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Bambini e Facebook: violata l’età legale

@DR
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Il prof. Ezio Aceti, psicologo infantile, spiega i rischi di un uso prematuro delle reti sociali

Il 90% dei ragazzini tra i 9 e i 10 anni ha già un profilo Facebook e una vasta rete di contatti online, anche se l’età minima legale di accesso a facebook è di 13 anni.

È questa la denuncia emersa da un recente studio realizzato dall’Associazione Meter onlus, fondata da don Fortunato Di Noto, su alcune scuole elementari di Avola, su un campione di 770 alunni.

Un dato su cui riflette con Aleteia il prof. Ezio Aceti, psicologo infantile e formatore, nel contesto della 47° giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dal titolo "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione", celebrata domenica 12 maggio scorso.

Quali sono i pericoli per un bambino di questa età che è attivo su facebook?

Ezio Aceti: Innanzitutto dobbiamo porci la domanda perché il bambino di nove a dieci anni è così facilmente capace di entrare in Facebook. Abbiamo fatto un esperimento fotografando mille camerette dei bambini di oggi, paragonandole con quelle dei bambini di quarant’anni fa. Le camerette dei bambini di oggi sono piene di cose, questo significa che un bambino dagli zero ai dieci anni è bombardato sin da piccolo da stimoli. Quindi il bambino impara molto presto a collegare questi stimoli, è abile, rapido e veloce. Ecco, perché è anche capace di entrare in Facebook. Naturalmente però gli manca la profondità per capire le cose, gli stimoli. I rischi sono proprio questi, legati al fatto che il bambino non è capace di discernere il bene dal male, la superficialità dalla profondità e il rischio si chiama “adultizzazione infantile”. Cioè, il bambino nella rete ha a che fare con cose che sono più grandi di lui. Anche se è capace di organizzarle, le mette insieme con le sue labili capacità.

L’atteggiamento dei genitori di fronte alla richiesta di vivere "social", può essere triplice: di rifiuto, di accompagnamento o d’indifferenza. Qual è il suo consiglio?

Ezio Aceti: I miei consigli sono tre. Il primo è che tutti i genitori mettano dei filtri di protezione nei computer, in modo che le proposte pornografiche non possano venire fuori. Questo non significa privare il bambino della libertà, ma operare un’azione preventiva.  Il secondo è che il computer venga lasciato al centro di casa, in modo che non ci sia niente di privato, nulla di segreto, almeno fino ai quattordici o quindici anni. Questo non è non fidarsi, ma è una forma di prevenzione. Fiducia non vuol dire lasciare i minori in balia di manipolazioni esterne. Il terzo punto è che venga “contrattualizzato” con i figli il tempo in cui possono rimanere collegati. Questo vuol dire trattarli da grandi. Non devono essere i genitori a dire quanto tempo devono stare i figli in Facebook, ma devono stabilirlo insieme.

Il problema comunque è più profondo: è necessaria un’educazione alla genitorialità. Bisogna far in modo che l’educazione alla genitorialità diventi pane quotidiano, obbligatoria per tutti coloro che hanno bambini piccoli.

Che tipo di disturbi può generare nel bambino l’uso delle reti sociali, a livello relazionale e di crescita personale?

Ezio Aceti: Ci sono diversi disturbi, quelli legati al tempo di esposizione, come tic, manie e dipendenze. Ci sono anche disturbi legati all’adultizzazione infantile, facendo vivere ai bambini emozioni che sono più grandi di loro, e i bambini non sono in grado di gestire le emozioni che provano.

Quali sono invece gli aspetti positivi dell’utilizzo della rete da parte dei minori?

Ezio Aceti: Il fatto che, se dosati bene e sorvegliati dai genitori, sono un modo per conoscere il mondo. Il mondo del domani sarà un mondo globale, in cui dovranno gestire molte reti. Per cui i bambini si abituano ad avere tante relazioni, purché queste siano strutturate, protette e poco esposte. Concluderei invitando i genitori ad essere prudenti e preventivi, imparando reciprocamente (genitori-figli) a come utilizzare questi strumenti "social", e trovando terreni di accordo e dialogo.

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