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Papa Francesco e Letta a colloquio: preoccupazione per giovani e Medio Oriente

© VATICAN-POOL/CPP
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Nella visita privata del premier italiano al pontefice una “preoccupata attenzione” per la situazione dei Paesi dell'area mediterranea

La preoccupazione per il lavoro dei giovani ha accompagnato il premier Enrico Letta anche durante la visita privata a Papa Francesco che si è svolta stamattina nel palazzo apostolico vaticano. Ne hanno parlato insieme Bergoglio e Letta che ha esposto al pontefice le misure che in Italia e in Europa si intendono adottare per tutelare l'occupazione, in particolare quella giovanile. Si sa che per i comunicati stampa ufficiali gli incontri tra due leader sono sempre caratterizzati da “cordiali colloqui” ma l'atmosfera tra Bergoglio e Letta è sembrata davvero distesa anche ai giornalisti che hanno potuto assistere ai momenti prima e dopo il colloquio riservato.

Il premier italiano è arrivato in Vaticano alle 11 accompagnato da una delegazione ridotta al minimo: c'erano solo il sottosegretario alla presidenza Filippo Patroni Griffi, con la moglie, e l'ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Francesco Greco, con la moglie e il consigliere dell'ambasciata, don Marco Ceccarelli. Letta era accompagnato anche dalla moglie, la giornalista Gianna Fregonara, che ha presentato al pontefice alla fine del colloquio ricordando i loro tre figli.

Oltre alla “situazione sociale e alle principali prove che i cittadini e le istituzioni dell'Italia e dell'Unione europea stanno sostenendo”, la conversazione tra Bergoglio e Letta non ha potuto non allargarsi ad “alcuni temi di politica internazionale, con una preoccupata attenzione all'evoluzione del contesto civile e istituzionale dei Paesi appartenenti all'area mediterranea e medio orientale”. Il premier italiano, di ritorno dal suo recente viaggio in Israele, ha parlato con Papa Francesco della situazione in Medio Oriente dal quale ha portato in dono al pontefice un rosario di legno di olivo. Anche se il comunicato stampa non lo esplicita, certamente i due hanno parlato di Siria e anche delle ultime notizie dall'Egitto, con la destituzione del presidente Morsi e la sospensione della Costituzione.

I sussulti politici e civili in tutta l'area mediterranea sono tra le cause principali della fuga di migliaia di persone che poi cercano una speranza di vita bussando alla “Porta d'Europa” dell'isola di Lampedusa dove Papa Francesco si recherà in visita lunedì 8 luglio. “Letta – ha osservato a questo proposito padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana – ha apprezzato l'iniziativa coraggiosa del Papa”.

Il Papa – ha detto ai giornalisti a margine dell'incontro il segretario particolare di Bergoglio, mons. Alfred Xuereb – andrà a Lampedusa a piangere i morti”. Un'annotazione diretta probabilmente a smorzare le tensioni emerse nei giorni scorsi circa un significato “politico” della scelta del Papa per il suo primo viaggio fuori dal Vaticano e a sottolineare, invece, la scelta di vicinanza verso chi vive un dramma senza fine. “La sua presenza – ha insistito Xuereb – è un segno per dimostrare che mentre al Nord del mondo ci sono i ricchi che sprecano risorse, dall'altra parte c'è un Sud che viene da noi per trovare fortuna ma spesso trova la morte”.

Il comunicato stampa ufficiale a proposito del colloquio tra Papa Francesco e il leader del governo italiano informa altresì che si è “riconosciuto il fattivo apporto che le famiglie italiane e le istituzioni della Chiesa continuano a fornire alla stabilità del Paese” mentre è stato ribadito “il positivo convincimento delle parti di proseguire nella reciproca collaborazione per il progresso della Nazione italiana e per il bene della comunità internazionale”.

Il premier Letta ha donato a Papa Francesco una edizione risalente al 1571 dei Sermoni di S. Tommaso d'Aquino: “credo – ha rilevato – che si possa leggere, non solo tenere in biblioteca”. Il Papa, a sua volta, ha donato al capo del governo italiano una preziosa penna nella forma delle colonne del baldacchino di San Pietro, opera del Bernini. “E' impegnativo – ha commentato Letta, esibendo il dono ai flash dei fotografi -. Ogni firma è impegnativa” e il suo pensiero, probabilmente, è tornato ai provvedimenti necessari per combattere la disoccupazione giovanile, e non solo, nel nostro Paese.

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