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Il bene e il male compiuti non vengono dimenticati

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Simone Venturini - Il blog di Simone Venturini - pubblicato il 07/11/13

Alcuni testi del vangelo suggeriscono l’idea che l’effetto delle azioni da noi compiute non è solo immediato

Tra le sensazioni più spiacevoli della vita vi è indubbiamente quella di sentirsi dire che il nostro nome non compare nella lista degli invitati ad un evento importante o, peggio ancora, di vederlo crudelmente depennato. Sentirsi esclusi da qualcosa di importante è veramente un’esperienza dolorosa, perché ferisce il nostro innato bisogno di appartenenza. Anche nella Bibbia si parla di una specie di lista degli invitati, o per meglio dire, di un libro molto speciale, perché dalla presenza o dall’assenza in esso del nostro nome dipenderebbe addirittura il nostro destino nell’aldilà.

Si chiama libro della vita e se ne parla soprattutto nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse (cap. 3, vers. 5; cap. 13, vers. 8; cap. 17, vers. 8; cap. 20, vers. 2 e 15; cap. 21, vers. 27; cap. 22, vers. 19). L’immagine di un libro che funga da anagrafe del paradiso era comune sia tra gli antichi ebrei che tra i primi cristiani (cfr. Esodo cap. 32, vers. 32-33; Salmo 69, vers. 28; Daniele cap. 12, vers. 1; Luca cap. 10, vers. 20; Lettera ai Filippesi cap. 4, vers. 3). Nell’antico testamento si parla di un libro degli Israeliti (Ezechiele cap. 13, vers. 9), che probabilmente risaliva al censimento fatto da Davide alcuni secoli prima (Secondo libro di Samuele cap. 24; cfr. anche Geremia cap. 22, vers. 30 e Esdra cap. 2, vers. 62). Ad esser precisi, l’argomento di una sorta di anagrafe celeste era talmente diffuso nel giudaismo e cristianesimo antichi, che vi erano ben tre diversi tipi di “registri”.

Oltre al libro della vita, v’era anche un libro dei fatti, ossia un registro in cui venivano segnate le azioni buone o cattive che una persona aveva compiuto durante la vita. Si trattava di un volume diviso in due tomi, uno per i cattivi ed uno per i buoni. Vi era, infine, il libro del destino chiamato anche “le tavole celesti”, dove invece veniva registrata l’intera storia del mondo e il destino degli uomini stabilito ancor prima di nascere (cfr. per es. Salmo 139, vers. 16).

Cosa possiamo ricavare da tutta questa ricca serie di immagini? L’idea che l’effetto delle azioni compiute nel corso della vita non sia limitato a ciò che esse immediatamente provocano sembra essere suggerito da alcuni testi del vangelo, eccone alcune. «E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Matteo cap. 10, vers. 42). Quale azione è più semplice di quella di dare un bicchiere d’acqua fresca? Eppure, il sollievo che questa azione arreca a chi ha sete è grande. «Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna» (Matteo cap. 5, vers. 22). Chi di noi non ha mai detto ad un’altra persona sei uno stupido? Nel vangelo questa azione è ritenuta così grave ed offensiva da meritare di essere sottoposta a giudizio.

In questi testi l’accento non è posto sull’azione stessa, ma sull’effetto che esso provoca in chi ne è il destinatario, poiché da esso deriva un’emozione che perdura ben oltre il momento dell’azione. Certe emozioni – positive e negative – possono perfino essere “registrate” e ricordate anni ed anni e perfino tutta una vita e probabilmente anche oltre … la morte.

Nel vangelo leggiamo, infatti, che alla fine del mondo quando dovrebbe avvenire quello che tradizionalmente chiamiamo “giudizio universale”, il criterio di valutazione non sarà di tipo morale, ossia basato sulle azioni in se stesse giudicate sulla base non di parametri esterni: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi» (Matteo cap. 25, vers. 35-36).
Si tratta di azioni che hanno arrecano un sollievo, ossia un’emozione positiva (cfr. però anche Matteo cap. 25, vers. 42-43). L’elemento importante è che l’effetto di queste emozioni non solo viene in un certo senso “registrato” e ricordato, ma è come se – aldilà delle persone concrete verso cui si compiono certe azioni – il sollievo e il conforto arrecato si iscrivesse nella stessa persona di Gesù, seduto sul trono della sua gloria (Matteo cap. 25, vers. 31).

Se poi consideriamo che nel nuovo testamento l’aldilà consiste nell’essere con il Signore/Gesù (cfr. Luca cap. 23, vers. 43; Prima lettera ai Tessalonicesi cap. 4, vers. 17) ossia con Dio, allora possiamo comprendere che l’effetto positivo e negativo delle nostre azioni potrebbe veramente – in qualche misterioso modo – essere iscritto nel “libro della vita” oltre la morte.

[FONTE: http://www.simoneventurini.it/it/home/624-fai-male-pensaci.html]

Tags:
apocalissebenebibbiagiudizio universalemale
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