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Come le aspettative feriscono l’autostima

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Rasstock | Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 16/06/22

Scoprire perché in me l'esigenza è più forte dell'amabilità

Costruire la torre più alta del mondo sarà poi così importante? Da piccolo mi misuravano per vedere se crescevo in base alla media della mia età.

L’altezza è importante. Essere alti ma non troppo. Quanto basta. Mai troppo bassi. L’altezza conta. Bisogna spiccare al di sopra della media.

L’uomo vuole costruire le torri più alte del mondo. Arrivare alla cima. Scalare le montagne più alte. Raggiungere risultati che nessuno ha mai ottenuto prima.

Come si può fare per essere felici se non si raggiunge l’altezza sufficiente? Come posso stare in pace se nella mia vita non ho ottenuto quello che alcuni presagivano vedendo le mie capacità, i miei talenti?

Forse non è stato possibile, o non sono stato all’altezza. È vero che bisogna avere una certa altezza per la vita, per l’amore, per la dedizione.

Non devo essere un dieci in tutto

Ma essere il più alto non è così importante. Non mi ossessiono per il fatto di essere il numero uno, il punto di riferimento per i temi rivelanti, per spiccare rispetto agli altri nei vari ambiti della vita.

Non ho bisogno di essere una persona speciale, superdotata o geniale. Qualcuno a cui ci si possa avvicinare per lodarlo.

È difficile ottenere quello che spero, quello che tanti si aspettano da me. Mi sento impotente e comprendo che la vita non si può giocare nel raggiungere quello che ci si aspetta da me.

Non mi andrà sempre tutto bene. Perché mi impegno a erigere la torre più alta del mondo? È vanità.

Aspettative non realizzate

Voglio ottenere i voti migliore, il lavoro più remunerato, ricevere gli elogi più significativi.

Essere il miglior medico, il miglior avvocato, il miglior maestro, il miglior sacerdote. Essere colui che fa tutto bene, in tutto e sempre.

Quello che non ha dubbi, che non sbaglia mai, che fa sempre tutto con le migliori intenzioni. Essere quello che risolve tutti i problemi, che riempie tutti i vuoti, che ospita tutte le solitudini.

Quello che sta sempre lì ad aspettare con la risposta giusta, il consiglio adeguato, lo sguardo opportuno.

Essere quello che usa sempre bene il suo tempo, che non perde mai opportunità importanti e sa cosa fare in ogni momento.

C’è un’aspettativa irrealizzata in tutti quelli che mi guardano. Come se temessero la mia caduta e si aspettassero che abbia sempre successo e raggiunga le vette più alte, la cima irraggiungibile per il resto degli uomini.

Una forza che mi schiaccia

Sarò in grado di ottenere tutto quello che si aspettano da me? Forse ho anche delineato un Dio che si aspetta lo stesso.

Mi ha creato limitato ma mi chiede di vivere senza limiti. Mi ha creato con difetti e sembra che mi chieda la Sua perfezione, non che sia fedele all’imperfezione con cui sono nato un giorno.

L’aspettativa è radicata nel mio subconscio. Come una forza demolitrice che fa sì che non mi ami tanto.

Diceva una tennista che sente la pressione di quello che gli altri si aspettano da lei: “La chiave sta nell’essere più gentile con me stessa”.

Essere gentili con se stessi

È senz’altro una buona chiave per essere più felici, per avere una vita più piena, più colma di pace e speranza.

Più gentile quando ascolto le voci interiori che mi portano a gridare quello di cui ho bisogno, anche se sembra che nessuno mi ascolti.

Mi fa paura sentire che in me l’esigeza è più forte della gentilezza, che il grido che mi chiede di agire è più esigente delle braccia che mi sostengono quando non so bene cosa fare per sollevare il mondo tra le mani.

Potrò costruire la torre più alta del mondo? La vita che vivo varrà la pena? Non lo so.

Vorrei lasciare scritte belle storie sulla mia vita. Inventare poesie lodando le mie gesta. Qualcosa di epico di cui ricordarsi. Una vita senza errori.

Quanta vanità c’è dietro?

Sono spietato con chi sbaglia. C’è tanta vanità in quel desiderio di essere al di sopra delle mie capacità…

Come riuscirò a vincere tutte le battaglie se sono nato pieno di ferite? Non lo so, ma l’esigenza abita nella mia anima.

Sii coraggioso, mai un codardo. Sii forte, non mostrare mai la tua debolezza.

Mi fa paura che scoprano che sono un fallimento, una menzogna, un’opera spezzata, un perdente codardo che non ha mai saputo affrontare la sua vita.

Temo di non essere amabile per le mie debolezze e di non essere capace di abbracciare tutte le mie paure quando risalgono le onde. Mi fa paura il fatto di non amarmi, di non incoraggiarmi.

Voglio raggiungere i cieli quasi senza dovermi sforzare. Solo Dio potrebbe costruire la torre più alta del mondo.

Come può scorrermi nelle vene tanta vanità? Non mi importa l’altezza, guardo al cielo. Voglio solo confidare in quello che Dio può fare con me.

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