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Capire il web è il presupposto per evangelizzarlo

© Alessia GIULIANI / CPP / CIRIC
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Colloquio con Giovanni Silvestri, presidente del WeCa, una realtà decennale di formazione e assistenza alle realtà ecclesiali su internet

L'attenzione per il complesso e variegato mondo della comunicazione online è sempre di più un tema di interesse nel mondo ecclesiale ad ogni livello, Papa Benedetto XVI ha esortato ad evangelizzare il cosiddetto “continente digitale” e l'esperienza della riflessione teologica e pastorale ha fatto propri molti degli aspetti caratteristici del web e della comunicazione istantanea offerta dal web 2.0. Tra i primi ad offrire un sostegno professionale alle molte realtà della Chiesa italiana, l'associazione “Webmaster Cattolici” o più semplicemente: WeCa. Aleteia, sensibile per missione e obbiettivi, ha intervistato il suo presidente, Giovanni Silvestri.

Presidente Silvestri, che cos'è la WeCa? Come nasce e con quali finalità?

Silvestri: Nasciamo nel 2003. L'idea all'epoca era quella di aiutare le realtà pastorali ad affrontare la rete. Collaborare per migliorare e rendere più efficace la presenza sulla rete delle parrocchie e delle realtà ecclesiali, ma soprattuto a farle collaborare tra di loro. WeCa è una “provocazione” alla collaborazione contro una certa tendenza all'isolamento: mettere insieme le risorse del mondo ecclesiale per valorizzarle, sapere quali progetti sono già presenti e dunque senza la necessità di rifare ex novo. Questo per rendere più incisive le realtà già in atto.

La nostra “missione” è quella di aiutare educatori e parroci, genitori e insegnanti a comprendere e usare la rete al meglio per conoscere sia le opportunità, sia le problematicità che la rete offre. I nostri riferimenti ecclesiali sono le diocesi, l'Università Cattolica, la Cei e una società di servizi software che si occupa proprio di prestare servizi al mondo ecclesiale.

Che tipo di associazione siete?

Silvestri: Siamo una associazione di laici, sacerdoti e religiosi. Nella rete ci si impegna tutti insieme e questo ha un riflesso anche nella direzione dell'associazione che vede tutti coinvolti, al di là del tipo di vita che si conduce.

Noi vogliamo essere una associazione di “secondo livello”. Non vogliamo togliere tempo e impegno alle persone a cui ci rivolgiamo: vogliamo promuovere la collaborazione, per fare una proposta alla portata di tutti. Non dobbiamo togliere tempo alle comunità di appartenza. Per questo possiamo dire che siamo una associazione “light” per il tempo che chiediamo a chi si rivolge a noi.

Il mondo della comunicazione online è cambiato moltissimo, in virtù della sempre maggiore importanza dei social network tra le piattaforme di consumo del web, e con la crescita numerica ormai si parla davvero di “continente digitale”: una sfida per chi, come un novello San Paolo, volesse fare una “missio ad gentes”…

Silvestri: Il fenomeno della rete ci riguarda tutti: non è vero che riguarda solo i giovani, gli appassionati o gli addetti ai lavori. Anche le famiglie che non la vivono direttamente devono comprendere la sfida educativa che essa rappresenta.

Oggi non si può immaginare una parrocchia che ignori questo fenomeno. Se così fosse rischieremmo di generare un distacco tra una dimensione “2.0 o addiritura 3.0” durante la vita quotidiana dei giovani e una modalità “1.0” o addirittua “analogica” quando li coinvolgiamo in momenti formativi in parrocchia, scuola e famiglia.

La WeCa ha due percorsi: la formazione e l'approfondimento, e nel tempo ci siamo rivolti per i nostri approfondimenti alle realtà scientifiche dell'Università Cattolica di Milano e all'Università di Perugia per svolgere alcune ricerche su questi fenomeni. Una prima ricerca riguardava il fenomeno “internet e mondo ecclesiale”, una seconda sarà su “religiosi e social network” con un focus particolare su facebook che verrà presentata a fine Maggio. Sono strumenti utili che solo la ricerca professionale può fare.

Cyberbullismo, pedopornografia, truffe online, furto di dati: la Rete non è più sicura del mondo fisico, anzi forse è assai più insidiosa perché apparentemente più innocua. Cosa ne pensa?

Silvestri: Questa è stata una delle tematiche che ha fatto da sfondo, che noi abbiamo sempre portato avanti assieme ad altre realtà perché riteniamo che esso coinvolta altri mezzi di comunicazione. Per esempio ci affianchiamo al Copercom (il coordinamento comunicazione mondo ecclesiale, ndr). Televisione, cinema. Così come per il sito davide.It, il primo sito ad aver realizzato un filtro per la navigazione.

Con il Copercom abbiamo realizzato degli incontri online con Don Fortunato di Noto (Meter) da sempre attivo su queste tematiche. Noi però vogliamo lanciare un messaggio di fiducia: è una sfida che va accolta con attenzione, ma non con paura.

Come WeCa ci siamo fatti carico di mettere insieme webmaster, giuristi, operatori pastorali ed esperti che potessero dare una risposta utile alle realtà ecclesiali. Non una consulenza, ma un vero e proprio “consiglio”.

La WeCa ha in mente di proporre un percorso che si chiama, significativamente, “La Rete, come viverla?” A chi vi rivolgete? Come si svolgerà e in che tempi?

Silvestri: Questa proposta di incontri è nata da una domanda che ci è stata rivolta da alcuni mesi: più formazione per gli operatori pastorali. Nelle parrocchie c'è tanta buona volontà ma poca preparazione, fortunatamente anche una grande voglia di conoscere, riconoscendo i propri limiti.

Per questo nasce questa proposta, articolata in 9 appuntamenti in cui si prova a toccare – senza approfondire – una serie di aspetti diversi sulla rete e su come viverla. Si inizia il 22 gennaio con la dimensione economica della Rete, per capire l'apparente gratuità dei servizi. Il secondo e terzo incontro invece si rivolgono all'uso accorto dei social network: Facebook e Twitter.

Ho citato tante cose, forse troppe cose (sorride, ndr): ma perchè abbiamo ritenuto di fare questa proposta? Perchè è importante affrontare queste tematiche per poter poi approfondire i singoli aspetti. L'incontro in diretta web serve a dare degli spunti e a dare un primo momento di condivisione. Tuttavia sarebbe riduttivo se tutto si riducesse all'incontro di una sera sul web: da qui speriamo di far partire un impegno in prima persona con i partecipanti e gli esperti per ulteriori momenti di riflessione e approfondimento all'interno delle comunità.

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