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Quello che la fede non è

USAF/Samuel Bendet
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Non è un’opinione che mi fabbrico su Dio, non è neanche una certezza razionale sulla sua esistenza, ma neppure una scommessa

Ti sei detto e ridetto, fino ad appropriartene veramente come una luce di speranza nella tua giornata, questa parola di Dio: “Il dono di Dio è la via eterna in Gesù Cristo, nostro Signore”? Sì, la vita eterna! Niente di meno!

La nostra Fede, l'abbiamo visto, ha un fondamento, un punto d'appoggio e un oggetto: la Parola di Dio, ascoltata, conosciuta, frequentata, trasmessa, scritta, interpretata, di generazione in generazione, dai suoi apostoli, dai suoi discepoli, dagli evangelisti, dalla Chiesa di Pietro, dalla Chiesa dei santi.

– La Fede non è una vaga impressione: “Credo che ci sia un Dio…qualcuno…”, “Credo alla reincarnazione piuttosto che alla risurrezione…”, e simili. In questo caso, “Credo” non vuol dire “Credo”, ma semplicemente: “Ho l'impressione che…”.

– La Fede non è neppure un'opinione che mi fabbrico su Dio, grazie alle mie riflessioni, alla mia immaginazione, alla mia educazione, alle mie paure, a quello che mi aspetto, alle mie rivolte, desideri, ideali, alle opinioni degli altri o dei media. Questo Dio non sarebbe nient'altro che un idolo costruito dalla A alla Z. E la nostra non sarebbe Fede, ma immaginazione, idolatria, eresia sterile. Credere in un Dio inventato non è credere, è immaginare.

– La Fede non è neanche una convinzione, una certezza razionale sull'esistenza di Dio, raggiunta grazie a un ragionamento filosofico dell'intelligenza naturale; anche se la ragione naturale può acquisire questa convinzione. Il Catechismo della Chiesa cattolica dice in effetti:


Per mezzo della ragione naturale, l'uomo può conoscere Dio con certezza (n. 50).

Ma questa “conoscenza certa” non è la Fede. Essa, fra l'altro, arriva solo fino all'esistenza di Dio, non a ciò che Dio è in Se stesso.

– La Fede non è neppure una scommessa (che Pascal mi perdoni); non un salto nel vuoto, una passerella che lancio sopra l'abisso; accettando un rischio assoluto. Nell'Antico Testamento il profeta Isaia fa dire a Dio:

Non vi ho detto: cercatemi nel vuoto! (cfr. Is 45,19).

Se confondiamo la Fede con uno di questi quattro atteggiamenti – la vaga impressione, l'opinione deformante, la certezza filosofica, il salto nel vuoto -, siamo nell'illusione e non possiamo ricevere i benefici della Fede: restiamo degli orfani, restiamo soli nella nostra miseria, nelle nostre tenebre e nelle nostre lacrime, non entriamo in relazione con Dio, il vero Dio, ma entriamo “in relazione” solamente con noi stessi, le nostre costruzioni, paure, immaginazioni, e con la nostra impotenza.

E non possiamo essere certi dell'amore di Dio per noi e per gli uomini, perché non frequentiamo nient'altro che una statua muta, scolpita nel legno con le nostre mani. Possiamo solo avere l'impressione che “Dio non ci ascolti”.

La Fede non è la Fede se è uno stato d'animo prodotto da noi e di nostra iniziativa.

Cosa c'è di meraviglioso nella vera Fede? Questo: non è un'iniziativa da parte nostra, ma una risposta: una risposta all'iniziativa di Dio stesso, che, senza sosta, si rivela, si manifesta, si fa conoscere agli uomini, per farli entrare in relazione con Sé, in comunione con Sé. E' Dio che ha preso l'iniziativa di rivelarsi, creando tutto l'universo e l'umanità. Ha preso l'iniziativa di rivelarsi ad Abramo e al popolo eletto, ai suoi profeti e ai suoi umili di cuore. Ha preso l'iniziativa di rivelarsi pienamente in Gesù, il suo Figlio fatto uomo, e grazie al dono dello Spirito Santo ai suoi apostoli, ai suoi discepoli, ai suoi evangelisti, alla sua Chiesa, ai suoi santi, ai suoi pastori.

Ecco l'inizio della Lettera agli Ebrei:

Dio che molte volte e in diversi modi nei temi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente (Eb 1,1-3).

[Tratto dal volume “Conversazioni sulla fede”, Editrice San Paolo]

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