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Come ha fatto la Chiesa a scegliere i santi?

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don Antonio Rizzolo - Credere - pubblicato il 31/10/13

Tutti siamo chiamati alla santità. Alcuni cristiani, riconosciuti martiri o eroi della fede, sono proposti come modelli e intercessori

Caro don Antonio,

nel calendario, a fianco del santo del giorno, ce ne sono due o tre scritti in corsivo. Sono meno importanti degli altri? La Chiesa, per la beatificazione di una persona, oggi ha bisogno di lastre, testimonianze, guarigioni. Ma prima, come faceva a sapere se si trattava di un miracolo?

Claudio B., Spoleto

Prima di tutto, caro Claudio, una nota sul santo del giorno. Nel calendario liturgico sono previsti diversi tipi di celebrazione: solennità, feste, memorie obbligatorie e facoltative. Al primo posto vengono il Triduo pasquale, il Natale, l'Epifania, l'Ascensione, la Pentecoste. Senza entrare nei dettagli, seguono poi le solennità e le feste del Signore e della Vergine Maria. Riguardo ai santi, in ordine di importanza vengono il patrono del luogo o della città. Le celebrazioni in cui si fa memoria di un santo possono essere obbligatorie o facoltative, secondo quanto riportato nel calendario generale, che vale per tutta la Chiesa, e nel calendario particolare di una diocesi o di un istituto. Nel calendario quotidiano della nostra rubrica “La settimana liturgica” indichiamo per ogni giorno il grado di celebrazione prevista. Al primo posto viene sempre nostro Signore, poi la Vergine maria. Tra i santi, i più importanti sono quelli universalmente conosciuti, significativi dal punto di vista storico, e in generale i patroni della diocesi, della parrocchia o dell'istituto.

Non dobbiamo dimenticare che Dio ci vuole tutti santi. Anzi, questo era uno dei termini con cui i primi cristiani si chiamavano tra loro. Santi perché santificati dallo Spirito, effuso nel Battesimo e nella Cresima. Essere santi significa infatti vivere in pienezza la vita cristiana, cioè vivere nell'amore. Coloro che la Chiesa ha elevato agli onori degli altari sono proposti come modelli per aiutarci a imitare Gesù, il Santo di Dio, e come intercessori. Il loro culto esprime la comunione di tutta la Chiesa.

Ma come fa la Chiesa a scegliere i santi? In realtà non li sceglie, ma li riconosce come tali. Oggi esiste una precisa procedura per arrivare alla beatificazione e alla canonizzazione (il beato è venerato solo a livello locale). Le ultime indicazioni sono state date da Giovanni Paolo II nel 1983. Prima di lui erano intervenuti Paolo VI, Pio XI, Benedetto XIV, Urbano VIII e Sisto V. Siamo così giunti intorno al 1500. Papa Alessandro III (morto nel 1181) aveva già riservato all'autorità pontificia la facoltà di conferire il titolo di santo e di autorizzare il culto. In precedenza tutto era regolato solo dai vescovi locali.

Il culto dei santi è iniziato subito tra i cristiani. All'inizio era un onore tributato ai martiri, che avevano testimoniato Cristo fino a versare il sangue. Dopo le persecuzioni furono loro associati i confessori, coloro che avevano “confessato”, cioè manifestato, la fede cristiana con il loro insegnamento e la loro vita. Uno dei primi è stato il vescovo san Martino di Tours. In base a quali criteri, dunque, la Chiesa sceglieva i santi? Il martirio era ed è il primo criterio, poi una vita di fede intensa, “confessata” eroicamente nella vita e manifestata attraverso la scelta della verginità, la difesa della vera dottrina (i dottori della Chiesa), un servizio svolto con dedizione totale (i santi della carità, gli educatori, ecc.). Non dimentichiamo, poi, che la Chiesa, pur servendosi dei mezzi che l'intelligenza umana in ogni epoca mette a disposizione, è assistita dallo Spirito Santo, l'unico “santo”. Lo Spirito è stato dato a tutti noi perché amiamo Dio di tutto cuore, ci amiamo gli uni gli altri come Gesù ci ha amato e dunque ci comportiamo da santi.

Tags:
liturgiamartirisanti e beati
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