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Libertà religiosa: l’Europa non sia una fortezza chiusa

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Franck PREVEL/CIRIC

Chiara Santomiero - pubblicato il 24/04/13

Intervista a mons. Aldo Giordano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa

Il 24 aprile, a Strasburgo, il parlamentare italiano Luca Volonté ha presentato all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa il Rapporto sulla  “Salvaguardia dei diritti dell’uomo in rapporto alla religione e la protezione delle comunità religiose dalla violenza”, con una Risoluzione approvata pressoché all’unanimità dopo un dibattito molto partecipato. Questo importante documento esprime la grave preoccupazione per il moltiplicarsi delle aggressioni violente contro individui e comunità religiose nel mondo, specialmente cristiani, a causa della loro fede. Il testo ribadisce che la libertà di religione è un diritto dell’uomo universale e richiama l’Europa alla responsabilità che ha davanti alle altre nazioni del mondo e anche all’interno dei propri paesi. Aleteia ne parla con monsignor Aldo Giordano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa.

Si può constatare una nuova attenzione per la religione presso le Istituzioni internazionali?  

Mons. Aldo Giordano: In realtà i segnali sono ancora contrastanti, ma mi sembra chiaro che la religione sia oggi ritornata sulla scena pubblica, oltre ogni proclamazione della “morte di Dio”, oltre la specie di censura ideologica che l’aveva relegata alcuni anni fa al silenzio. Se da un lato è vero che la questione religiosa si è imposta per le tensioni, le intolleranze e le violenze esplose strumentalizzando religioni, dall’altra, il mondo politico sta prendendo seria coscienza che non si può pensare ad un dialogo tra culture e popoli, senza considerare che la religione è al cuore di ogni cultura; che c’è una radicale e urgente domanda di senso che solo la dimensione religiosa è in grado di affrontare; che una civiltà non può sopravvivere a lungo senza una grande religione che la sostenga e le dia anima. Questo vale anche per l’Europa.

Quali sono i temi più dibattuti in Europa riguardo la libertà religiosa?

Mons. Aldo Giordano: In Europa la libertà religiosa è protetta in particolare dall’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Essa è una sfida molto complessa che si presenta con diversi volti. I dibattiti e i pronunciamenti sulla presenza del crocifisso nella scuola pubblica in Italia, sull’indossare il hijab in Francia, sulla costruzione dei minareti in Svizzera, sul portamento di segni religiosi nei luoghi di lavoro nel Regno Unito, interrogano la presenza della religione e dei simboli religiosi nello spazio pubblico. Diverse cause attuali presso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo riguardano l’autonomia della Chiesa e il suo diritto di auto-organizzarsi con regole proprie, senza interferenze da parte dello stato o altri organismi. Le satire danesi su Maometto hanno acceso il difficile dibattito sul rapporto tra libertà di religiosa e libertà di espressione.

Casi di intolleranza e di discriminazione per motivi religiosi si verificano anche in Europa?  

Mons. Aldo Giordano: Anche in Europa bisogna stare sempre in allerta e non dare per scontate le lezioni della storia. Faccio riferimento al discorso al corpo diplomatico di papa Benedetto XVI, il 10 gennaio 2011. Risulta che sono molto aumentati gli atti vandalici (luoghi di culto, cimiteri, simboli…) e le offese, a volte nel nome della libertà di espressione e dell’arte. Ma più sottilmente si deve registrare un tentativo di marginalizzare la religione come un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante. Si arriva a pretendere che i credenti agiscano nell’esercizio della loro professione senza riferimento alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in contraddizione con esse, come, per esempio, là dove sono in vigore leggi che limitano la libertà di espressione e il diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari o di certi operatori del diritto, particolarmente in tema di aborto. Sono soprattutto europei i tentativi di bandire dalla vita pubblica feste e simboli religiosi. Ci sono in Europa minacce alla libertà di educazione, anche con un ’avversione amministrativa alle scuole cristiane. Si impongono alle famiglie concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia ideologica contraria alla fede e alla retta ragione. Pensiamo a certi insegnamenti riguardo la vita sessuale.

La Risoluzione e il Rapporto sulla violenza verso le comunità religiose, approvati a Strasburgo, esprimono quindi una nuova attenzione delle istituzioni europee per la problematica presente negli altri continenti?

Mons. Aldo Giordano: L’Europa non può considerarsi una fortezza chiusa in se stessa e quindi ha la responsabilità di occuparsi dei Paesi del mondo dove con enorme tristezza si deve registrare che la negazione della libertà di religione giunge fino alla persecuzione violenta e omicida che colpisce credenti di ogni religione, ma specie cristiani. Ho potuto vedere le foto delle vittime della strage di cristiani copti nella cattedrale di Bagdad del 31 ottobre 2010, portate a Strasburgo da una delegazione di vescovi del Paese: erano volti di bambini, ragazze, giovani, papà, mamme, sacerdoti… Recentemente si possono registrare delle prese di posizione positive da parte delle istituzioni, specie davanti alla serie delle tragedie che stanno accadendo. Sia presso l’UE che presso il Consiglio d’Europa il tema è stato finalmente considerato con serietà. In particolare occorre vigilare perché gli importanti documenti emanati non restino appelli retorici ma si trasformino in decisioni politiche concrete.

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