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Pensava che l’aborto fosse una buona soluzione per le donne, poi si è reso conto che ci sono “due pazienti”

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Dr. John Bruchalski / Facebook

Zoe Romanowsky - pubblicato il 20/01/23

Il nuovo libro del dr. John Bruchalski, “Two Patients: My Conversion from Abortion to Life-Affirming Medicine”, racconta la sua storia di ostetrico-ginecologo pro-vita

John Bruchalski è un marito, padre e ostetrico-ginecologo di 62 anni. Nell’ottobre 2022, Ignatius Press ha pubblicato le sue memorie, con un racconto di quello che Bruchalski definisce il suo “percorso di grazia verso la conversione”. Il testo si intitola Two Patients: My Conversion from Abortion to Life-Affirming Medicine (Due Pazienti: la mia conversione dall’aborto alla Medicina che sostiene la vita, ndT).

Bruchalski è cresciuto in una famiglia polacca del nord del New Jersey, primo di tre fratelli. La madre, descritta come “pia e divertente”, era casalinga, il padre insegnante di Latino e Religione in una scuola salesiana.

“Fare il chierichetto, giocare a baseball, barbecue a base di kielbasa polacchi e andare a pesca con mamma e familiari sono stati pietre miliari della mia crescita”, dice Bruchalski. 

Suo padre portava regolarmente gli studenti alla Marcia per la Vita.

“Ricordo chiaramente che mi stavo esercitando a tirare nel vialetto di casa una fredda mattina di gennaio del 1973 e mio padre ha definito quel giorno ‘Black Monday‘ perché, come Nazione, avevamo legalizzato l’uccisione dei nascituri nel grembo materno. Non sapevo, con la mia predisposizione per le scienze e con i mentori che mi incoraggiavano a prendere in considerazione la professione medica, che un giorno avrei detto ai miei genitori che stavo eseguendo aborti”.

Grazie alle preghiere dei genitori e alla misericordia e alla grazia di Dio, Bruchalski dice che alla fine la durezza del suo cuore è stata sanata. Aleteia ha parlato con lui di come è passato dall’eseguire aborti a lanciare un centro sanitario pro-vita per donne e a scrivere il suo nuovo libro di memorie.

Dr. Bruchalski with newborn baby

Cosa l’ha portata a pensare che l’aborto fosse una buona soluzione medica per le donne?

In realtà ci sono state tre ragioni intrecciate tra loro per cui ho adottato l’idea che l’aborto fosse una buona soluzione medica per le donne. Parto dalla mia educazione e dal fatto di essere cresciuto alla fine degli anni Settanta, continuando con la mia formazione medica e fino a metà della specializzazione, nell’inverno 1989. 

Sono cresciuto durante la cosiddetta “rivoluzione sessuale”. Nei miei anni di formazione fuori casa, amiche e amici parlavano apertamente della loro libertà sessuale, della libertà nei confronti di genitori e tradizioni e della liberazione da “miti” a cui erano stati portati a credere come al Vangelo. I miei amici erano quindi i “libri viventi” che ho letto, studiato e ascoltato in quegli anni. Se quelli erano i valori dei miei coetanei, se questa liberazione era così importante per raggiungere la felicità, come medico avrei dovuto offrire quei servizi sanitari alle donne.

Il mio percorso di fede al di fuori della famiglia e della parrocchia negli anni Settanta e Ottanta è stato caratterizzato da quelli che all’epoca erano pilastri della nuova formazione della nostra fede cattolica. Ho iniziato a credere che la coscienza fosse la mia guida suprema e che la Chiesa non potesse constringermi a cambiare idea. La mia Chiesa era solo una delle tante vie per arrivare a Dio. I santi erano le persone quotidiane, che lottavano per far fronte alle strutture e situazioni impossibili e insormontabili che impegnavano il nostro cuore. Ci concentravamo sui princìpi sociali della Bibbia piuttosto che sui miti di santi e miracoli. Come generazione, avevamo diluito la misericordia della verità e della tradizione della Chiesa cattolica.

Il mio viaggio nello studio scientifico mi ha insegnato che quello che mi insegnava la mia fede era retrogrado, pericoloso e una maledizione per donne, scienza e medicicna. Aborto, contraccezione, fabbricazioone di embrioni, sterilizzazione e pillola del giorno dopo erano tutti elementi di salute riproduttiva essenziali a cui la gente aveva diritto per la propria salute e felicità. Tutto ciò che era al di fuori di questo “approccio basato sull’evidenza” era un’eresia.

Cos’è cambiato?

Per me il cambiamento è cominciato all’inizio del 1989. Ero uno specializzando in Ostetricia e Ginecologia e praticavo la cosiddetta “buona medicina”. La dissidenza cognitiva si stava insediando in me. Una sera, dopo aver visitato un centro per l’assistenza alle gravidanze, mi sono reso conto della fede del lavoro di una comunità evangelica per riscattare le donne dall’aborto. Durante la giornata avevo eseguito atrocità come onorevole e attento ostetrico-ginecologo. I dati medici sulle nostre riviste indicavano chiaramente i pericolosi effetti collaterali dell’aborto e la sua associazione a disturbi mentali, nascite premature e cancro al seno, ma a ogni aborto che realizzavo, il mio cuore diventava sempre più duro e oscuro.

Poi un onesto medico cattolico di un’unità di terapia intensiva neonatale, la dottoressa Debbie Plumb, mi ha sfidato a smettere di trattare i suoi pazienti, quei bambini, come tumori da estirpare. Durante un incontro per un caffè, poco dopo, mi ha anche sfidato ad andare a visitare Medjugorje.  Mia madre, all’epoca a quanto pare per coincidenza, mi ha chiesto di accompagnarla lì per le vacanze invernali. In Jugoslavia, in preghiera, mi è caduto il velo che avevo sugli occhi. Sono diventato un peccatore redento e sono stato toccato nella sacra fonte della Divina Misericordia attraverso l’assistenza della Sua Beata Madre.

Book cover with Dr. Bruchalski

Cosa significa il titolo del suo nuovo libro, “Due pazienti”, e che impatto ha sul suo lavoro?

Una volta che il Suo amore, la Sua verità e la Sua misericordia ti convincono di quanto sei amato profondamente, capisci quanto tutti i doni che ti ha fatto siano immeritati e ti senti estremamente grato.

Sono tornato da Medjugorje rendendomi conto che non sarei mai stato in grado di tornare alla Medicina che stavo praticando. La Beata Madre mi ha spinto ad essere il medico migliore che potessi essere, a vedere ogni giorno i poveri e a seguire gli insegnamenti della Chiesa di suo Figlio.

Nel 1994 avevo fondato Tepeyac OB/GYN. Il mio cuore era infiammato dal desiderio di condividere ciò che la medicina misericordiosa e pro-vita poteva fare con altri medici e con i pazienti. La speranza nella misericordia di Dio è la grazia della fede, che è amore in azione. “Due pazienti” è la via della medicina quando si desidera con tutto il proprio essere di integrare il meglio della medicina moderna e la presenza guaritrice di Gesù Cristo.

Cosa rende unico il centro che ha fondato?

IlTepeyac OB/GYN (fondato come Tepeyac Family Center) eDivine Mercy Care, l’organizzazione no profit che ho fondato per sostenere l’operato del Tepeyac, hanno due elementi unici. 

In primo luogo, la nostra Fondazione è basata sull’elemosina. La medicina è un atto di misericordia. Si tratta di vedere Cristo negli occhi degli ultimi – gli ammalati, i vessati, i bisognosi e i poveri. La medicina riguarda le relazioni, non solo medico e paziente, e permette alla comunità che si serve di partecipare alla propria cura offrendo elemosine. Non siamo qui per creare profitti. Ogni anno fin dal nostro inizio nel 1994, il 30/40% del ostro lavoro ha riguardato pazienti che hanno una scarsa assistenza e tutto ciò che questo comporta. Il nostro modello ci permette di fornire comfort e cura quando il modello biomedico riduzionista fallisce. 

In secondo luogo, alla base del nostro lavoro c’è la “salute femminile completa, collaborativa, ristoratrice e integrata”. Piuttosto che vedere la fertilità come qualcosa da controllare, da “spegnere” e inquinare con gli agenti cancerogeni di classe uno, viene utilizzata in modo completo la consapevolezza della fertilità. Anziché considerare i nascituri come malattie sessualmente trasmissibili, il nascituro è il nostro secondo paziente. Invece di trattare gli embrioni come una proprietà da usare, i bambini e la prole devono essere amati e allevati in modo incondizionato.  Invece di vedere i bisognosi come il problema di qualcun altro e uno spreco di tempo prezioso, facciamo quello che possiamo per accompagnare i nostri pazienti. Piuttosto che mettere la mamma contro il suo bambino nell’aborto elettivo, collaboriamo con i centri di gravidanza regionali. Senza giudizi, diciamo la verità. Piuttosto che vedere un bambino non ancora nato malato nel grembo materno come una fonte di dolore e sofferenza inutile e porre fine alla vita della persona/ bambino con quella malattia, offriamo un hospice perinatale. 

Nell’era post-Roe, su cosa si dovrebbe concentrare il movimento pro-vita?

Il significato delle parole e la scienza della logica sono ora “transumani”. Voglio dire che stiamo trascendendo i limiti umani in modi nichilisti senza una stella guida al di fuori di noi e del nostro pensiero. È molto pericoloso.

Come ho imparato in passato, senza misericordia e unità di fede e ragione siamo perduti. È la rottura di quell’unità che ha portato alle tavole di sterilizzazione negli anni Trenta, alle camere a gas negli anni Quaranta e agli aborti chimici di oggi.   

In un mondo post-Roe, dobbiamo portare avanti la politica di difesa e l’indagine scientifica. Dobbiamo far crescere il modello che abbiamo creato a Tepeyac – per servire la crescita dell’umanità, collaborare con la fertilità e non trattare i nostri figli come malattie sessualmente trasmissibili da alterare o eliminare. Dobbiamo poi continuare a cambiare i cuori. Come ho sperimentato nella mia pratica della medicina, il modo principale per andare avanti nel campo dell’ostetricia/ginecologia è combattere l’attuale cultura della menzogna vivendo nell’illuminazione della verità anziché limitarsi a parlarne. Dobbiamo essere dei testimoni. Attraverso la grazia di Dio e nel rapporto sacrificale con gli altri, possiamo offrire una luce nelle tenebre e mostrare che la medicina deve mirare a cura, guarigione e integrità.

Dr. John Bruchalski, OB/GYN with couple and twins
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abortomedicopro life
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