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Con “Una vita nascosta”, Terrence Malick rivoluziona il paradigma dell’eroe senza tempo

FILM UNA VITA NASCOSTA TERRENCE MALLICK
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Presentato in Vaticano il sorprendente nuovo film del regista americano dedicato al beato Franz Jägerstätter

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Nella cornice dei 60 anni della Filmoteca Vaticana, si è svolta la proiezione di “Una Vita Nascosta”, l’ultimo capolavoro del regista americano Terrence Malick, dedicato ad un eroe per molti sconosciuto, il beato Franz Jägerstätter.

Semplice contadino, Franz vive con la sua amata sposa, Fani, e le sue tre figlie, a Radegund, piccolo paesino di montagna dell’Alta Austria. La sua vita serena viene sconvolta dal calare delle ombre della Seconda Guerra Mondiale, quando è chiamato a prestare giuramento al Führer e combattere per i nazisti. 

Ma la sua fede in Dio non gli permette di usare violenza, andare in guerra, uccidere… Quindi, Franz opta per una resistenza passiva, che pagherà duramente: prima viene arrestato, poi subirà un processo e infine verrà condannato a morte, nell’agosto del 1943.

L’eroe di Malick: fedeltà a Dio e amore per il prossimo

Franz incarna l’anti eroe dell’immaginario collettivo, ma rappresenta nella sua semplicità e coerenza la forza dirompente di chi non si piega di fronte agli uomini, di chi non si vende alla corruzione dell’anima, ma nella fede in Dio, nell’amore per la propria famiglia e per il prossimo, trova la sua più alta espressione. 

Basta un uomo per fare la differenza: un uomo buono, vero, pacifico, ecco il vero eroe senza tempo di Malick. 

Natura e semplicità, un ritorno all’essenziale

Il film scorre lento, ripercorrendo scene di vita quotidiana e stupende immagini, per lo più bucoliche, compongono pian piano un quadro, che nel prendere forma lacera l’anima dello spettatore di interrogativi esistenziali.

La bellezza dei paesaggi,  l’amore incrollabile tra il protagonista e la moglie (deceduta nel 2013), ma soprattutto la fede trasformano il film in un richiamo alla coscienza di ciascuno. 

Memoria per non ricadere negli errori del passato

L’ambientazione storica sembra quasi essere un monito a non ripetere gli orrori del passato. Il film è l’invito a prendere posizione: attraverso l’esempio di Franz, a lottare contro il male, a testimoniare la propria fede.

E che il tema della memoria sia importante per Malick, lo si capisce anche dal titolo del film, che prende spunto da un verso della scrittrice inglese George Eliot:

“Poiché il bene crescente del mondo dipende in parte da atti non storici; e quelle cose non sono così negative per te e per me come avrebbero potuto essere, in parte a causa del numero di persone che ha vissuto fedelmente una vita nascosta, e riposa in tombe non visitabili”.

Il film, che è stato presentato durante il festival di Cannes, uscirà nelle sale nel 2020.

La proiezione del film di Malick, il 4 dicembre, è servita per celebrare i sessanta anni di vita della Filmoteca Vaticana, realtà  istituita da papa Giovanni XXIII il 16 novembre 1959, che oggi conserva oltre 7000 titoli di film nel suo archivio storico ed è diventato un luogo privilegiato nel dialogo tra la Chiesa e il mondo del grande schermo.

Franz Jägerstätter, il 26 ottobre 2007 è stato dichiarato “beato”, nella cattedrale di Linz.

 

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