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Perché, a volte, il nostro angelo custode non ci aiuta ad evitare certe avversità?

ANIOŁ STRÓŻ

Jerry Zitterman | Shutterstock

Edifa - pubblicato il 20/06/20

Padre Nicolas Buttet

Tutti noi abbiamo un angelo custode che ci sostiene, ci difende, ci accompagna ogni giorno e facilita il nostro viaggio verso il Cielo. Ma questo viaggio è talvolta disseminato di prove, durante le quali è possibile sentirsi abbandonati dal proprio angelo custode. È proprio così o è solo un’impressione e possiamo rimproverare il nostro angelo custode per le prove passate?

Tutto ciò che tocca la nostra vita interessa il nostro angelo custode, cioè l’anima spirituale e il nostro destino eterno in primo luogo. Per questo Lui, “esperto” di adorazione, ci assiste soprattutto nei momenti di preghiera. È anche interessato alla nostra salute mentale e fisica e si prende cura della nostra esistenza fino ai più piccoli dettagli della vita quotidiana, per esempio un’ispirazione per compiere il nostro dovere di stato… o il parcheggio che stiamo cercando!

“Ecco, Io manderò un angelo davanti a te per custodirti sul tuo cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della Sua presenza, ascolta la Sua voce e non ribellarti a Lui… poiché il Mio angelo camminerà davanti a te” (Es 23,20-23). La missione primaria dell’angelo custode è, quindi, quella di condurci al “porto buono”, all’incontro con il Dio Vivente. Egli è il “ministro della sollecitudine Divina per ciascuno di noi” (Benedetto XVI), sia spiritualmente che materialmente. Come conciliare dunque questa comprensione del ruolo dell’angelo custode con i problemi e persino le tragedie della vita? Vediamo, per esempio, un angelo che libera gli Apostoli dalla loro prigione (Atti 5:19) e lo stesso Pietro (Atti 12:7-11). Eppure questi angeli non impediranno il martirio degli uni e degli altri al tempo stabilito da Dio.

L’angelo custode non evita le prove che aiutano a crescere spiritualmente

L’angelo vede e mira soprattutto al fine, cioè alla nostra vocazione ultima che è la nostra santità. In questo senso, i nostri angeli custodi partecipano attivamente al combattimento spirituale “contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.” (Ef 6: 12). San Padre Pio fu tuttavia abbandonato dal suo angelo custode nel momento di una terribile battaglia contro il Maligno: “Lo rimproverai severamente per aver atteso così a lungo, anche se non avevo smesso di chiedere il suo aiuto. Per punirlo, non volevo più guardarlo in faccia, volevo scappare da lui… Ma mi è venuto incontro quasi in lacrime. Mi ha afferrato finché non ho alzato lo sguardo, l’ho guardato in faccia e l’ho trovato molto arrabbiato.” L’angelo spiegò a Padre Pio che aveva ricevuto dal Signore istruzioni in tal senso, rassicurandolo: “Io ti sono sempre vicino, mio caro piccolo, ti circondo sempre di affetto.”

Alla luce di questo fine, la vita eterna, bisogna guardare alle avversità a volte sconcertanti e alle prove che crocifiggono l’esistenza. A tal fine, l’angelo può talvolta agire “virilmente”. L’angelo di Santa Francesca Romana le diede un forte schiaffo mentre lei era a tavola ad un pranzo mondano a parlare male di una persona. Tutti sentirono il rumore dello schiaffo e videro il segno rosso sulla sua guancia! Così il nostro angelo non ci risparmierà alcune prove di crescita spirituale. Tuttavia, egli pregherà per noi e ci accompagnerà nel cuore del combattimento.

Pensiamo a sant’Ignazio di Loyola che si ruppe una gamba durante l’assedio di Pamplona o a San Giovanni della Croce gettato nelle segrete dai suoi Fratelli Carmelitani. Si potrebbe essere indignati per il fatto che i loro angeli non abbiano impedito questa sofferenza, eppure è stato attraverso questi eventi che le vite di entrambi sono state sconvolte. Dice Sant’Agostino, “Dio, nella sua saggezza, preferisce trarre il bene dal male piuttosto che non permettere alcun male.”

Tags:
angelitentazione
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