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“Grooming” e adescamento online

grooming

VecphoStudio

Umberto Macchi - pubblicato il 12/10/22

Il grooming è un adescamento in piena regola: si tratta di un adulto che avvicina un minore per scopi sessuali. Riconoscerlo serve a proteggere i nostri figli e insegnare loro a difendersi.

Che cos’è

Il grooming (da “groom” = prendersi cura) è il tentativo, da parte di un adulto, di avvicinare un/a bambino/a o un adolescente per scopi sessuali: un adescamento in piena regola. Cerca di farlo conquistandosi la sua fiducia e superando le sue resistenze emotive, al fine di instaurare con lui/lei una relazione intima o sessualizzata. L’adescamento online è un processo manipolativo facilitato dalla mole di informazioni che bambine/i e ragazze/i condividono in rete, e che per i malintenzionati sono fondamentali punti di partenza per agganciare la vittima.

Come suggerisce il termine inglese, grooming, questo tipo di adescamento, che si basa sul prendersi cura, appunto, non si realizza con una dinamica violenta, quanto piuttosto con un percorso paziente dove il prendersi cura del minore individuato rappresenta la conditio per carpirne la fiducia e instaurare una relazione sessualizzata.

Spesso l’adescatore, esperto conoscitore di bambini e adolescenti, fa leva proprio sui loro bisogni evolutivi al fine di abbassarne le difese: il bisogno di avere le attenzioni esclusive dell’altro, di ottenere rinforzi esterni, di apparire e testare la propria immagine (in molti, per esempio, si fingono talent scout alla ricerca di giovani da lanciare nel mondo dello spettacolo).

Come e dove avviene

La rete, come si può immaginare, è il luogo del delitto perfetto per tali individui, perché possono entrare in contatto con i minori in mille modi diversi e fingendosi chi magari non sono. I luoghi dove si sviluppano più frequentemente tali dinamiche sono le chat, i social network, le app di instant messaging, le app di teen dating.

Se poi il malintenzionato riesce a conquistarsi la fiducia del minore rivelando la sua identità, la relazione può anche diventare sessuale e avvenire attraverso webcam o live streaming, se non addirittura a portare a incontri dal vivo (soprattutto con gli adolescenti).

L’adescatore si presenta nel ruolo di premuroso confidente e attento ascoltatore. Si tratta quindi di un percorso graduale, fatto di step, spesso gli stessi, a tal punto da poter individuare un copione tipico che può svolgersi nell’arco di mesi: il tempo sufficiente affinché il minore si fidi e si affidi.

Cosa dice la legge

In Italia “l’adescamento di minore” si configura come reato dal 2012 e viene definito come:

“qualsiasi atto volto a carpire la fiducia di un minore di anni sedici per scopi sessuali, attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante internet o altre reti o mezzi di comunicazione”.

art. 609-undecies del codice Penale del 2012

Il reato si configura anche se l’incontro offline con il minore non avviene, pertanto sussiste anche se l’adescamento non va a buon fine: è sufficiente il tentativo.

Come riconoscerlo?

Spesso è possibile descrivere un copione dell’adescamento, che consta di cinque principali fasi:

  • Fase dell’amicizia iniziale: l’adescatore effettua ripetuti contatti di socializzazione e conoscenza con la vittima individuata. Una volta esplorato il contesto e i suoi margini di libertà, avvia il processo volto a carpirne la fiducia, sintonizzandosi sui bisogni e sugli interessi della vittima.
  • Fase di risk-assessment: in questa fase l’adescatore testa il livello di privacy in cui si svolge l’interazione con il bambino o l’adolescente (per esempio se ha l’uso esclusivo dello smartphone o del computer).
  • Fase della costruzione del rapporto di fiducia: in questa fase le confidenze e le tematiche esplorate divengono via via più private e intime. L’adescatore può iniziare a fare regali di vario tipo alla vittima, o può avvenire lo scambio di immagini e video, non necessariamente a sfondo sessuale.
  • Fase dell’esclusività: l’adescatore rende la relazione con il minore impenetrabile agli esterni, isolandolo dai suoi punti di riferimento anche grazie alla dimensione del “segreto”. L’obiettivo dell’adescatore è ottenere e mantenere il silenzio della vittima, anche attraverso il ricatto e l’abuso psicologico. La vittima viene indotta a fidarsi dell’abusante che appare essere interessato, attento e premuroso.
  • Fase della relazione sessualizzata: una volta certo del territorio sicuro costruito, la richiesta di immagini o video diviene più insistente o più esplicita, così come la richiesta di incontri offline. L’adescatore normalizza la situazione al fine di vincere le eventuali resistenze del minore a coinvolgersi in tale rapporto.

Come intervenire?

Qualora un adulto dovesse sospettare o avere certezza che un minore sia coinvolto in una situazione del genere, è importante che non si sostituisca al minore stesso, per esempio nel rispondere all’adescatore. È fondamentale che venga tenuta traccia degli scambi intercorsi (salvare le conversazioni o fare degli screenshot) e poi rivolgersi il prima possibile alla Polizia Postale e delle Comunicazioni.

In seguito alla tempestiva gestione degli aspetti strettamente inerenti la rete e la denuncia, è anche importante valutare la possibilità di rivolgersi a un Servizio territoriale in grado di fornire al minore un adeguato supporto di tipo psicologico o psichiatrico. Spesso, infatti, i ragazzi riferiscono di sentirsi traditi e umiliati, oltre che in colpa, per aver riposto la propria fiducia in un soggetto il cui intento era negativo e il cui interesse espresso non era reale.

Con informazioni di Generazioni Connesse

Tags:
abusi sessualiminorisocial media
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