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lunedì 27 gennaio
Sant'Angela Merici

Vergine e fondatrice

ANGELA
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Merici nasce il 21 marzo 1474 a Desenzano, piccola città sulla costa S-O del lago di Garda, in Lombardia nel territorio dell’allora Repubblica di Venezia, da Giovanni e Caterina dei Biancosi, famiglia della piccola nobiltà rurale proprietaria di alcuni terreni.

Rimane orfana all’età di dieci anni e insieme con l’ultima sorella si trasferisce presso i ricchi zii materni nella vicina città di Salò; qui avrebbe la possibilità di godere una vita agiata, ma preferisce dedicarsi alla preghiera, al lavoro domestico, alla penitenza.

Quando sua sorella, alla quale era affezionatissima, morì improvvisamente senza aver ricevuto gli ultimi sacramenti, la giovane Angela ne fu molto angosciata. Divenne terziaria francescana e accrebbe enormemente le sue preghiere e mortificazioni per la pace dell’anima di sua sorella, di cui pregò Dio di rivelarne la condizione; secondo la leggenda devozionale fu soddisfatta da una visione nella quale sua sorella era in compagnia degli angeli in Paradiso.

Presso il convento dei frati cappuccini vive un’esistenza radicalmente evangelica e riceve frequentemente l’Eucaristia, centro della sua vita. Porta una tunica di bigello e il velo bianco; la gente incomincia a chiamarla “Sur Angola”.

Ritorna a Desenzano nel 1497 circa e vi rimane fino al 1516, vivendo la vita normale delle giovani donne del paese, mantenendosi con il lavoro nel podere e nella vigna, dedicandosi soprattutto alla preghiera e alla penitenza, secondo la regola delle Terziarie.

Un’altra leggenda narra che un giorno, mentre si trova nei campi al Brudazzo di Desenzano per la mietitura, appartata a pregare nel momento della siesta, contempla, in una visione, una meravigliosa processione di angeli e di vergini che scendono dal cielo  su una scala suonando e cantando; una voce le trasmette un messaggio divino: istituirà una compagnia di vergini. Il tempo e le modalità della fondazione sarebbero rimasti a lungo nel segreto di Dio; trascorreranno infatti almeno 40 anni prima che Angela passi all’attuazione del disegno divino.

Nel 1516 si trasferisce a Brescia per sempre, su richiesta dei suoi superiori francescani, per consolare la nobile Caterina Patengola del dolore di aver perso marito e tre figli in breve tempo. Terminata la sua missione, l’anno seguente va ad abitare nella casa di un giovane mercante amico dei Patengola, Antonio Romano, dove rimane fino al 1529, probabilmente come guida spirituale al padrone e alla servitù, ma anche di molte persone che vanno a farle visita per avere consigli e conforto. Ricorrono a lei persino teologi e predicatori attratti dalla fama della sua sapienza. A lei si legano in un primo cenacolo spirituale, oltre ad Antonio Romano, anche Girolamo Patengola, nipote di Caterina e uno dei fondatori dell’Ospedale degli Incurabili, Agostino Gallo, Girolamo Chizzola, fondatore delle Accademie di Rezzato e di Brescia e ambasciatore della Serenissima presso l’imperatore Carlo V,  il pittore Moretto ed altri personaggi di spicco nella società bresciana.

È in questo periodo bresciano che Angela pratica diversi pellegrinaggi, sulla scia di molti santi del medioevo, tra i quali S. Orsola di cui è devotissima fin dalla fanciullezza: nel 1520 va a Mantova per visitare Osanna Andreasi (terziaria domenicana).

Secondo un’altra leggenda devozionale, nel 1524, mentre faceva un pellegrinaggio in Terra Santa, divenne improvvisamente cieca mentre era sull’isola di Creta, ma continuò il suo viaggio sui luoghi santi e guarì al suo ritorno mentre stava pregando davanti ad un crocifisso nello stesso posto dove era stata colpita dalla cecità poche settimane prima.

Quando, nell’anno del Giubileo 1525, era venuta a Roma per ottenere l’indulgenza, Pp Clemente VII (Giulio de’ Medici, 1523-1534), che aveva sentito parlare di lei e del suo successo come insegnante religiosa di giovani ragazze, la invitò a restare a Roma; ma Angela, che scansava la pubblicità, ritornò a Brescia.Muzio.

Nel 1529 si rifugia a Cremona con la famiglia dell’agronomo bresciano Agostino Gallo per sfuggire alle milizie di Carlo V; si ammala gravemente, ma poi guarisce miracolosamente e riprende la sua missione di guida spirituale delle persone di ogni ceto: signori come il duca Francesco Sforza esule a Cremona con la sua corte, religiosi, gente comune desiderosa di consiglio, conforto, conversione.

Nel 1530 Angela ritorna a Brescia, prima presso la famiglia Gallo e poi a S. Afra con Barbara Fontana; nel 1532 fa un secondo pellegrinaggio a Varallo, probabilmente per chiedere luce e forza nel rispondere alla chiamata ricevuta in giovinezza: fondare una compagnia di vergini. In questo periodo pensa e detta a Gabriele Cozzano la Regola della “Compagnia di S. Orsola”, che ha inizio ufficialmente il 25 novembre 1535 con le prime 28 ragazze. L’8 agosto 1536 giunge l’approvazione della Regola da parte del Vicario generale di Brescia mons. Lorenzo Muzio.

Il 18 marzo 1537, nel primo Capitolo della Compagnia Suor Angela viene eletta “Superiora e Madre Generale” a vita.

Nel 1539 cade malata e non si riprenderà più. In questo periodo detta al Cozzano i “Ricordi” e il “Testamento”, due brevi ma preziosi testi ricchi di spiritualità, caratterizzati dalla pedagogia dell’amore.

Il 27 gennaio 1540 Angela muore a Brescia, quando la Compagnia contava circa 150 figlie, presso la chiesa di S. Afra, dove il suo corpo mortale è ancora oggi custodito e venerato.

 

Angela Merici fu beatificata da Pp Clemente XIII (Carlo Rezzonico, 1758-1769), il 30 aprile 1768, e canonizzata, il 24 maggio 1807, da Pp Pio VII (Barnaba Chiaramonti, 1800-1823) nella Basilica di S. Pietro.

 

  1. Angela Merici èPatrona di Desenzano del Garda dal 1962.

Per approfondimenti:

>>> Figlie di Santa Angela Merici

Accedi qui all'archivio dei santi del giorno

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

O sole di giustizia,
Verbo del Dio vivente,
irradia sulla Chiesa
la tua luce immortale.

Per te veniamo al Padre,
fonte del primo amore,
Padre d'immensa grazia
e di perenne gloria.

Lieto trascorra il giorno
in umiltà e fervore;
la luce della fede
non conosca tramonto.

Sia Cristo il nostro cibo,
sia Cristo l'acqua viva:
in lui gustiamo sobrii
l'ebbrezza dello Spirito. Amen.

1a antifona

Beato chi abita la tua casa, o Signore!

SALMO 83
Desiderio del tempio del Signore

Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura (Eb 13, 14).

Quanto sono amabili le tue dimore, *
Signore degli eserciti!
L'anima mia languisce *
e brama gli atri del Signore.

Il mio cuore e la mia carne *
esultano nel Dio vivente.

Anche il passero trova la casa, *
la rondine il nido, dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, *
mio re e mio Dio.

Beato chi abita la tua casa: *
sempre canta le tue lodi!
Beato chi trova in te la sua forza *
e decide nel suo cuore il santo viaggio.

Passando per la valle del pianto
la cambia in una sorgente, *
anche la prima pioggia l'ammanta di benedizioni.

Cresce lungo il cammino il suo vigore, *
finché compare davanti a Dio in Sion.

Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera, *
porgi l'orecchio, Dio di Giacobbe.
Vedi, Dio, nostro scudo, *
guarda il volto del tuo consacrato.

Per me un giorno nei tuoi atri *
è più che mille altrove,
stare sulla soglia della casa del mio Dio *
è meglio che abitare nelle tende degli empi.

Poiché sole e scudo è il Signore Dio; †
il Signore concede grazia e gloria, *
non rifiuta il bene a chi cammina con rettitudine.

Signore degli eserciti, *
beato l'uomo che in te confida.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Beato chi abita la tua casa, o Signore!

2a antifona

Venite, saliamo al monte del Signore!

CANTICO Is 2, 2-5
La nuova città di Dio, centro dell'umanità intera

Tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te (Ap 15, 4).

Alla fine dei giorni, †
il monte del tempio del Signore *
sarà elevato sulla cima dei monti,

e sarà più alto dei colli; *
ad esso affluiranno tutte le genti.

Verranno molti popoli e diranno: †
«Venite, saliamo sul monte del Signore, *
al tempio del Dio di Giacobbe,

perché ci indichi le sue vie *
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge *
e da Gerusalemme la parola del Signore.

Egli sarà giudice fra le genti *
e sarà arbitro fra molti popoli.
Forgeranno le loro spade in vomeri, *
le loro lance in falci;

un popolo non alzerà più la spada
contro un altro popolo, *
non si eserciteranno più nell'arte della guerra.

Casa di Giacobbe, vieni, *
camminiamo nella luce del Signore.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Venite, saliamo al monte del Signore!

3a antifona

Cantate al Signore,
benedite il suo nome.

SALMO 95
Dio, re e giudice dell'universo

Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono dell'Agnello (cfr Ap 14, 3).

Cantate al Signore un canto nuovo, *
cantate al Signore da tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome, *
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

In mezzo ai popoli narrate la sua gloria, *
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.
Grande è il Signore e degno di ogni lode, *
terribile sopra tutti gli dei.

Tutti gli dèi delle nazioni sono un nulla, *
ma il Signore ha fatto i cieli.
Maestà e bellezza sono davanti a lui, *
potenza e splendore nel suo santuario.

Date al Signore, o famiglie dei popoli, †
date al Signore gloria e potenza, *
date al Signore la gloria del suo nome.

Portate offerte ed entrate nei suoi atri, *
prostratevi al Signore in sacri ornamenti.
Tremi davanti a lui tutta la terra. *
Dite tra i popoli: «Il Signore regna!».

Sorregge il mondo, perché non vacilli; *
giudica le nazioni con rettitudine.

Gioiscano i cieli, esulti la terra, †
frema il mare e quanto racchiude; *
esultino i campi e quanto contengono,

si rallegrino gli alberi della foresta †
davanti al Signore che viene, *
perché viene a giudicare la terra.

Giudicherà il mondo con giustizia *
e con verità tutte le genti.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Cantate al Signore,
benedite il suo nome.

Dal Vangelo di ✠ Gesù Cristo secondo Marco (3,22-30)
In quel tempo, gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni».
Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana?
Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi;
se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi.
Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne saccheggerà la casa.
In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno;
ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito immondo».

℣. O Dio, vieni a salvarmi.

℟. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno

O immenso creatore,
che all'impeto dei flutti
segnasti il corso e il limite
nell'armonia del cosmo,

tu all'aspre solitudini
della terra assetata
donasti il refrigerio
dei torrenti e dei mari.

Irriga, o Padre buono,
i deserti dell'anima
coi fiumi di acqua viva
che sgorgano dal Cristo.

Ascolta, o Padre altissimo,
tu che regni nei secoli
con il Cristo tuo Figlio
e lo Spirito santo. Amen.

1a antifona

Solleviamo i nostri occhi al Signore,
finché di noi abbia pietà.

SALMO 122
La fiducia del popolo è nel Signore

Due ciechi... gridano: Signore, abbi pietà di noi, figlio di Davide (Mt 20, 30).

A te levo i miei occhi, *
a te che abiti nei cieli.

Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni; *
come gli occhi della schiava
alla mano della sua padrona,

così i nostri occhi sono rivolti al Signore nostro Dio, *
finché abbia pietà di noi.

Pietà di noi, Signore, pietà di noi, *
già troppo ci hanno colmato di scherni,
noi siamo troppo sazi degli scherni dei gaudenti, *
del disprezzo dei superbi.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

Solleviamo i nostri occhi al Signore,
finché di noi abbia pietà.

2a antifona

Il nostro aiuto è nel nome del Signore:
egli ha fatto il cielo e la terra.

Salmo 123
Il nostro aiuto è nel nome del Signore

Il Signore disse a Paolo: «Non aver paura... perché io sono con te» (At 18, 9-10).

Se il Signore non fosse stato con noi,
— lo dica Israele — †
se il Signore non fosse stato con noi, *
quando uomini ci assalirono,

ci avrebbero inghiottiti vivi, *
nel furore della loro ira.

Le acque ci avrebbero travolti; †
un torrente ci avrebbe sommersi, *
ci avrebbero travolti acque impetuose.

Sia benedetto il Signore, *
che non ci ha lasciati in preda ai loro denti.

Noi siamo stati liberati come un uccello *
dal laccio dei cacciatori:
il laccio si è spezzato *
e noi siamo scampati.

Il nostro aiuto è nel nome del Signore, *
che ha fatto cielo e terra.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Il nostro aiuto è nel nome del Signore:
egli ha fatto il cielo e la terra.

3a antifona

In Cristo il Padre ci ha scelti
per essere suoi figli.

CANTICO Ef 1, 3-10
Dio salvatore

Padre del Signore nostro Gesù Cristo, *
che ci ha benedetti
con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

In lui ci ha scelti *
prima della creazione del mondo,
per trovarci, al suo cospetto, *
santi e immacolati nell'amore.

Ci ha predestinati *
a essere suoi figli adottivi
per opera di Gesù Cristo, *
secondo il beneplacito del suo volere,

a lode e gloria
della sua grazia, *
che ci ha dato
nel suo Figlio diletto.

In lui abbiamo la redenzione
mediante il suo sangue, *
la remissione dei peccati
secondo la ricchezza della sua grazia.

Dio l'ha abbondantemente riversata su di noi
con ogni sapienza e intelligenza, *
poiché egli ci ha fatto conoscere
il mistero del suo volere,

il disegno di ricapitolare in Cristo
tutte le cose, *
quelle del cielo
come quelle della terra.

Nella sua benevolenza
lo aveva in lui prestabilito *
per realizzarlo
nella pienezza dei tempi.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

In Cristo il Padre ci ha scelti
per essere suoi figli.

Sant'Ambrogio (ca 340-397)

vescovo di Milano e dottore della Chiesa

Commento al vangelo secondo Luca, 7, 91-92; SC 52, 39

Il suo regno è indivisibile ed eterno

"Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi". Poiché dicevano che egli scacciava i demoni per mezzo di Beelzebùl, principe dei demoni, con questa parola Gesù voleva mostrare che il suo regno è indivisibile ed eterno. A buon diritto egli rispose poi a Pilato: "Il mio regno non è di questo mondo" (Gv 18,36). Per cui coloro che, invece di mettere la loro speranza in Cristo, pensano che i demoni sono scacciati per mezzo del principe dei demoni, questi, dice Gesù, non appartengono a un regno eterno. (…) Come potrebbe sussistere il regno diviso, la cui fede è lacerata? (…) Il regno della Chiesa durerà in eterno, poiché la sua fede è indivisa, il suo corpo è unico: "Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti" (Ef 4, 5-6).

Che stoltezza sacrilega! Il Figlio di Dio ha preso carne per annientare gli spiriti immondi e sottrarre al principe di questo mondo le sue cose, ha dato agli uomini persino il potere di distruggere lo spirito del male (Lc 10,19) (…) e alcuni chiamano in aiuto la potenza del diavolo. Eppure, [come dice Luca], scaccia i demoni "il dito di Dio" (Lc 11,20), o come dice Matteo "lo Spirito di Dio" (Mt 12,28). Si capisce da ciò che il regno di Dio è indivisibile, come un corpo è indivisibile, poiché Cristo è la destra di Dio e lo Spirito è paragonabile al suo dito. “È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9).

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