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“Dimmi com'è la tua casa e ti dirò chi sei”

DECO

Shutterstock | Photographee.eu

Edifa - pubblicato il 16/09/20

Lo sapevate che la vostra casa rivela chi siete? Parola della psicoterapeuta Anne-Catherine Desmichelle-Chardon

di Olivia de Fournas

Nel suo senso simbolico, la casa rappresenta il focolare. La casa sono i muri, il focolare è l’anima. La casa evoca la costruzione, ciò che è stato edificato. Rappresenta prima di tutto il luogo dove siamo cresciuti: il luogo dell’infanzia, dell’apprendimento, dell’intimità, della famiglia e di ciò che è familiare. Un luogo dove abbiamo gradualmente forgiato i nostri punti di riferimento. La casa è a nostra immagine e dice molto di noi. Per questo i terapeuti domandano ai bambini di disegnare una casa: fondamenta stabili, finestre sorridenti, un tetto protettore o un’architettura dondolante e angosciante, sentieri stretti…

Il nostro desiderio di casa riflette chi siamo

Se la casa è il luogo dove ci si costruisce, è anche il luogo dove si sceglie di costruire dei muri per creare un focolare coniugale, familiare e spirituale. “L’uomo saggio… ha costruito la sua casa sulla roccia. … La casa non cadde” (Mt 7,24). Questo testo, così spesso scelto dalle giovani coppie per il giorno del loro matrimonio, esprime bene questo simbolismo della casa e del focolare.

Il nostro desiderio di casa riflette quindi chi siamo. C’è l’esterno, ciò che è apparente, ciò che vogliamo mostrare e c’è l’interno, dove lasciamo entrare, dove accogliamo la persona amata o l’estraneo. L’interno può proteggerci, permetterci di rigenerarci, di ricentrarci, ma anche di erigere barriere ed escludere.

Inquilino, proprietario, secondo i tempi della vita, i desideri e le attitudini, la casa è un luogo transitorio, un trampolino di lancio per altre partenze, o al contrario un luogo di stabilità e di fondamenta. Può essere un appartamento in condivisione con altri inquilini, o un luogo per la vita familiare, un rifugio per fuggire dalla città, per pregare, per invecchiare, un luogo di ancoraggio e di apertura, ma può essere anche un luogo di ripiegamento su di sé, di solitudine, di esclusione degli altri, di chiusura. Testimone dei nostri segreti, dei nostri scambi, delle nostre risate e delle nostre lacrime, la casa ospita le nostre vite.

Scegliere un tetto significa scegliere un progetto di vita

La casa evolve nel tempo, si abbellisce, si adatta alle incertezze e alle vicissitudini della vita. Tutte queste trasformazioni rallegrano quando vengono realizzate senza intoppi e quando accompagnano armoniosamente le decisioni prese insieme. Aggrediscono invece quando le subiamo e in questi casi, la casa diventa a noi estranea e perde il senso che ci aveva offerto e che gli avevamo dato così volentieri. Una giovane ragazza in terapia un giorno ha detto: “Da quando i miei si sono separati, mio padre è rimasto nella stessa casa. Ma noi figli non vogliamo più andarci. Se non siamo tutti e cinque, allora non è più casa nostra.”

Scegliere la propria casa non significa solo avere un tetto sopra la testa oggi, ma anche scegliere un progetto di vita. Significa inventare un modello che appartiene a ciascuno di noi, frutto della nostra storia, ma anche germe del domani. Una casa si costruisce lentamente e i lavori interni non sono mai finiti. C’è sempre qualcosa da migliorare ed è proprio questo cammino che fa la nostra grandezza.

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