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Il coraggioso nuovo mondo della cultura di Internet

The Brave New World of Internet Culture – it

Gwendal Ugden

Eric McLuhan - Aleteia Team - pubblicato il 03/01/14

Quando un nuovo mezzo di comunicazione penetra la rete mondiale, trasforma il mondo

Una volta fuori di natura mai più prenderò

La mia forma corporea da qualche sostanza naturale,

ma una qualche forma quale gli orefici greci fanno

d’oro battuto e smalto dorato

per tener desto un Imperatore sonnolento;

oppure seduto in cima a un ramo d’oro canterò

ai Signori e alle Signore di Bisanzio

del passato, o di ciò che sta passando o che verrà.

W. B. Yeats, “Navigando verso Bisanzio”

Negli ultimi decenni abbiamo immerso la cultura occidentale, e in realtà tutte le civiltà del mondo, in un nuovo tipo di cultura, una cultura di cacciatori incorporei dell’informazione. Quando l’informazione era semplicemente contenuto di un ambiente, l’esperto raccoglitore di informazioni la faceva da padrone; ora la raccolta è inutile. Tutto è immediatamente disponibile ovunque. La navigazione e la caccia sono le abilità principali dei nomadi. Come i loro antenati del Paleolitico, i nostri neonomadi vanno, in forma elettronica, dove si trova il gioco. L’ambiente da informazione elettronica prende tutta l’era neolitica come contenuto e rende tutti noi cacciatori nomadi.

La Chiesa ha sempre sostenuto la dottrina delle anime individuali e della salvezza privata, che presuppone una base di identità privata e responsabilità individuale. Ultimamente, però, il mondo occidentale ha cambiato completamente rotta, complici gli effetti dei nuovi media. L’identità individuale privata non può più essere data per scontata nel mondo ad alta partecipazione di Internet e delle tecnologie interattive. In questa situazione, perfino l’idea della salvezza privata perde gran parte del suo significato e del suo interesse.

All’inizio del XX secolo, Elias Canetti ha scoperto che ci sono solo due tipi di folla, aperta e chiusa, affermando che questi due tipi sono gli stessi ovunque, indipendentemente dalla cultura, dalla lingua o dall’era. La folla aperta, la folla naturale, è ovunque spontanea, ha dichiarato. È programmata con la necessità di crescere, e ha il terrore di ristagnare o di diventare più piccola.

"Quando esiste, vuole avere più membri: il desiderio di crescere è il primo e supremo attributo della folla [aperta]" (Crowds and Power, Trans., Carol Stewart (Victor Gollancz, 1962; Viking, 1963).

La folla aperta è intrinsecamente instabile. La folla chiusa, dall’altro lato, è caratterizzata dalla stabilità: “La folla chiusa rinuncia alla crescita e pone l’accento sulla permanenza”, afferma Canetti. Parlando in generale, l’Occidente rappresenta la folla aperta; l’Oriente appare come un mosaico di folle chiuse. Qualsiasi culto è una folla chiusa. Si tratta di folle fisiche, in uno spazio fisico.

Oggi almeno un terzo della popolazione mondiale partecipa sistematicamente a folle metafisiche. Non si può comprendere questa nuova situazione usando un qualsiasi punto di riferimento familiare, come la classificazione, il campionamento di popolazione o il paragone di luoghi… Solo la causa formale servirà a delucidare come operano gli ambienti. I media elettronici sfidano profondamente le basi stesse dell’identità individuale ogni volta che ci trasformano in pubblici di massa (folle elettroniche). La base dell’identità privata sta diventando rapidamente irrilevante per l’esperienza contemporanea in Occidente.

La nuova folla elettronica ha otto caratteristiche principali.

1. La folla elettronica (o pubblico di massa) è invisibile, composta com’è di intelligenze de facto senza corpi. La persona media utilizza quotidianamente i media interattivi dal telefono a Internet, venendo trasformata in bit di informazione elettrica. Questa decorporeizzazione fa la parodia alla condizione degli angeli e contribuisce al disorientamento che la gente prova nel mondo materiale.

2. Salvo che nel corpo fisico, l’utente di media elettronici può essere in due, due dozzine o due milioni di posti simultaneamente. In Internet si è contemporaneamente ovunque arrivi Internet stesso. La folla elettronica vive come se fosse già morta (una tecnica giapponese tradizionale per quelli che cercano di raggiungere la perfezione nella propria arte o nei propri sforzi) – e di conseguenza trova il nichilismo naturale. La morte come stile di vita ha un suono familiare per quanti seguono le notizie.

La base, l’ambiente per la folla elettronica è la totalità dei media elettronici presenti e operanti, via trasmissione, network o satellite. C’è quindi la folla radiofonica, la folla televisiva… Tutte queste sono come dialetti del pubblico di massa.

3. La folla elettronica, composta da nuovi nomadi che ossessionano il mondo metafisico, non può avere obiettivi o direzioni distanti. Questi fattori riguardano il fatto di diventare, e il nomade è più coinvolto nell’essere. Essere non è un obiettivo. Senza un corpo fisico esteriore, il pubblico di massa sposta la sua messa a fuoco verso l’interno. Ad esempio, per più di quarant’anni i giovani hanno respinto consistentemente gli obiettivi a lungo termine come irrilevanti. Questa mossa verso l’interno appare travestita da narcisismo, ma è il narcisismo o l’egoismo di una persona senza un sé, piuttosto diverso dall’egoismo dell’individualismo privato. Gli obiettivi fissati e il fatto di diventare appartengono all’esistenza incarnata. Il nomade elettronico è rapito nelle estasi del puro essere, privo di tutti i legami tradizionali con il mondo naturale e la legge naturale. In altre parole, siamo in difficoltà, disorientati. A differenza dei media meccanici come la stampa o del motore a benzina, ogni media elettronico non amplia tanto il corpo e i sensi come amplia una parodia del sistema nervoso centrale e ne fa un ambiente globale. Ogni nuova tecnologia rappresenta una modulazione o un’altra della nostra umanità.

4. Le persone senza un corpo fisico usano le immagini partecipative per generare l’emozione e l’estetica dell’essere – l’unica realtà che resta dopo essersi lasciati alle spalle il mondo fisico. Una generazione fa, i pubblicitari spostavano la propria attenzione dal prodotto all’immagine, dalla vendita nuda e cruda a forme partecipative come le pubblicità sullo stile di vita. Ciò fornisce fantasie e identità di gruppo per tutti.

Il pubblico di massa non è caratterizzato dalla razionalità, anche se i membri individuali possono essere razionali.

Online o in onda, tranne il vostro corpo fisico, assumete il corpo corporativo: indossate tutta l’umanità come vostra pelle. In queste condizioni, una sensibilità privata sarebbe una grande responsabilità.

5. La qualità dell’immagine aggiusta il grado di partecipazione. Una “buona” immagine permette una grande partecipazione in profondità da parte di una massa consistente e diversificata. Per questo, deve essere virtualmente priva di contenuto. L’estetica di queste circostanze deriva dalle manipolazioni dell’essere. Ogni nuovo media elettronico porta con sé un nuovo modo di essere. Le energie ibride danno il colpo maggiore di tutti, ed è nella natura dei media elettronici ibridare senza fine. Ogni nuovo media ne raccoglie di vecchi come “features” anche se diventa incluso negli altri come “feature” – un processo che continuerà finché tutti saranno diventati reciprocamente “features”. Il loro futuro è “features”. Narcisismo per il disinteressato.

6. La folla dei nomadi elettronici non ha confini naturali: va al di là di tutte le limitazioni naturali e fisiche. È esente dalla legge naturale.

7. La definizione “Pubblico di massa” è stata coniata per indicare folle di trasmissione. È la pura velocità a fare la massa, non i numeri. Alla velocità elettronica non ci sono avanti e indietro: l’utente si limita a manifestare, avendo lasciato il corpo dietro di sé. Potrebbe esserci l’altra parte del mondo o l’altra parte della città, o entrambe: è lo stesso. Si agisce in più di un posto alla volta. Il cyberspazio presagito. Si può essere �
�in onda” in migliaia o milioni di posti simultaneamente. Le leggi fisiche non si applicano più una volta che si lascia il corpo fisico: non c’è nulla su cui basarle. Si diventa informazione, un’immagine ambientale.

Non molto tempo fa, il mondo collegato in rete ha soppiantato il mondo trasmesso. Ciò vuol dire che il mondo collegato in rete ha ora assunto, tra gli altri servizi, il mondo dei media di trasmissione come contenuto. Ogni aspetto del nostro mondo collegato in rete è globale; non esiste più l’elemento locale. In rete significa automaticamente globale. L’utente si immerge nell’ambiente informativo globale, ricostituito in data e immagini. E il teatro globale non sopporta spettatori; sono permessi solo gli attori.

Chiunque vada online diventa un nodo de facto della rete mondiale. Non è una forma non familiare: la nostra rete mondiale ha il proprio centro ovunque e il suo confine da nessuna parte. (Un’altra parodia: richiama la nozione medievale di Dio che è ovunque, e che non è circoscritto da nessuna parte). La rete mondiale presenta uno stato di completa uguaglianza, un’uguaglianza di tanti “nessuno”. Non c’è padrone; nessuno comanda; non c’è alcun capufficio. E ogni utente può dire “Sono ogni uomo”, “Sono una folla”.

Internet è totale, globale e nomade. Eravamo abituati a pensare allo spazio esterno come a qualcosa di esotico, una frontiera finale. È una cosa per bambini. Quanto è più esotico vivere e lavorare fuori dallo spazio e dal tempo. Come la Chiesa, il cyberspazio è molto più grande all’interno di quanto non lo sia all’esterno.

La semplice onnipresenza di ciascuno sulla rete mondiale ha delle conseguenze curiose. All’improvviso ogni cultura sulla Terra si trova presente in ogni Paese: ogni cultura diventa multinazionale. E per le stesse ragioni si applica anche il contrario: ogni Nazione diventa istantaneamente multiculturale, malgrado qualsiasi sforzo contrario. Non tutti rispondono favorevolmente al fatto di essere invasi da culture e abitudini straniere. I terroristi islamici la considerano chiaramente una forma di inquinamento tossico della loro cultura e del loro spirito. Ovviamente, il terrorismo è una preoccupazione generale. Come è ben noto, la violenza è sempre un fattore presente nello stabilire, sostenere, o recuperare un’identità (cfr. ad esempio “War and Peace in the Global Village”, di Marshall McLuhan e Quentin Fiore, Gingko Press.)

8. L’ultima caratteristica riguarda l’impatto sulle identità. La Chiesa insegna che ciascuno di noi è dotato di un’anima individuale fin dal concepimento, e allo stesso tempo di una coscienza individuale. L’individuo privato con un sé privato ha anche una responsabilità privata per le proprie azioni ed è alla ricerca della salvezza privata. L’alfabeto ha letteralmente spianato la strada a tali questioni. Questi sono i tempi del Nuovo Testamento; il Vecchio Testamento ad esempio, ha dichiarato gli ebrei un popolo eletto – salvezza di gruppo.

San Tommaso ci dà la formula per l’individuazione: osserva spesso che il principio di individuazione è materia, avendo bisogno di un corpo materiale. Separare la mente o anima dal corpo è imitare la morte. (È generalmente accettato che qualsiasi separazione dei due elementi, della mente e del corpo, porta alla morte).

I media elettronici disturbano l’unione naturale della mente e del corpo al livello più profondo.

Portano l’utente fuori dalla natura in una pantomima della morte. La nuova sensibilità dà un nuovo fascino alla morte e all’aldilà (visto sempre più spesso come qui e ora) e incoraggia la crescita del nichilismo e dell’amoralità. Questo non illumina in qualche modo l’infatuazione attuale della nostra cultura per l’eutanasia e l’aborto? Una generazione fa ci siamo svegliati ad una nuova consapevolezza del corpo: era stato trasformato all’improvviso in una macchina programmabile con parti sostituibili, una forma d’arte da modellare e godere a piacere. La nuova realtà che accettiamo senza indugio è questa: in rete, in onda, al telefono, su Internet si è in molti luoghi simultaneamente.

Queste esperienze “extracorporee” sono elementi casuali e del tutto trascurabili dell’esperienza di ciascuno, e tolgono la terra sotto i piedi all’individualismo. Il cyberspazio è la casa del gruppo, non dell’individuo; la sua modalità naturale è l’alveare.

Guardate alla facilità con cui i bambini assumono e abbandonano personaggi, nei videogiochi come su YouTube, MySpace, Facebook e tutto il resto. Possono crogiolarsi nell’assumere un ruolo perché i loro sensi di identità sono molto fluidi e modellabili. Assumere un ruolo è naturale per loro. È un modello di preferenza tipico dell’emisfero destro del cervello.

L’individualismo, che risulta dalla separazione intellettuale del conoscitore dall’oggetto della conoscenza, è una funzione specifica dell’alfabeto fonetico. L’alfabeto – e le parole, il linguaggio e il discorso – lavora attraverso l’emisfero sinistro. Anche l’individualismo è una funzione dell’emisfero sinistro e deriva dall’alfabeto fonetico. Nessun’altra forma di scrittura, sillabario o pittogramma, ha il potere frammentato dell’alfabeto fonetico occidentale. Il suo messaggio di oggettività e distacco ha gettato le basi della consapevolezza individuale privata molti secoli prima che la Chiesa ne avesse bisogno. Ora, quel terreno è stato soppiantato da uno che non fa nulla per incoraggiare o sostenere l’individualismo. Sappiamo che non si può semplicemente aggiungere un nuovo media a una situazione esistente: nella natura della causa formale, il nuovo media inghiotte semplicemente la situazione esistente e la rimodella dall’inizio alla fine. I media non sono additivi, ma trasformanti. Oggi, quando un nuovo mezzo di comunicazione penetra la rete mondiale, trasforma il mondo. Qualsiasi nuovo media è una nuova cultura che cerca un ospite

Eric McLuhan è un conferenziere di fama internazionale esperto in comunicazione e media. Vincitore di vari premi, con oltre 40 anni di esperienza di insegnamento su temi che spaziano dalle tecniche di lettura rapida alla letteratura, dalla teoria della comunicazione ai media, alla cultura e all’egittologia. Oltre ad essere coautore di “Laws of Media” nel 1988 e ad aver lavorato molti anni con il padre, Marshall McLuhan, è stato anche fortemente coinvolto nello studio dell’ecologia dei media, un campo che deve il suo nome alla definizione da lui coniata nel febbraio 1968.

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