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Vescovi cattolici sostengono allenatore di football licenziato per aver pregato dopo le partite

J.P. Mauro - pubblicato il 11/03/22

Il caso determinerà se le scuole pubbliche hanno il “dovere” di impedire agli insegnanti di pregare durante lo svolgimento del loro lavoro

La Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB) ha espresso il suo sostegno a Joseph Kennedy, allenatore di football di una scuola superiore licenziato per aver pregato in campo dopo le partite nel 2015. Il caso, Kennedy v. Bremerton School District, verrà affrontato dalla Corte Suprema statunitense ad aprile.

Kennedy ha allenato la squadra di football nel Distretto Scolastico di Bremerton dello Stato di Washington dal 2008 al 2015. In quel periodo, alla fine di ogni partita si prendeva un momento per pregare. Secondo Crux, Kennedy diceva di recitare sempre una preghiera di ringraziamento per “l’incolumità dei giocatori, lo spirito sportivo e la corretta competizione”.

Quando ha iniziato questa pratica, la preghiera consisteva in 30 secondi di silenzio, ma man mano si è estesa. Nel 2015, Kennedy pronunciava discorsi che coinvolgevano giocatori, tifosi e perfino le squadre opposte. È stata la tendenza dell’allenatore ad aggiungere messaggi cristiani ai suoi discorsi a provocare una frizione tra lui e la scuola.

Il distretto ha informato Kennedy che i suoi discorsi erano i benvenuti, ma avrebbero dovuto rimanere “secolari” per “evitare l’alienazione di qualsiasi membro della squadra”. Il distretto scolastico gli ha poi suggerito di pregare in privato, al che si è risentito. Alla fine ha declinato la proposta e ha continuato a pronunciare discorsi di stampo cristiano, finché nel 2015 è stato licenziato.

Le argomentazioni

Americans United for Separation of Church and State, che rappresenta il Distretto Scolastico di Bremerton, suggerisce che alcuni giocatori si siano sentiti pressati dai discorsi, e che questi abbiano violato la libertà religiosa degli studenti costringendoli a scegliere tra la loro religione e il fatto di far parte della squadra.

The Becket Fund for Religious Liberty, che rappresenta Kennedy, tuttavia, non è d’accordo. In un comunicato stampa del 2 marzo, secondo The Catholic World Report, Lori Windham ha chiarito che non ci sono leggi contro la preghiera pubblica:

“La Costituzione esiste per proteggere le espressioni pubbliche della fede, non per evitare che gli Americani preghino in pubblico. L’idea che i giocatori di football della scuola superiore possano gestire una partiita difficile ma non la vista di qualcuno che si inginocchia per pregare alla fine della serata è ridicola”.

Il Becket cercherà di provare che Kennedy non stava stabilendo una pratica religiosa per la squadra, né cercava di fare proselitismo con gli studenti.

Quando arriverà davanti alla Corte Suprema, il caso risponderà a due domande. La prima è l’ipotesi che il Primo Emendamento protegga o meno la possibilità per i dipendenti delle scuole pubbliche di pregare durante lo svolgimento delle loro funzioni, la seconda è se la scuola abbia o meno il dovere di proibire questa preghiera.

USCCB

La Conferenza Episcopale ha presentato un amicus curiae attraverso il Becket, istituto che si coinvolge nei casi in cui la libertà religiosa potrebbe essere violata. Nel testo, i vescovi hanno scritto: “Il rispetto per l’esercizio della religione, incluso da parte dei dipendenti pubblici, è tra le nostre tradizioni nazionali e dovrebbe essere celebrato, non punito”.

I vescovi hanno messo in discussione il fatto che gli individui religiosi possano lavorare per il Governo tout court, e hanno indicato che molti Statunitensi di vari fedi, inclusi impiegati governativi, pregano durante la loro giornata lavorativa. A questi individui non viene chiesto di fermare le loro preghiere, o di rimuovere i simboli religiosi.

“Qualsiasi attività di questo tipo potrebbe far sentire a disagio qualcuno o offrire una base per una vaga nozione di approvazione governativa”, aggiunge l’amicus curiae, “ma un’analisi corretta della Establishment Clause, basata su pratiche e comprensioni storiche, non porta a questo risultato”.

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