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I Polacchi vanno alla frontiera con l’Ucraina a prendere donne incinte e bambini

HREBENNYM

Gentileza

Dolors Massot - pubblicato il 04/03/22 - aggiornato il 28/06/22

La temperatura di notte è di 6 gradi sotto zero, e ci sono ore di attesa. Migliaia di bambini sono esposti alle intemperie. Una donna si è messa alla guida di un gruppo di raccolta e distribuzione di abiti ai rifugiati

“La guerra non venga d’inverno”, recita un detto popolare in molti Paesi dell’Est Europa. Purtroppo in Ucraina è accaduto proprio questo. Gli Ucraini – soprattutto donne, bambini e anziani – scappano dalle proprie case solo con i vestiti che hanno addosso. Alcuni hanno una piccola valigia e un bambino in braccio. In due punti della frontiera con la Polonia sono già arrivati più di 400.000 rifugiati. Gente come noi.

In Polonia, Begoña Herrera è una delle persone che cercano di incanalare gli aiuti che arrivano. È un architetto spagnolo che vive e lavora lì da trent’anni. Con la fondazione che ha creato due anni fa, dedicata alla moda e alla promozione dell’autostima della donna, Pro Style, ha avviato una raccolta di indumenti per i rifugiati. A Varsavia di giorno la temperatura media è di 4°C, e di notte si arriva a -6°.

“La gente in Polonia si è proiettata sugli aiuti umanitari. Assolutamente tutto il Paese. Siamo uniti e assistiamo tutti. Non ci sono differenze dovute a questioni politiche. L’essenziale sono le persone”, dice. “Per ora si tratta di impegnarsi perché l’aiuto sia efficace”.

Begoña ha pensato agli indumenti perché “sono un elemento importante. Queste persone non hanno niente e fa freddo”. Ha quindi attivato il profilo Instagram di Pro Style perché possano arrivarvi i messaggi di aiuto.

“Il punto più fragile degli aiuti è alla frontiera, perché per superarla servono ore e ore di attesa. Abbiamo visto che le macchine ucraine devono aspettare più dei Polacchi che tornano nel proprio Paese, e quindi molti volontari vanno con le proprie auto alla frontiera, la oltrepassano, prendono i rifugiati e li portano in Polonia. Con la targa polacca passano prima”.

Le prime persone che i volontari vanno a cercare sono le donne incinte e con bambini piccoli.

Marta è una volontaria. È andata con la sua macchina fino alla frontiera di Hrebenne (Hrebennym in polacco), a quattro ore da Varsavia. Ha scattato le due fotografie che appaiono in questo articolo. Era notte e non c’era tempo da perdere. Le si spezzava il cuore nel vedere i bambini esposti alle intemperie con quella temperatura glaciale.

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poloniarifugiatisolidarietàucraina
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