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Sparatoria a Palazzo Chigi: condannare ma anche comprendere

LaPresse/Mauro Scrobogna
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Lo psichiatra Vittorino Andreoli: Luigi Preiti rappresenta il malessere di tanta gente

L’episodio della sparatoria a Palazzo Chigi legato a Luigi Preiti e che ha provocato il ferimento di due carabinieri, domenica 28 aprile, è un atto “distruttivo” che  rappresenta una “nuova forma di violenza”. “È un gesto che va condannato ma nello stesso tempo va visto come un segnale di crisi dell’umanità e l’attentatore non ha retto”. L’analisi della vicenda arriva dal professor Vittorino Andreoli, psichiatra, che in questa riflessione concessa ad Aleteia traccia un quadro dei problemi che vive la società di oggi:

Per quello che ne sappiamo, il fatto è stato a lungo pensato per mettere in piazza la condizione esistenziale di un uomo che certamente, anche per la crisi economica, ha perduto le proprie coordinate esistenziali. È emblematico che l’inizio di questo nuovo governo si leghi a questo episodio perché anche se un po’ deformata è l’immagine di un Paese, di un Paese impaurito, della insicurezza, e dell’impotenza. È la mancanza di poter essere piccoli protagonisti, perché la crisi ha ridotto le possibilità di lavoro e di accumulare denaro, che è diventato l’anima di questa società: ognuno di noi conta per il denaro che ha.

Quest’uomo, nella disperazione, ha usato una modalità distruttiva. E per esprimerla aveva il progetto di colpire quelli che secondo lui sono i colpevoli di questa storia e poi di uccidersi. La distruttività è una forma nuova di violenza. Più che un atto contro le istituzioni è anche un atto contro la propria vita: questa si chiama distruttività ed è la nuova forma di violenza disperata. Non c’è dubbio che si tratta di un gesto inaccettabile, che va condannato, ma prima bisogna capirlo e non mi pare che i giornali e le televisioni abbiamo fatto questo sforzo, ovvero di partire da ciò che c’è dentro la condizione in cui molte persone si vengono a trovare. Ecco perché dico che quest’uomo rappresenta una grande categoria di persone. Ecco che siamo indotti a pensare che la crisi che nessuno ci ha spiegato finisce per essere un castigo di Dio. Ma non è così: è una stupidità degli uomini, perché la crisi non ha un responsabile, o meglio il responsabile è il denaro. È un gesto che va condannato ma nello stesso tempo va visto come un segnale di crisi dell’umanità e quest’uomo non ha retto.

Non c’è dubbio viviamo un momento che richiama la fine dell’uomo, il fallimento di un percorso, sia da un punto di vista sociale, della civiltà e anche dei racconti apocalittici. E’ un periodo in cui la violenza diventerà sempre maggiore, dove la stupidità dell’uomo porta a pensare che il mondo giri per l’economia. E abbiamo dimenticato il senso dell’uomo. Bisogna sempre condannare quando qualcuno ammazza qualcun altro, o quando c’è un suicidio, ma bisogna capire le ragioni. E dobbiamo dire che non se ne può più di questo potere, non se ne può più di questa suddivisione tra ricchissimi e poverissimi e che ci sia un malessere che prende le forme anche così tragiche.

Bisogna stare attenti che questo caso non emuli un eroismo negativo, cioè l’eroismo della morte. Però deve far pensare che esistono molte persone fragili che in questo momento difficile non reggono. Un evento così si condanna e si tiene sempre presente. Che questo sia un monito, una specie di ombra, per un governo che non deve mettere a posto i conti delle banche ma mettere serenità agli uomini, dare speranza agli uomini e riproporre, come sembra fare questo papa, una nuova visione della vita, segnata dalla speranza.

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