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Quando bisogna togliere il presepe?

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Marko Vombergar.

Dolors Massot - pubblicato il 11/01/23

Combinate l'organizzazione familiare con la tradizione cristiana per vivere più a fondo il mistero della Nascita di Gesù

Dopo aver celebrato l’Epifania del Signore, il 6 gennaio, sembra che il periodo natalizio si chiuda. In molti Paesi i bambini tornano a scuola, e bisogna organizzarsi per tornare alla “modalità lavoro”. E questo include anche le decorazioni natalizie.

Cosa fare del presepe? Va tolto il 2 gennaio? Il 7 gennaio, dopo l’Epifania? Si lascia fino al fine settimana? C’è qualche tradizione cristiana che indichi quando togliere il presepe?

In realtà, la Chiesa cattolica non stabilisce alcuna data concreta per smontare il presepe allestito in casa, nei negozi, per strada o nelle chiese. Ricordiamo, però, che questa tradizione ci aiuta a vivere il Tempo di Natale, che seguendo il calendario liturgico termina il giorno in cui celebriamo il Battesimo del Signore, che cade sempre la domenica successiva all’Epifania. È quindi una festa mobile nel calendario. Nel 2023 è caduta domenica 8 gennaio.

Molte famiglie cristiane in tutto il mondo ritengono che la festa del Battesimo del Signore sia un’ottima occasione per mettersi all’opera per smontare con attenzione e molto affetto il presepe.

È il momento di avvolgere le statuine, cambiare il mobilio se abbiamo spostato qualcosa per collocare il presepe, intonare per l’ultima volta i canti natalizi, recitare una preghiera alla Sacra Famiglia tutti insieme…

In Vaticano, il presepe di Piazza San Pietro viene smontato sempre considerando come data di riferimento la festa del Battesimo del Signore, occasione in cui viene tolto anche l’albero di Natale.

Possiamo leggere nel Vangelo com’è avvenuto il Battesimo di Gesù:

Ora il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro se Giovanni fosse il Cristo. Giovanni rispose, dicendo a tutti: «Io vi battezzo in acqua; ma viene colui che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il suo ventilabro per ripulire interamente la sua aia e raccogliere il grano nel suo granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile».

Così, con molte e varie esortazioni evangelizzava il popolo. (…)

Mentre tutto il popolo si faceva battezzare, anche Gesù fu battezzato; e, mentre pregava, si aprì il cielo, e lo Spirito Santo scese su di lui in forma corporea, come una colomba; e venne una voce dal cielo: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto»”.

(Lc 3, 15-22)

Opzione B: La Candelora, il 2 febbraio

Un’altra opzione è il 2 febbraio. In quel giorno celebriamo la festa popolarmente nota come Candelora. È la festa della Presentazione del Bambino Gesù al Tempio di Gerusalemme e della Purificazione della Vergine.

In molti Paesi, sia le famiglie che le parrocchie lasciano allestito il presepe nel mese di gennaio, fino al giorno della festa della Candelora.

Questa tradizione risponde al desiderio di sottolineare un altro mistero di gioia nella vita di Gesù: la Purificazione della Sua Santissima Madre e la presentazione del Bambino, come facevano tutte le famiglie ebraiche a cui era appena nata una creatura.

Il Vangelo di San Luca lo racconta così:

“Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore»; e per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani colombi.

Vi era in Gerusalemme un uomo di nome Simeone; quest’uomo era giusto e timorato di Dio, e aspettava la consolazione d’Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui; e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore. Egli, mosso dallo Spirito, andò nel tempio; e, come i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo le prescrizioni della legge, lo prese in braccio, e benedisse Dio, dicendo: 

«Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo, secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparata dinanzi a tutti i popoli per essere luce da illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».

Il padre e la madre di Gesù restavano meravigliati delle cose che si dicevano di lui. E Simeone li benedisse, dicendo a Maria, madre di lui: «Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione (e a te stessa una spada trafiggerà l’anima), affinché i pensieri di molti cuori siano svelati».

Vi era anche Anna, profetessa, figlia di Fanuel, della tribù di Aser. Era molto avanti negli anni: dopo essere vissuta con il marito sette anni dalla sua verginità, era rimasta vedova e aveva raggiunto gli ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio e serviva Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quella stessa ora, anche lei lodava Dio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Come ebbero adempiuto tutte le prescrizioni della legge del Signore, tornarono in Galilea, a Nazaret, loro città”.

(Lc 2, 22-39)

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