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sabato 25 maggio
Santa Maria Maddalena de' Pazzi

Carmelitana

MARY MAGDALENE DE' PAZZI
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Maria Maddalena, al secolo Caterina (comunemente chiamata Lucrezia in onore alla nonna paterna), nasce a Firenze il 2 aprile 1566. Era la secondogenita di 4 figli di Camillo di Geri de’ Pazzi e di Maria Buondelmonti, una delle famiglie più in vista della nobiltà fiorentina (la sua casata era ricca di personaggi illustri: vescovi, letterati e umanisti; guerrieri, cospiratori e congiurati).

Nella sua infanzia respirò l’atmosfera raffinata di una casa patrizia, come lei stessa ebbe a ricordare: “Amo per natura la grandezza, e non le cose brutte ma ricche e belle” (PRO I, 68-69). Bambina timida, poi adolescente schiva, fu seguita da due gesuiti, Rossi e Blanca, come confessori e direttori.

Tornata a Firenze, dopo una breve parentesi a Cortona, all’età di quindici anni chiese di fare due settimane di “stage” vocazionale in convento, per studiare il proprio futuro, la propria professione da esercitare nella vita (vocazione). Questa esperienza la fece tra le carmelitane di Santa Maria degli Angeli a Firenze, un convento di stretta osservanza. E Caterina superò la prova, brillantemente. Capì qual era la strada che Dio voleva da lei. E nonostante la giovane età aveva già deciso.

La famiglia, fece grandi resistenze: farsi monaca, lei una ragazza nobile, ricca, bella, con all’orizzonte un ottimo matrimonio? Ma quella di Caterina non era un’infatuazione adolescenziale la sua, ma una ferma decisione, non un proposito di corto respiro, ma un progetto per tutta la vita. Come molti genitori “moderni” che non accettano la vocazione religiosa dei loro figli, anche il padre di Caterina non voleva assolutamente. Tuttavia, alla fine, cedette e, per consolarsi davanti alla “perdita” della figlia così giovane e così bella, ottenne da lei il permesso (era una condizione) di farle un ritratto, da ammirare a casa e da mostrare… ai propri amici.

E così nel 1582 Caterina entrò in convento, vestendo l’abito carmelitano, e prendendo un nuovo nome: Maria Maddalena.

Già durante il noviziato fu colpita da una misteriosa e dolorosa malattia. Per i dottori non c’era niente da fare, loro vedevano già le porte del Paradiso aprirsi per la giovane suora. La madre superiora poi, molto premurosa, le permise di fare in anticipo (non c’era più tempo terreno!) la professione religiosa, per questo la portarono in cappella: era il mattino del 27 maggio 1584, festa della Santissima Trinità.

Subito dopo entrò in estasi molto profonda, che la unì spiritualmente alla Trinità, durante la quale, come lei stessa affermò, aveva offerto a Dio il proprio cuore. Si “risvegliò” tra le lacrime, di consolazione e di gioia, per quello che aveva sperimentato.

Maria Maddalena guarì miracolosamente; riprese la propria formazione principalmente con lo studio della Scrittura (i Vangeli in particolare), dei Padri della Chiesa (in primis S. Agostino), e gli scritti dei Santi (con un posto d’onore per S. Caterina da Siena).

Quella prima esperienza soprannaturale non rimase isolata, infatti i fenomeni estatici continuarono in modo impressionante anche in seguito.

L’8 giugno 1584 vide il dramma della Passione del Cristo; due giorni dopo scambiò il proprio cuore con quello di Gesù, il 28 giugno ricevette le stigmate e alcuni giorni dopo, il 6 luglio, la corona di spine.

Nell’aprile dell’anno seguente ricevette dal Cristo un anello, simbolo delle nozze mistiche. Questi rapimenti, puro dono di Dio, avvenivano non solo durante la preghiera ma anche durante altre attività, come affermarono i testimoni.

Il suo confessore, per accertarsi che quello che viveva veniva da Dio e che non erano illusioni o frutto di isterismi, le comandò di mettere tutto per iscritto. Ella obbedì naturalmente, anche se poi disse che nonostante tutti i propri sforzi non riusciva a mettere in parole terrene le esperienze che viveva. Il confessore incaricò allora tre sue consorelle a stendere per iscritto le parole pronunciate da Sr Maria Maddalena durante i rapimenti estatici.

Così furono prese dalla sua bocca e raccolte sotto sua dettatura le relazioni delle sue esperienze mistiche: e queste costituiscono quattro grossi volumi di manoscritti originali, le cosiddette “sue” opere, perché conservano, ipis verbis, il tenore originale del suo discorso, essendo da lei stessa riveduti, schiariti e corretti.

Sono questi: (I) I Quaranta Giorni; (II) I Colloqui; (III) Revelatione e Intelligentie (o I otto giorni dello Spirito Santo); (IV) La Probatione – Renovatione della Chiesa.

Insieme tutti questi testi costituiscono uno dei maggiori monumenti della letteratura mistica cattolica.

Per circa vent’anni fu impegnata silenziosamente nell’intreccio di preghiera e lavoro proprio della vita monastica.

Uscita dal noviziato, nel 1586, divenne sottomaestra delle novizie nel 1589, maestra delle giovani nel 1595, maestra delle novizie nel 1598 e sottopriora nel 1604.

In tutti questi uffici dimostrò sapienza e prudenza, dolcezza e carità.

Osservava le virtù nella vita quotidiana, con grande spirito di servizio, soccorrendo le anziane e le malate. Aveva un’ansia missionaria fortissima e si preoccupava delle minime cose degli altri; era anche per temperamento colma di umanità e di delicatezza.

Ammalatasi di tubercolosi polmonare, passò gli ultimi tre anni della sua vita nel nascondimento, fra prove fisiche e morali, con continui sbocchi di sangue e febbre alta.

Muore alle 14.00 del 25 maggio 1607, mentre pronunciava le parole: “Benedictus Deus”; le monache intanto intorno a lei recitavano il simbolo atanasiano.

Visse una vita di immolazione e di amore verso Dio, verso il prossimo, verso la società e verso la Chiesa. Nel 1611 iniziarono i processi per la beatificazione.

 

Maria Maddalena de’ Pazzi fu proclamata Beata, l’8 maggio 1626,  da Pp Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) e  canonizzata da Pp Clemente IX (Giulio Rospigliosi, 1667-1669) il 28 aprile 1669.

È una delle sante la cui vita fu veramente straordinaria ed eccezionale.

Il suo corpo incorruttibile si trova attualmente sotto l’altare maggiore della Chiesa del Monastero di S. Maria degli Angeli e di S. Maria Maddalena de’ Pazzi, che si trova adesso nella Via dei Massoni, 26, a Careggi, Firenze.

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℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Sfolgora il sole di Pasqua,
risuona il cielo di canti,
esulta di gioia la terra.

Dagli abissi della morte
Cristo ascende vittorioso
insieme agli antichi padri.

Accanto al sepolcro vuoto
invano veglia il custode:
il Signore è risorto.

O Gesù, re immortale,
unisci alla tua vittoria
i rinati nel battesimo.

Irradia sulla tua Chiesa,
pegno d'amore e di pace,
la luce della tua Pasqua.

Sia gloria e onore a Cristo,
al Padre e al Santo Spirito
ora e nei secoli eterni. Amen.

1a antifona

Nel tuo amore, o Dio, fammi vivere, alleluia.

SALMO 118, 145-152 (XIX) Cof
Promessa di osservare la legge di Dio

In questo consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti (1 Gv 5, 3).

T'invoco con tutto il cuore, Signore, rispondimi; *
custodirò i tuoi precetti.
Io ti chiamo, salvami, *
e seguirò i tuoi insegnamenti.

Precedo l'aurora e grido aiuto, *
spero sulla tua parola.
I miei occhi prevengono le veglie della notte *
per meditare sulle tue promesse.

Ascolta la mia voce, secondo la tua grazia; *
Signore, fammi vivere secondo il tuo giudizio.
A tradimento mi assediano i miei persecutori, *
sono lontani dalla tua legge.

Ma tu, Signore, sei vicino, *
tutti i tuoi precetti sono veri.
Da tempo conosco le tue testimonianze *
che hai stabilite per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Nel tuo amore, o Dio, fammi vivere, alleluia.

2a antifona

Chi vince, canterà il canto di Mosè,
servo di Dio, e l'inno di vittoria dell'Agnello, alleluia.

CANTICO Es 15, 1-4a. 8-13. 17-18
Inno di vittoria per il passaggio del Mare Rosso

Coloro che avevano vinto la bestia cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio (cf. Ap 15, 2-3).

Voglio cantare in onore del Signore: †
perché ha mirabilmente trionfato, *
ha gettato in mare cavallo e cavaliere.

Mia forza e mio canto è il Signore, *
egli mi ha salvato.
E' il mio Dio e lo voglio lodare, *
è il Dio di mio padre e lo voglio esaltare!

Dio è prode in guerra, *
si chiama Signore.
I carri del faraone e il suo esercito *
li ha gettati in mare.

Al soffio della tua ira si accumularono le acque, †
si alzarono le onde come un argine, *
si rappresero gli abissi in fondo al mare.

Il nemico aveva detto: *
Inseguirò, raggiungerò, spartirò il bottino, *
se ne sazierà la mia brama, *
sfodererò la spada, li conquisterà la mia mano!

Soffiasti con il tuo alito: li coprì il mare, *
sprofondarono come piombo in acque profonde.

Chi è come te fra gli dèi, *
chi è come te, maestoso in santità, Signore?
Chi è come te tremendo nelle imprese, *
operatore di prodigi?

Stendesti la destra: *
li inghiottì la terra.

Guidasti con il tuo favore questo popolo
che hai riscattato, *
lo conducesti con forza alla tua santa dimora.

Lo fai entrare *
e lo pianti sul monte della tua promessa,
luogo che per tua sede, Signore, hai preparato, *
santuario che le tue mani, Signore, hanno fondato.

Il Signore regna *
in eterno e per sempre!

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Chi vince, canterà il canto di Mosè,
servo di Dio, e l'inno di vittoria dell'Agnello, alleluia.

3a antifona

Forte è il suo amore per noi:
gloria al Signore! Alleluia.

SALMO 116
Invito a lodare Dio per il suo amore

Questo io dico: Le nazioni pagane glorificano Dio per la sua misericordia (cfr. Rm 15, 8. 9).

Lodate il Signore, popoli tutti, *
† voi tutte, nazioni, dategli gloria;

perché forte è il suo amore per noi *
e la fedeltà del Signore dura in eterno.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Forte è il suo amore per noi:
gloria al Signore! Alleluia.

Dal Vangelo di ✠ Gesù Cristo secondo Giovanni (15, 18-21)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me.
Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

Alla cena dell'Agnello,
avvolti in bianche vesti,
attraversato il Mar Rosso,
cantiamo a Cristo Signore.

Il suo corpo arso d'amore
sulla mensa è pane vivo;
il suo sangue sull'altare
calice del nuovo patto.

In questo vespro mirabile
tornan gli antichi prodigi:
un braccio potente ci salva
dall'angelo distruttore.

Mite agnello immolato,
Cristo è la nostra Pasqua;
il suo corpo adorabile
è il vero pane azzimo.

Irradia sulla tua Chiesa
la gioia pasquale, o Signore;
unisci alla tua vittoria
i rinati nel battesimo.

Sia lode e onore a Cristo,
vincitore della morte,
al Padre e al Santo Spirito
ora e nei secoli eterni. Amen.

Oppure:

Ad cenam Agni próvidi,
stolis salútis cándidi,
post tránsitum maris Rubri
Christo canámus príncipi.

Cuius corpus sanctíssimum
in ara crucis tórridum,
sed et cruórem róseum
gustándo, Dei vívimus.

Protécti paschæ véspero
a devastánte ángelo,
de Pharaónis áspero
sumus erépti império.

Iam pascha nostrum Christus est,
agnus occísus ínnocens;
sinceritátis ázyma
qui carnem suam óbtulit.

O vera, digna hóstia,
per quam frangúntur tártara,
captíva plebs redímitur,
reddúntur vitæ præmia!

Consúrgit Christus túmulo,
victor redit de bárathro,
tyránnum trudens vínculo
et paradísum réserans.

Esto perénne méntibus
paschále, Iesu, gáudium
et nos renátos grátiæ
tuis triúmphis ággrega.

Iesu, tibi sit glória,
qui morte victa prænites,
cum Patre et almo Spíritu,
in sempitérna sæcula. Amen.

1a antifona

Chi fa la verità, viene alla luce, alleluia.

SALMO 118, 105-112 (XIX) Num
Promessa di  osservare i comandamenti di Dio

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati  (Gv 15, 12).

Lampada per i miei passi è la tua parola, *
luce sul mio cammino.
Ho giurato, e lo confermo, *
di custodire i tuoi precetti di giustizia.

Sono stanco di soffrire, Signore, *
dammi vita secondo la tua parola.
Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, *
insegnami i tuoi giudizi.

La mia vita è sempre in pericolo, *
ma non dimentico la tua legge.
Gli empi mi hanno teso i loro lacci, *
ma non ho deviato dai tuoi precetti.

Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, *
sono essi la gioia del mio cuore.
Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti, *
in essi è la mia ricompensa per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Chi fa la verità, viene alla luce, alleluia.

2a antifona

Liberato dal dominio della morte
il Signore è risorto, alleluia.

SALMO 15
Il Signore è la mia eredità

Dio ha resuscitato Gesù, sciogliendolo dalle angosce della morte (At 2, 24).

Proteggimi, o Dio: *
in te mi rifugio.
Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore, *
senza di te non ho alcun bene».

Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, *
è tutto il mio amore.

Si affrettino altri a costruire idoli: †
io non spanderò le loro libazioni di sangue, *
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: *
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, *
la mia eredità è magnifica.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; *
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore, *
sta alla mia destra, non posso vacillare.

Di questo gioisce il mio cuore, †
esulta la mia anima; *
anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, *
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

Mi indicherai il sentiero della vita, †
gioia piena nella tua presenza, *
dolcezza senza fine alla tua destra.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Liberato dal dominio della morte
il Signore è risorto, alleluia.

3a antifona

Cristo doveva passare per la morte,
e così entrare nella gloria, alleluia.

CANTICO Fil 2, 6-11
Cristo servo di Dio

Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, *
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, †
assumendo la condizione di servo *
e divenendo simile agli uomini;

apparso in forma umana, umiliò se stesso †
facendosi obbediente fino alla morte *
e alla morte di croce.

Per questo Dio l'ha esaltato *
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi †
nei cieli, sulla terra *
e sotto terra;

e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, *
a gloria di Dio Padre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Cristo doveva passare per la morte,
e così entrare nella gloria, alleluia.

San Cromazio di Aquileia (? – 407)

vescovo

Omelia 19, 1-3; SC 164

“Un servo non è più grande del suo padrone”

“Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo” (Mt 27,28-29). E' come re che Cristo è rivestito di una tunica rossa e in quanto principe dei martiri..., perché risplende del suo sangue sacro come di una stoffa preziosa. In quanto vincitore riceve la corona, poiché è a chi vince che normalmente si attribuisce una corona... Ma si può notare che la tunica rossa è anche simbolo della Chiesa che, stando nel Cristo re, brilla di gloria regale. Di qui il titolo di “stirpe regale” che gli dà Giovanni nell'Apocalisse (1,6)... In effetti, la stoffa scarlatta è una cosa preziosa e regale. Benché sia un prodotto naturale, cambia di qualità quando la si immerge nella tintura e cambia d'aspetto... Senza valore in se stessa, una volta trasformata diventa un prodotto prezioso. E' così anche di noi: senza valore per noi stessi, la grazia ci trasforma e ci dà valore, quando [nel nostro battesimo] siamo stati immersi per tre volte, come la stoffa di porpora, nella 'tinta scarlatta' spirituale, il mistero della Trinità...

Possiamo ancora notare che il manto rosso è anche il simbolo della gloria dei martiri, poiché, preso il colore del proprio sangue sparso, ornati del sangue del martirio, essi brillano in Cristo come una preziosa tunica scarlatta. Una volta la Legge prescriveva di offrire stoffe scarlatte per ornare il tabernacolo di Dio (Es 25,4); i martiri, di fatto, sono l'ornamento della Chiesa di Cristo...

La corona di spine posta sulla testa del Signore è il simbolo del nostro radunarci, di noi venuti alla fede da tutte le nazioni. Non eravamo che spine, cioè peccatori; ma, una volta giunti a credere in Cristo, siamo diventati una corona di giustizia, perché abbiamo cessato di pungere o ferire il Salvatore e coroniamo la sua testa con la professione della nostra fede... Sì, una volta eravamo spine, ma ... siamo diventati pietre preziose.

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