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Le tre “P” per far durare la felicità nella vostra coppia

DANCING

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Edifa - pubblicato il 12/11/19

Per far durare la felicità della coppia, non c’è bisogno di leggere delle riviste di gossip che pullulano di consigli sull’argomento. Tre semplici parole sono sufficienti per vivere felicemente con il vostro coniuge. 

di Christine Ponsard 

Un giorno un prete mi ha detto: “Ogni volta che dei fidanzati vengono a trovarmi, insegno loro il principio delle tre “P”: parlare, perdonare, pregare”. Ecco un bel programma di vita coniugale che si riassume in tre parole. Sono i tre pilastri dell’amore: parlare, perdonare e pregare. Queste tre parole possono essere dei punti di riflessione per aiutarvi ad andare avanti nella vostra relazione, porvi le domande giuste e fare il punto della situazione: com’è la vostra comunicazione di coppia? Ci sono ancora delle cose da perdonare? La preghiera è al centro della vostra vita?

Parlare

Sappiamo tutti che possiamo parlare per non dire nulla e che la comunicazione di coppia non è proporzionale al numero di parole scambiate. Ne è un esempio il caso estremo di alcune coppie in cui uno dei coniugi non può più parlare a causa di una malattia o di un incidente e che tuttavia riescono a comunicare in profondità. Per fare in modo che la parola sia al servizio dell’amore, è necessario cominciare con l’ascoltare l’altro. Molte coppie si lamentano della mancanza di dialogo, ma poche della mancanza di ascolto. Eppure è questa che ha soppresso il dialogo: appena uno apre la bocca per parlare, l’altro, sapendo ciò che sentirà, prende un’aria infastidita prima della fine della frase. I coniugi cercheranno allora un altro argomento di conversazione, poi un altro ancora, finché non ce ne saranno più. Cadranno allora in un silenzio pesante che non ha nulla a che vedere con l’ascolto del cuore.

Se rivalorizziamo la presenza del nostro coniuge, riusciremo ad esprimere una parola d’amore, poi a dialogare anche su questioni complesse e così, pian piano, si riuscirà a condividere di nuovo. Per parlarsi, ci vuole del tempo e bisogna saper “perdere tempo” a chiacchierare del più e del meno, per essere veramente disponibili al coniuge. Tra sposi non si prende appuntamento per parlare di temi seri. Questo deve accadere spontaneamente, durante qualsiasi conversazione, perché ci siamo abituati ad ascoltarci realmente.

Perdonare

Possiamo applicare al matrimonio ciò che diceva in generale della vita comunitaria Jean Vanier, fondatore dell’ “Arche” in Francia : “Se si entra in una comunità senza sapere che vi entriamo per imparare a perdonare e ad essere perdonati settanta volte sette, rimarremo presto delusi”. Molti divorzi probabilmente sono dovuti al fatto che la maggior parte dei fidanzati non si rendono conto che nel matrimonio ci sono numerosi perdoni da dare e da ricevere. Molti pensano che “amare significa non dover dire mai mi dispiace” come diceva Erich Segal nel film Love Story. Quando sorgono dei problemi, e prima o poi ne escono fuori proprio perché ci si ama e l’amore rende vulnerabili, gli sposi iniziano a far finta di non vederli e pian piano si allontanano tra di loro.

Il perdono non è un fallimento dell’amore, è anzi esattamente il contrario: è il segno di un amore vero. Mi ricordo che un prete si meravigliava quando vedeva delle coppie anziane passeggiare mano nelle mano: “Un amore che dura così rappresenta centinaia di perdoni donati”.

Pregare

Un giorno una coppia di cinquantenni ricevette questo consiglio: “Tutte le sere, senza eccezione, dite insieme un Padre Nostro e un’Ave Maria, mano nella mano, per offrire a Dio la vostra giornata e la vostra notte per un buon riposo”. Il marito rimase un po’ scettico per questa richiesta così semplice, ma accettò comunque di pregare così con sua moglie. Qualche anno più tardi testimoniò dicendo: “La nostra relazione si è trasformata grazie a questo momento di raccoglimento breve ma fedele, davanti a Dio e per Dio. Tutta la semplicità che abbiamo ora nella nostra vita di coppia è dovuta a questo abbandono di noi stessi nelle mani di Dio.”

Molte coppie non riescono a pregare insieme perché adottano delle abitudini difficili da mantenere a lungo. Per pregare insieme e poter perseverare nella preghiera coniugale non bisogna cercare delle cose troppo complicate: cosa c’è di più semplice che recitare un Padre nostro e un’Ave Maria insieme? Non è quasi niente, ma cambia tutto perché questo “quasi niente” è come i cinque pani e i due pesci del Vangelo: il Signore li moltiplica all’infinito.

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