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Lettera di un ragazzo all’uomo che lo ha salvato quando era bambino

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Gentileza Fundación Madrina.

Dolors Massot - pubblicato il 02/01/23

Il presidente della Fundación Madrina, Conrado Giménez, ha ricevuto una lettera toccante da David, un bambino che ha salvato dalla strada 20 anni fa

Anno 2002. Una donna migrante ha partorito a Madrid. Dopo due giorni, è uscita dall’ospedale e non sapeva dove andare. Conrado Giménez ha trovato per strada lei, il bambino e il padre della creatura, e li ha salvati. È iniziata così la storia di colui che oggi è il presidente della Fundación Madrina, entità che assiste donne incinte e i loro bambini.

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In quei momenti “ero solo”, dice Conrado. “Avevo visto che Dio mi chiedeva di lasciare il mio lavoro in banca e di organizzare l’opera di quella che oggi è la Fundación Madrina”.

Quello che non si aspettava era di ricevere un giorno una lettera da parte di uno dei bambini che ha salvato. “Non mi era mai successo”, ha confessato.

Quello che ha ricevuto Conrado è “senz’altro il più bel regalo di Natale che mi potesse arrivare”, e gli ha fatto venire “le lacrime agli occhi”.

FUNDACION MADRINA

La lettera di David

Ecco cosa gli ha scritto David:

“Lettera al mio padrino:

Oggi sono 20 anni da quando sei entrato nella nostra vita. Io avevo solo 2 giorni, ero appena uscito dall’ospedale, e anche se non ricordo quell’incontro, mia madre mi ha cresciuto raccontandomelo spesso.

Erano giovani, in un Paese straniero e con i familiari a migliaia di chilometri di distanza.

Una serie di eventi sfortunati li ha lasciati per strada, con un bambino appena nato nel mese di dicembre. Mia madre non smette di ringraziarmi, perché quel giorno sono stato il più coraggioso.

Mi ha detto che nelle 17 ore in cui hanno vagato per le strade di Madrid non ho aperto bocca neanche una volta. Guardavo solo con occhi enormi quei due adulti che vagavano senza meta e a trattti scoppiavano in lacrime.

Un angelo caduto dal cielo

So che è stata dura, lo vedo sul suo viso ogni volta che mi parla di quel giorno. All’improvviso, però, vedo che le si illumina il volto ricordandoti, perché mi racconta come all’improvviso sia apparso TU.

Un angelo caduto dal cielo ad asciugare le sue lacrime, un supereroe, ma non con col mantello, ma con mani calorose e sorriso tenero.

Dicono che la vita si misuri nei momenti che ti lasciano senza fiato, ma non è vero. La vita si misura nelle persone che ti prestano la propria aria quando un brutto colpo ti lascia senza respiro.

Quanto è bello incontrare dopo il disastro qualcuno che alla fine ti comprende e ti valorizza.

Quanto è bello cadere e trovare delle mani enormi disposte a rialzarti.

Quanto è bello l’orgoglio di chi ha scommesso su di te fin dall’inizio.

Quanto è bello che ci siano persone che non hanno bisogno di sentire le tue spiegazioni semplicemente perché confidano in te.

Quanto è bello il tuo profumo di onestà, e quanto è bello amare senza condizioni, senza misure, senza esigenze.

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Ammiro le persone semplici come te, quanta grandezza!! Le persone che hanno parole anche se non parlano molto, le persone che sono fari perché le anime perdute nell’oscurità trovino una via, quelle che applaudono i successi altrui e se ne rallegrano.

Ammiro le persone che sanno accarezzare l’anima, la pazienza e il coraggio di chi lotta.

Ammiro le persone che se ne vanno, ma rimangono sempre. Perché sono cresciuto lontano da te, ma ti ho sempre tenuto presente. Grazie a te ho capito che la vita continuerà sempre a girare per continuare a scrivere nuovi capitoli, perché la felicità c’è e torna. Torna per lasciare che la vita ci sorprenda perché ce lo meritiamo. Perché me lo merito e te lo meriti. Lo leggo sul volto di mia madre ogni volta che pronuncia il tuo nome.

Per me sei un supereroe e non uno di quelli col mantello, ma uno che dà la vita ogni giorno per aiutare migliaia di donne in situazioni incredibilmente incasinate. Scusa per la parola, ma so che la capisci meglio di chiunque altro.

Hai il dono di saper toccare il tasto giusto per far sì che i cuori pompino correttamente la speranza, perché quei bambini che nascono siano in grado di sorridere in situazioni in cui non avrebbero mai dovuto trovarsi. Grazie perché sei un mago, perché pratichi la speranza con un sorriso delicato, con l’atteggiamento migliore e l’empatia.

Grazie perché non ti stanchi mai, perché passi ore e ore a risolvere urgenze con centinaia e centinaia di casi, sapendo agire e rassicurare in ogni momento. Grazie per una speranza così grande.

“Grazie a te sono un sopravvissuto”

Grazie a te, oggi sono il ragazzo che si fa strada in un mondo non sempre favorevole, ma con la calma e la fiducia che tu trasmetti.

Grazie a te sono un sopravvissuto, di quelli che procedono lentamente ma con passo saldo, perché penso di arrivare lontano. Di quelli che si godono ogni momento e si tengono il meglio, perché grazie a te tutto il meglio porterà sempre il tuo nome.

Ci sono 20 anni in tutte queste parole, ma ne rimarranno ancora da scrivere.

Nel frattempo, ti custodisco dove arriva tutto, tra l’anima e il cuore.

David”.

La Fundación Madrina è oggi un’organizzazione consolidata, che da 22 anni aiuta donne incinte, mamme e bambini in pericolo.

Sua madre ha espresso a Dio un desiderio molto speciale

Conrado Giménez è emozionato per il fatto di aver ricevuto questa lettera, e ha voluto rispondere brevemente alle parole di David dicendo:

“Grazie, mio piccolo David, vale la pena di morire ogni giorno per dare vita, perché ogni bambino che nasce porta un messaggio, Dio non ha ancora perso la speranza nell’uomo.

Ricordo che dicevo a tua madre, davanti alla Madonna nella cappella, ‘Per l’atto d’amore che hai compiuto dicendo di sì, Dio ti concederà tutto ciò che desideri per tuo figlio’. Ricordo, Ioana, che hai chiesto a Dio che il piccolo David diventasse papà.

Sono convinto che Dio sceglie e dà risorse ai bambini che non sono desiderati né amati dal mondo, ma che sono molto desiderati e amati da Dio. Buon Natale”.

Conrado Giménez porta avanti il suo operato, e ha appena mandato un messaggio da una delle “file della fame” di Madrid.

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