo nella Prima lettera ai Corinzi – è la carità. Dunque, la caritas è gratuità e questa, a sua volta, è espressione della carità. Ma esiste un altro sentimento che, per sua natura, è disinteressato. L’amore. I greci lo chiamavano agape, intendendo con questo non l’amore fisico, l’eros, ma l’offerta di sé a chi ha bisogno, la condivisione dell’altrui sofferenza, il prendersi cura del prossimo. Carità allora non è banalmente l’elemosina né l’atteggiamento che si assume verso chi è indigente, bisognoso, solo.

Non è insomma solo l’offerta di un biscotto. Inteso così il suo significato sarebbe molto impoverito. Carità invece altro non è che amore, nel suo significato più pieno. E la Chiesa, alla cui natura appartiene il compito di amare, “espressione irrinunciabile della sua stessa essenza” – ha detto Benedetto XVI nell’Enciclica Deus caritas est – attraverso i suoi organismi, la Caritas in primis, è la principale testimone della carità. “La carità – ha detto ancora il papa emerito – non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale”, anche se comprende certamente il fatto di dare “risposta a ciò che […] costituisce la necessità immediata: gli affamati devono essere saziati, i nudi vestiti, i malati curati […]”. La carità è l’“attenzione del cuore” verso chi ha bisogno. E’ l’orizzonte della vita cristiana, entro cui tutto trova senso.
 

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