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L’amore non cresce se non c’è sacrificio

© Corinne MERCIER / CIRIC
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Matura nella rinuncia, quando si dona nel silenzio senza chiedere nulla in cambio

di padre Carlos Padilla

Mi chiedo di frequente come si possa arrivare a fare il contrario di ciò che si vuole. Il cuore desidera con forza, si affeziona, sogna, si schiavizza e ci costa molto fare il contrario di ciò a cui aneliamo, correggere la rotta, fermare il corso degli eventi, riflettere e cambiare direzione.

Non siamo abituati a rinunciare. Ci lasciamo trasportare dall'impulso che cresce nel cuore e non siamo capaci di evitare di fare ciò che ci attira di più. La tentazione è forte. Come si può rinunciare per amore? In amore è importante saper rinunciare.

L'amore non cresce se non c'è sacrificio. La tavola di ogni famiglia, come ricorda sempre padre Joseph Kentenich, è tavola di sacrificio. Non è solo la tavola per condividere in modo gioioso e familiare. Nella vita familiare ci sono croci, dolori, difficoltà. E così la tavola diventa il luogo in cui condividiamo la vita segnata dalla croce.

Malgrado ciò, quante volte amiamo in modo egoista! Non vogliamo che ci disturbino e che esigano cose da noi, che ci complichino la vita. Ci mettiamo in primo piano con le nostre pretese sull'altro, sulla vita. Modelliamo tutto per la nostra felicità, perché si compiano i nostri piani, senza chiederci che cos'è che gli altri desiderano o di cui hanno bisogno.

Amiamo più il nostro benessere che il bene del nostro coniuge, la sua felicità o quella dei nostri figli. Ci chiudiamo egoisticamente senza riuscire a uscire dai nostri muri alzati come difesa. Cerchiamo la felicità e pensiamo che per essere felici non ci possa essere sofferenza.

Ci dimentichiamo, però, dell'essenziale, che l'amore matura nella rinuncia. Quando si fa oblazione. Quando si dona nel silenzio senza chiedere nulla in cambio. Quando doniamo le nostre abitudini. Quando desideriamo che l'altro sia felice. Al nostro fianco, ma molte volte rinunciando a ciò che è nostro perché l'altro sia più pieno, più felice, più libero. Non è così facile. La vita ci indicherà il modo.

Senza sacrificarci, senza rinunciare a ciò che abbiamo di più personale, non andiamo avanti. Quando giriamo intorno ai nostri desideri, ci chiudiamo. Dobbiamo aiutarci a portare la croce ogni giorno.

La vita familiare presuppone l'esistenza della croce. Non possiamo vivere senza croce, è parte della vita. A cosa siamo disposti a rinunciare per coloro che amiamo? Quando è stata la nostra ultima rinuncia?

Il cuore desidera la pienezza, il cielo, e si eleva chiedendo tutto, perché vuole l'infinito, l'amore pieno. Suona con un amore eterno anche se la sua durata sulla terra non è quella sognata. Il desiderio di essere santi è forte nel cuore. Vogliamo tutto e, allo stesso tempo, siamo disposti a rinunciare a tutto. È il cammino di santità al quale Dio ci invita. A lasciare la nostra vita nelle sue mani.

È facile, però, che ci piaccia ciò che è buono, che è comodo, il lusso, i beni. Li accettiamo con gioia, li vediamo come un dono di Dio e accettiamo che non ci sia tristezza né dolore nella nostra vita.

Ci sono persone che guardano al loro passato e non vedono grandi croci, e allora temono che la loro sorte possa cambiare. Molte volte, nella nostra preghiera, abbiamo detto a voce bassa che eravamo disposti a donare tutto, ma poi, quando ci ascolta e ci chiede di offrire, facciamo marcia indietro e pensiamo che Dio sia ingiusto.

Ci identifichiamo con la persona che faceva questa riflessione: “Si sentiva orgoglioso per i doni immeritati e riceveva tutto con un sorriso paziente. Ben certo del fatto che nulla sarebbe cambiato, perché non era arrivato il momento. Ma non si conoscono le vie del Signore, né si sa cosa avverrà domani. Egli accettava qualsiasi cosa, ciò che Dio voleva. Fin da piccolo aveva ricevuto tutto. Era facile accettare attenzioni. Ma aveva anche compreso l'ingiustizia della ripartizione, e a volte si lamentava a mezza bocca per ciò che aveva ricevuto in modo immeritato. E di nuovo gridava al cielo: 'Ciò che tu vuoi, Signore'”.

È l'atteggiamento di colui che ha tutto e non è disposto a rinunciare. Ha offerto tutto a Dio, perché è disposto a dare la vita per amore, perché vuole essere santo, ma poi teme che Dio prenda sul serio la sua offerta. A volte mi sento così.

Donare la vita a Dio a parole risulta quasi commovente, un segno di santità, una testimonianza preziosa, un esempio degno di lode, ma ripetere la stessa preghiera nel momento del dolore è più complicato.

Rinunciare con un sorriso, accettare senza rinnegare l'amore di Dio, camminare sicuri del suo potere senza temere che le cose non siano come vorremmo. A che siamo disposti a rinunciare per amore di Dio? Fino a dove osiamo seguirlo? E se un giorno ci chiedesse tutto? Non ci è chiaro.

Ci si riempie la bocca di buoni propositi ma poi non si trasformano mai in realtà. La croce e la rinuncia ci fanno paura. Ci rivoltiamo contro i cambiamenti e ci costa accettare le perdite con pazienza. Ci abituiamo facilmente a ciò che è buono.

Accettiamo i doni e le gioie come parte logica del nostro cammino. Accettiamo che la divisione sia ingiusta quando ne beneficiamo e poi ci ribelliamo quando colpisce noi.

Diciamo di essere disposti a tutto, ad accettare tutto. A rinunciare a ciò che il Signore ci chiede. Ma poi, se ce lo chiede, come reagiamo? L'abbandono totale nelle mani di Dio, come un bambino nelle mani di suo padre, ci sembra quasi impossibile.

La nostra vita consiste nello scoprire la volontà di Dio e nel dirgli di sì, che lo amiamo e lo seguiamo dove Egli va. Cerchiamo di decifrare i suoi piani e di scoprire le sue vie. Possiamo allora arrivare a pensare che la generosità assoluta è l'unica via. Ed è giusto, Dio ci chiede di essere generosi e di donare tutto. Ma come sapere se stiamo dando tutto come Egli vuole?

A volte crediamo che tutto ciò che ci chiedono gli uomini, quando è buono, debba essere volontà di Dio. Per questo ci angoscia pensare che non facciamo abbastanza, perché non è mai sufficiente. Ci sono sempre mancanze nell'anima, perché la messe è immensa e gli operai sono pochi, perché non ce la facciamo, non ci arriviamo.

E allora crediamo che, di fronte a qualsiasi richiesta che ci venga fatta in nome di Dio, basta rispondere di sì.

È vero che la generosità nella donazione è via di santità. L'amore è sempre totale e per sempre, non parziale, ma ciò non toglie che dobbiamo imparare anche a dire di no, che non possiamo, che abbiamo altre priorità, che Dio ci chiede qualcosa di diverso.

La vocazione alla quale Dio ci chiama si centra sempre sulla generosità, ma solo noi, in dialogo con Dio e in ascolto degli uomini, possiamo sapere se ciò che ci stanno chiedendo è quello che dobbiamo fare o no.

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