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La fede all’epoca della persecuzione

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L'arcivescovo Amel Shamon Nona scrive una lettera aperta dall'Iraq ai cristiani in Occidente

Come possiamo vivere la nostra fede in un'epoca di grande difficoltà? Cosa possiamo fare per coloro che sono perseguitati a causa della loro fede? Rispondere a queste domande significa soprattutto interrogarci sul significato della nostra fede. Per poter parlare dell'epoca della persecuzione, i cristiani devono conoscere davvero la propria fede.

Nel 2010, quando sono stato nominato vescovo caldeo di Mosul, sapevo che sarei andato in una città che affronta una situazione estremamente critica dal punto di vista della sicurezza. Molti cristiani sono già stati uccisi, e molti sono stati costretti ad abbandonare la diocesi. La violenza brutale si è presa la vita di un sacerdote e quella di un vescovo, il mio predecessore. Entrambi sono stati assassinati in modo estremamente macabro.

Sono venuto a Mosul il 6 gennaio 2010. Il giorno dopo è iniziata una serie di omicidi di rappresaglia, a cominciare dall'assassinio del padre di un ragazzo che stava pregando con me in chiesa. Per più di dieci giorni, gli estremisti hanno continuato ad uccidere, una o due persone al giorno. I fedeli hanno abbandonato la città per cercare rifugio nelle cittadine e nei villaggi vicini, o nei monasteri.

Da allora quasi la metà dei fedeli è tornata. Cosa possiamo fare per loro? Cosa si può fare per quanti vivono la difficile vita di persecuzione?

Queste domande mi hanno tormentato, facendomi riflettere sulla giusta via da seguire per poter realizzare la mia missione di servizio. Ho trovato la risposta nel motto del mio episcopato, la speranza. Sono giunto a questa conclusione: in un'epoca di crisi e persecuzione, dobbiamo rimanere pieni di speranza. E così sono rimasto in città, rafforzato nella speranza, per dare speranza ai tanti fedeli perseguitati che continuavano a vivere lì.

È abbastanza? No. Restare con i fedeli nella speranza è un inizio fondamentale, ma non è sufficiente – ci deve essere qualcosa di più. San Paolo ci ricorda che la speranza è legata all'amore, e l'amore alla fede. Restare con quanti sono perseguitati è dare loro una speranza fondata sull'amore e sulla fede. Cosa possiamo fare per aumentare questa fede? Ho iniziato a chiedermi come i nostri fedeli vivessero la loro fede, come la praticassero ogni giorno nelle circostanze difficili della loro vita. Ho capito che di fronte a sofferenza e persecuzione è di importanza fondamentale soprattutto una vera conoscenza della nostra fede e della causa della nostra persecuzione.

Approfondendo il senso di ciò che vuol dire essere cristiani, scopriamo modi per dare significato a questa vita di persecuzione e per trovare la forza necessaria per sopportarla. Sapere che potremmo essere uccisi in qualsiasi momento, in casa, per strada, al lavoro, e malgrado tutto ciò mantenere una fede vivente e attiva – questa è la vera sfida.

Dal momento in cui attendiamo la morte, sotto la minaccia di qualcuno che potrebbe spararci in ogni istante, dobbiamo sapere come vivere bene. La più grande sfida nell'affrontare la morte a causa della nostra fede è continuare a conoscere questa fede in modo tale da viverla costantemente e pienamente – anche in quel brevissimo istante che ci separa dalla morte.

Il mio obiettivo in questa situazione è rafforzare il fatto che la fede cristiana non è una teoria razionale, astratta, lontana dalla vita quotidiana, ma un mezzo per scoprire il suo significato più profondo, la sua massima espressione come rivelata dall'Incarnazione. Quando l'individuo scopre questa possibilità, sarà disponibile a sopportare qualsiasi cosa e farà di tutto per salvaguardare questa scoperta – anche se ciò vuol dire dover morire.

Molte persone che vivono libere dalla persecuzione, in Paesi che non hanno problemi come i nostri, mi chiedono cosa possono fare per noi, come possono aiutarci nella situazione che viviamo. In primo luogo, chiunque voglia fare qualcosa per noi dovrebbe compiere uno sforzo per vivere la sua fede in modo più profondo, abbracciando la vita di fede nella pratica quotidiana. Per noi il dono più grande è sapere che la nostra situazione sta aiutando altri a vivere la propria fede con più forza, gioia e fedeltà.

Forza nella vita quotidiana; gioia in tutto ciò che incontriamo sulla via della vita; fiducia nel fatto che la fede cristiana ha la risposta a tutte le domande fondamentali della vita, così come aiutarci a far fronte a tutti gli incidenti relativamente minori che dobbiamo affrontare. Questo deve essere l'obiettivo principale per tutti noi. E sapere che ci sono persone in questo mondo perseguitate a causa della loro fede dovrebbe essere un avvertimento – per voi che vivete in libertà – a diventare cristiani migliori, più forti, e uno sprone a dimostrare la propria fede di fronte alle difficoltà della propria società, nonché a riconoscere che anche voi affrontate un certo grado di persecuzione a causa della vostra fede, anche in Occidente.

Chiunque voglia rispondere a questa emergenza può aiutare le persone perseguitate sia materialmente che spiritualmente. Aiutateci a portare la nostra situazione all'attenzione del mondo – voi siete la nostra voce. Spiritualmente, potete aiutarci rendendo la nostra vita e la nostra sofferenza uno stimolo per la promozione dell'unità tra tutti i cristiani. La cosa più potente che potete fare in risposta alla nostra situazione è riscoprire e forgiare l'unità – personalmente e come comunità – e lavorare per il bene delle vostre società. Hanno grande bisogno della testimonianza di cristiani che vivono la propria fede con una forza e una gioia che possono dare ad altri il coraggio della fede.

Noi siamo vittime, e soffriamo per mano dei fondamentalisti che vengono da Paesi lontani per combattere coloro che considerano gli infedeli (noi cristiani), usando come pretesto il fatto che i loro fratelli vengono perseguitati in vari Paesi. La loro reazione consiste nell'uccidere gli altri. La nostra reazione alla persecuzione deve essere quella di diventare più amorevoli, più uniti, sempre più forti nel mostrare al mondo la vera immagine della fede come ce l'ha insegnata Gesù Cristo.

Il mondo cristiano difende i suoi fedeli perseguitati mediante la rivelazione, la consapevolezza e la forza dell'amore che è la base della fede e abbraccia chiunque – perfino i nostri persecutori. C'è una grande tentazione di cui possono cadere vittima i cristiani perseguitati, e contro la quale non mi stanco mai di mettere in guardia: essendo perseguitati possiamo, con il passare del tempo, finire per diventare persecutori noi stessi – virandoci verso la violenza nel nostro modo di pensare, nel trattare il nostro vicino, nel nostro modo di vivere.

Questa tentazione è assai forte: i sentimenti che sviluppiamo in un clima di persecuzione possono modificare il nostro modo di vivere – rifiutando lo stile cristiano, che è pieno d'amore – per arrivare a un modo simile a quello di coloro che chiedono e parlano solo di giustizia ma mai d'amore. Dobbiamo stare molto attenti a non vivere la nostra fede in modo debole, perché altri cristiani stanno soffrendo. Le difficoltà dei cristiani dovrebbero essere uno sprone a dimostrare la vera fede.

Quando i cristiani sono perseguitati, dovremmo assumere in modo più fermo la responsabilità della nostra fede per esprimere con gioia amore, fedeltà e giustizia. Se ci sono cristiani che vivono in una situazione problematica, dovrei amare il mio vicino ancor di più; dovrei essere più positivo nel mio modo di guardare alla vita, per mostrare ai sofferenti la forza della mia fede.

Voi in Occidente vivete in un modo a cui i cristiani perseguitati non possono accedere. Visto che loro non hanno libertà, voi dovete vivere il vero significato della libertà; visto che non possono praticare pubblicamente la loro fede, voi dovete dare pubblica testimonianza della vostra fede nelle vostre società; visto che le donne nei nostri Paesi non hanno la possibilità di scegliere liberamente di uscire dalla propria casa, le donne in Occidente dovrebbero diventare testimoni della vera libertà cristiana.

Siamo comunque felici, perché abbiamo l'opportunità di riflettere sulla nostra scelta di essere cristiani. Siamo felici perché abbiamo l'opportunità di rendere concreta la nostra libertà – difendendo con amore chi ci attacca con rancore e odio. La persecuzione, in definitiva, non può renderci tristi o disperati, perché crediamo che la vita umana meriti di essere sempre abbracciata in un modo perfetto, come ci ha mostrato Gesù – anche se la morte ci guarda in faccia e non abbiamo più di un minuto da vivere in questo mondo.

San Paolo afferma che “laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rom 5, 20). Con lui possiamo dire anche che ovunque ci sia persecuzione ci sarà anche la grazia di una fede forte – e in questo risiede la nostra salvezza.

L'arcivescovo Amel Shamon Nona guida l'eparchia cattolica caldea di Mosul, in Iraq. La sua diocesi è una delle beneficiarie dell'azione di Aiuto alla Chiesa che soffre, un'organizzazione caritativa cattolica internazionale sotto la guida della Santa Sede che fornisce assistenza alla Chiesa sofferente e perseguitata in più di 140 Paesi.

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