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Padre Chilo, il sacerdote che evangelizza nel territorio del narcotraffico

PADRE CHILO

@PadreChiloBecerra

Jesús V. Picón - pubblicato il 27/05/22

Il lavoro di un presbitero che evangelizza nel Tamaulipas, in Messico

Padre Chilo, come lo chiamano i suoi fedeli a Matamoros e le persone della sua città natale di Río Bravo, Tamaulipas, è un sacerdote che lavoro nell’epicentro di una guerra tra cartelli della droga che provoca sequestri, morti e massacri.

Armato del Santissimo Sacramento, padre Chilo offre consolazione e guarigione a chi aspetta i familiari scomparsi o sequestrati.

Il presbitero è stato testimone del potere dell’Eucaristia e del Santissimo Sacramento Esposto, che allontanano i demoni di una guerra sanguinosa tra sicari che si distruggono tra loro e fanno sì che anche la società e i fedeli subiscano le conseguenze di questa lotta.

Qual è il suo vero nome, e dov’è nato?

Mi chiamo Isidoro Becerra Martínez, sono nato il 25 maggio 1977 a Río Bravo, Tamaulipas, alla frontiera tra Messico e Stati Uniti.

Da dove deriva il soprannome “Chilo”?

Una volta, quando lavoravo nella pastorale giovanile, qualcuno mi ha detto “Il tuo nome è complicato, ti dispiace se ti chiamo Chilo?” Io ho detto di no.

Poi ha iniziato a prendere forza, e quando sono entrato in seminario ero già “Chilo”. Ora come sacerdote la gente mi cerca sulle reti come padre “Chilo”. È il nome con cui mi conoscono tutti. Credo che neanche a casa mi chiamino Isidoro.

Cosa significa vivere in un territorio in cui c’è una guerra tra narcotrafficanti?

C’è una guerra costante, una lotta tra il bene e il male, e abbiamo vissuto momenti molto difficili. Ero in giro con altre persone e ci hanno minacciati con una pistola, ma grazie a Dio quando ci siamo identificati è finita lì, è stato solo uno spavento.

Dobbiamo vivere questa guerra e il dolore della gente, accompagnare il popolo di Dio in queste situazioni difficili. Quando ero stato ordinato da poco sono arrivato nella città di Valle Hermoso, nel Tamaulipas, ed era “di moda” la questione dei sequestri. C’erano pianto e dolore, e lì è entrata l’evangelizzazione, la guarigione.

Sostenevamo la gente e pregavamo Dio che i familiari tornassero, e a volte accadeva, altre no. Accompagnare è stata anche una sfida come pastori, come Chiesa.

Cosa percepisce sul volto delle persone che soffrono per la paura dei narcotrafficanti e dei sicari?

Il lutto, l’impotenza. Molti di loro non rivedranno più i propri familiari. E ora, con la situazione del Covid, molti non hanno potuto stare con i propri cari nei loro momenti più difficili.

Paragono questa situazione a quella dei desaparecidos, perché molti di loro non li hanno rivisti più, sono semplicemente scomparsi, e i parenti ancora nutrono speranza.

La gente mi chiede preghiere dopo sette mesi, un anno o anche cinque dalla scomparsa e mi dice: “Padre, non so se mio figlio è ancora vivo”. In tutte le situazioni, accompagniamo la gente e le diamo speranza. La verità è che non sappiamo se pregare per la sua vita o per il suo riposo eterno, perché non sappiamo che fine ha fatto.

Come credenti, cosa si deve fare?

Pregare. Come ci sono situazioni con un finale triste, doloroso, ci sono anche vicende e prove tremende in cui la preghiera ha “fatto il suo dovere”, in cui Dio ha agito miracolosamente. A volte dal nulla, senza sapere come, le persone sono state rilasciate e hanno potuto tornare a casa.

È stata testimone di miracoli?

Di tanti. Svolgo un ministero di predicazione e credo fermamente che Gesù sia sempre disposto a confermare, con segni o miracoli, la predicazione dei Suoi apostoli, come mostra il Vangelo di San Marco.

Ogni volta che ho l’opportunità di predicare il Vangelo, devo inevitabilmente pregare per la gente, e ogni volta che preghiamo il Signore si manifesta guarendo interiormente, liberando qualcuno dall’oppressione e anche fisicamente. Quando il Signore arriva, guarisce dentro e fuori.

Ho visto Dio guarire la gente a livello fisico, psicologico, emotivo e spirituale. Ovunque lavoro, condivido le testimonianze che Dio mi ha donato, e ora che durante la pandemia ci siamo lanciati a predicare sui media attraverso le nostre pagine, la gente ci fa giungere la propria testimonianza.

Qual è il miracolo che l’ha colpita di più?

Alcuni sono bellissimi. Te ne racconto uno. Le famiglie che servono nella mia comunità condividono la Messa di guarigione che diffondiamo sulla pagina Facebook ogni lunedì per via della pandemia, e in una di queste occasioni è arrivata a una famiglia di Città del Messico.

In quella trasmissione, il Signore mi ha dato una parola di conoscenza e ho iniziato a dire: “In casa c’è un bambino che ha le gambine diseguali, una più grande dell’altra, e il Signore in questo momento gli sta pareggiando le gambe”.

Ed è risultato che in casa di quella famiglia di Città del Messico c’era un bambino con quel problema. Il piccolo, con semplicità e spontaneità, con tenerezza, è saltato su e ha detto: “Quel bambino di cui parla padre ‘Chilo’ sono io”. Per gloria di Dio è stato portato dal medico, e alla mamma hanno detto: “Signora, cos’ha fatto al bambino? Le sue gambe sono esattamente uguali”. Il bambino ha detto: “E ho visto solo una Messa di padre ‘Chilo’”. È stata una cosa bellissima.

Dietro tutto questo c’è Gesù sempre vivo. Cristo mi ha inviato a predicare, a portare Gesù nel cuore delle persone. C’è gente che cerca solo di sentirsi bene, la benedizione, il miracolo, ma non cerca Gesù. E come sacerdote, come evangelizzatore, questo mi fa male.

Dico sempre alla gente: “Magari questa benedizione ti porti a crescere nella fede, a inginocchiarti davanti a Gesù, la tua vita si trasformi”. L’obiettivo di Dio è che la guarigione sia integrale, che le persone si convertano.

Cos accadrebbe se un sicario si avvicinasse a lei per confessarsi?

È capitato, non proprio di confessare, ma che qualcuno volesse confessarsi perché voleva sposarsi per la Chiesa. Mi ha detto: “Padre, le dirò la verità”.

E io ho detto: “Per poter assolvere una persona, questa dev’essere pentita, e per te vale la stessa cosa”. Lo stesso accade quando viene una persona sposata e mi dice che ha un amante e che non lo lascia. Non posso dare l’assoluzione.

Ad alcuni ho dovuto dire: “Sai tutto il danno che stai provocando?” Ho cercato di risvegliare la loro coscienza, e quando me li trovo davanti dico la verità.

Quali sono le ferite che hanno queste persone e che le portano a commettere questi crimini?

Il nemico è dietro a tutto questo, dietro tutto questo mondo di peccato. Il mondo è influenzato dal male. Gesù dice che “il nemico è venuto a rubare, a ucidere, a distruggere”. Stanno rubando, stanno uccidendo, stiamo distruggendo.

Non dobbiamo mettere però da parte la nostra responsabilità e libertà, perché siamo liberi. Dio ci ha creati liberi per decidere cosa fare. Chi segue Gesù, che è la vita, vivrà, ma c’è chi già in questo mondo sceglie la morte.

Perché crede che il Messico, un Paese in cui la fede è tanto presente, soffra tutto questo?

Qui c’è la Madonna di Guadalupe, ed è per questo che credo che il nemico faccia guerra al Messico. Questo non lo dice la Chiesa, lo dice padre “Chilo”. Il nemico non perdona al Messico che la Madonna di Guadalupe stia qui. Il Messico ha una madre, per questo il nemico non ha potuto abbatterlo.

In Messico c’è molta religiosità, molta fede, ma credo che manchi parecchia evangelizzazione.

A volte la religiosità non è ben incamminata, ed è perfino superstiziosa. Mi dicono ad esempio: “Padre ‘Chilo’, quando porterà l’acqua benedetta da me?” Io chiedo: “Perché volete l’acqua benedetta?”, e mi rispondono: “Stiamo discutendo e vogliamo sistemare le cose”. A volte vogliamo risolvere tutto con l’acqua santa.

Chiedo se si avvicinano alla parrocchia o se vanno a Messa e mi dicono di no. Allora dico che non serve l’acqua santa se i maledetti vivono dentro. Non sono contrario alla benedizione dei luoghi, ma dico alla gente che dobbiamo essere benedetti, protetti con le nostre armi per lottare contro il nemico.

La Confessione, il santo Rosario, la Comunione, Gesù parola… queste devono essere le nostre armi. La religione magica incanta, ed è un pericolo. Credo che il Messico sia molto contaminato. Ogni volta che predico, in qualsiasi ambiente, devo sempre pregare per persone che hanno praticato curanderismo, spiritismo, occultismo… La gente è confusa, disperata.

Ha paura del demonio?

No. Quello è già stato vinto.

Come ritiene che sia la popolazione in questi tempi di guerra?

Sono ordinato da otto anni, e i primi cinque li ho trascorsi a Valle Hermoso, Tamaulipas, una città molto attaccata. Le sparatorie erano cessate, ma continuavano i sequestri, e tutto questo era un terreno fertile perché le persone cercassero Dio, andassero a Messa, risollevassero la propria fede. Dio è intervenuto e si è reso presente in mezzo al dolore.

Con la pandemia sono rimasto sconcertato. Pensavo che la gente avrebbe cercato Dio, ma è successo non solo in Tamaulipas, ma a livello mondiale. La cosa strana è che la gente è tornata ai concerti, al supermercato, al calcio, ma in chiesa è tornata meno. Molti si sono allontanati. Sono fortunato perché a Matamoros la gente continua a venire.

Cercate padre “Chilo” qui.

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