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La scuola deve mettere al centro i giovani

© Public Domain
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Più autonomia e più controlli nella scuola sono gli strumenti per una educazione di qualità

Di Federica Barzi
 
Grandi indicazioni generali, linee strategiche di intervento ancora in cerca di una programmazione specifica che dica, per esempio, dove recuperare i fondi o come riorganizzare la burocrazia scolastica. Il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza ha subìto una sorta di «interrogazione» sul palco del Meeting, alla quale ha risposto elencando le chiavi strategiche senza dettagliare interventi specifici.
“Scuola, sistemi di istruzione e capitale umano”, altro tema legato all’emergenza uomo, era il titolo dell’incontro di ieri introdotto dal presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini: «Sviluppo e redistribuzione non possono non passare da una ripresa dell’istruzione e da un investimento in capitale umano». Accanto al ministro Carrozza era seduto il direttore di AlmaLaurea e docente di Statistica sociale all’università di Bologna, Andrea Cammelli. Tra le questioni affrontate, la valutazione e il reclutamento degli insegnanti, le scuole paritarie, il diritto allo studio e il dottorato di ricerca. 
 
«L’insegnante non può essere visto come un mero funzionario, ma una persona che si implica nel rapporto con gli alunni. Che cosa intende fare il suo ministero per rilanciare la professionalità del docente?», ha chiesto al ministro il rappresentante di Diesse, Fabrizio Foschi. E Marco Masi, presidente della Compagnia delle Opere educative, ha incalzato: «Quali passi avanti si possono fare verso una reale parità scolastica, per assicurare alle famiglie una effettiva libertà di scelta?». In questo percorso non vanno dimenticati i precari: «Ho appena concluso il percorso abilitante dei tirocini formativi – ha raccontato un giovane docente – ma l’Italia ha il corpo docente più anziano d’Europa. Come intende proseguire sul tema dell’abilitazione all’insegnamento? E sul reclutamento dei professori, il così detto “concorsone” è l'unica strada percorribile o sono previste ulteriori modalità di selezione dei docenti?».
 
Altre domande sono giunte durante l’“interrogazione” cui il Meeting ha sottoposto il ministro. Dal mondo accademico è arrivato l’appello per il diritto allo studio, penalizzato da finanziamenti insufficienti e privo di pianificazione. E non è mancato l’interrogativo sul futuro dei dottorandi e sulle intenzioni del governo per valorizzare il tentativo di quei giovani che continuano a studiare e a fare ricerca dopo la laurea. I dati presentati da Cammelli hanno confermato queste preoccupazioni. Sulla base di recenti stime dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, infatti, l’Italia è a «fondo scala» per la spesa pubblica e privata per l’istruzione di terzo livello come percentuale del Pil. Non solo: se si osserva il peso percentuale della spesa per ricerca e sviluppo sul Pil, l'Italia spende meno della metà di Paesi come Germania o Svezia.
 
Esaminando il quadro degli immatricolati all’università tra il 2000 e il 2011, si registra un calo consistente degli iscritti. Nell’anno accademico 2011/12, soltanto il 30% dei diciannovenni si è iscritto all’università: «Stiamo perdendo le potenzialità di 70 giovani su 100», osserva Cammelli. Di questo passo l’Italia non raggiungerà l’obiettivo, richiesto dalla Commissione Europea per il 2020, ovvero che sia laureato il 40% dei giovani tra 30 e 34 anni. Recentemente, il governo italiano ha addirittura dovuto rivedere l’obiettivo riducendolo al 27%, contro una media Ue del 35%. Critici anche i dati sulle prospettive per gli occupati nelle professioni ad elevata specializzazione: nei paese Ocse più avanzati questa categoria è aumentata, mentre in Italia si è ridotta.

A queste istanze il ministro Carrozza ha risposto individuando più chiavi strategiche, tra le quali: potenziare autonomia e responsabilità, importanza delle scuole paritarie, formazione continua, rendicontazione e valutazione della spesa investita in università, ricerca e istruzione. Sul problema del reclutamento degli insegnanti, occorre invece dare ascolto sia a coloro che chiedono di essere stabilizzati, sia a quanti stanno seguendo percorsi formativi per il superamento dei concorsi. 
Per il diritto allo studio, il titolare dell’Istruzione ha ammesso invece che «mancano 160 milioni di euro, ma in questo momento siamo a zero», pur promettendo che il governo si impegna a reperire risorse non solo per gli studenti universitari, ma anche per i dottorandi di ricerca che sono coloro ai quali «dobbiamo guardare per trasformare la classe dirigente di questo Paese».
Tali aspetti andrebbero però concertati e discussi, ha sottolineato il ministro, nell’ambito di una «costituente del sistema di istruzione», prospettiva condivisa anche da Vittadini, che ha ribadito l’importanza di un percorso di collaborazione per costituire un «plafond» che contribuisca a sostenere tutto il mondo giovanile.
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