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Nel pericolo e nella solitudine, lasciarsi abbracciare da Dio

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Aleteia Team - pubblicato il 29/01/14

Non riusciamo a vivere senza paura, ma possiamo metterla nelle mani del Signore

Nella vita, la generosità esige la rinuncia. Rinuncia ai propri desideri, al possesso, ad avere tutto, alla pace costante, al riposo permanente, ai miei progetti. Amare è rinunciare. L'amore che non rinuncia si secca, muore.

L'amore che cresce a partire dalla morte del proprio io è un amore fecondo, grande, proprio di un cuore che si è dilatato, che è diventato enorme nel cammino. Un cuore capace di donare la vita in silenzio, senza cercare applausi o riconoscimenti. È un cuore così quello che vogliamo: un cuore libero e pieno.

Sant'Ignazio pregava: “Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo; tu me lo hai dato, a te, Signore, lo ridono; tutto è tuo, di tutto disponi secondo la tua volontà: dammi solo il tuo amore e la tua grazia; e questo mi basta”.

Nel nostro cuore si prendono le decisioni più importanti, e nessuno può interferire in esse. Decisioni nelle quali ci doniamo e ci abbandoniamo totalmente. Là, nella solitudine dell'anima, abbracciamo Dio. È là che nessun altro può entrare, perché è la nostra intimità più profonda e calorosa.

Vogliamo che il nostro cuore sia una casa per Cristo. In questa casa di pace potremmo scoprire la sua volontà ed essere così disposti a donare tutto, a rinunciare a tutto.

Di fronte all'ignoto, a ciò che non controlliamo, dobbiamo guardare a Dio, confidare in lui, abbandonarci nelle sue mani, sapendo che Egli ci conduce verso un porto sicuro.

La nostra santità si ripercuote su quanti ci circondano. Siamo membra del Corpo mistico di Cristo. Il bene che compiamo è un bene per gli altri. Il male che provochiamo è un'assenza di bene.

Il nostro amore può aiutare le persone ad amare di più, ad amare meglio, ad amare in modo più santo. “Il vero amore è quello che non dice 'è sufficiente'. La misura dell'amore è amare senza misura. Il nostro rapporto reciproco ci deve immergere sempre più profondamente in questa misura senza misura, nell'eterno, nel Dio infinito”.

Una vita che ama ed è capace di non dire mai 'è sufficiente' è quella alla quale aspiriamo. Una vita messa nelle mani di Dio. È l'abbandono in mezzo al pericolo. Quando non tutto è garantito, quando la nostra vita non è totalmente sotto controllo. È naturale avere paura del futuro, della morte, della croce. Vivere senza paura è innaturale.

Nessuno vive senza paura, se non per una grazia speciale, per un dono soprannaturale, per un'unione profonda del cuore con il cuore di Cristo sulla croce. I martiri hanno sopportato il martirio non per mancanza di paura, ma perché hanno ricevuto una grazia speciale da Dio.

Non viviamo senza paura, ma possiamo sempre affidare questa paura a Dio perché Egli ci liberi. La paura è nell'anima e può impedirci di avanzare.

Oggi siamo consapevoli delle nostre paure. Sappiamo quante cose ci inquietano nella nostra vita. Il futuro, la crisi, la paura delle malattie: mettiamo tutto nelle mani di Dio, perché Egli sostenga la nostra vita e ci doni la sua pace in mezzo alle tempeste.

Traduzione dall'originale a cura di Aleteia

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