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Bruno Raffara, padre, nonno… e prete

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Bruno Raffara

Padre Bruno Raffara.

Marthe Taillée - pubblicato il 27/10/21

Padre, vedovo e ormai nonno, Bruno Raffara è prete dal 2020 per la diocesi di Angers. Un cammino personale singolare.

Come vedere la mano di Dio nella prova della vedovanza? Come può germinare una vocazione sacerdotale quando si è stati mariti e padri? A queste domande il reverendo Bruno Raffara, 57 anni, ha messo del tempo a rispondere. «Vedevo delle cose, ma solo oggi riesco a fare i collegamenti», confida con un sorriso. Dei segni? «Ognuno è libero di crederci o meno», attenua l’interlocutore, il quale preferisce parlare di “indizî”. E ce ne sono parecchi, nella vita di padre Bruno, ordinato per la diocesi di Angers il 28 giugno 2020. 

Claire e Bruno avevano quasi 20 anni, quando si incontrarono, nel 1984, durante una riunione di volontari a Lourdes. Condividevano la medesima fede, uno zoccolo duro che li avrebbe sostenuti fino alla fine: si sarebbero sposati il 26 luglio 1986 a Cholet, la città natale di Claire. 

La quale faceva l’insegnante, mentre Bruno era professore di economia. Vicina alla comunità del “Verbe de Vie” promanata dal Rinnovamento Carismatico, la coppia abitò per sei anni in Corrèze, prima di trasferirsi nella Sarthe, dove a ritmare la quotidianità sarebbe stata la vita di famiglia, tra lavoro e impegni parrocchiali. 

Nel 1999 la famiglia arrivò a Saumur, ma a poco a poco si stava manifestando la malattia di Claire. Amici, comunità religiose… la coppia era molto sostenuta: «Ho saputo dopo – si ricorda – che molte persone avevano pregato per lei». Il vescovo di Angers, mons. Bruguès, passò a trovarla una settimana prima del transito e disse di essere rimasto «segnato dalla visita». Claire si spense il 25 gennaio 2002, quando la coppia aveva tre figli di 13, 11 e 7 anni. 

Il dolore fu immenso, ma Bruno doveva gestire la quotidianità con i bambini. Piuttosto alla svelta, constatò un nuovo stato interiore: 

Mi sono sentito come spossessato della mia vocazione. Non dovevo più occuparmi di Claire, che era in cielo. Di colpo avevo le mani vuote. 

Il padre di famiglia si rivolse al Signore: «E adesso che faccio?». Naturalmente la responsabilità dei bambini restava «un’evidenza». 

Una chiamata del vescovo 

Nove mesi dopo la morte di Claire – «una durata simbolica», dice – cominciò a maturare l’idea del sacerdozio. Poco tempo dopo, alla fine di una messa, mons. Bruguès chiese a Bruno: «Non ha pensato – gli buttò lì – di mettersi al servizio della Chiesa». Impegnato in parrocchia, il padre di famiglia disse di esserlo già. Il vescovo parlava del diaconato. Nel botta e risposta Bruno ribatté di pensare allora al sacerdozio. In quel momento la questione di un eventuale nuovo matrimonio era ancora aperta. Il Vescovo concluse: «Quando sarà sicuro di non essere chiamato a risposarsi, torni a trovarmi», e gli consigliò di farsi accompagnare per il discernimento. Cominciò allora una serie – una lunga serie – di “Dio-incidenze”. 

Un’estate, durante una festa della famiglia a Sainte-Anne-d’Auray, Bruno Raffara incappò in un passo del Libro di Samuele: «Mi susciterò un sacerdote fedele che agirà secondo il mio cuore e il mio desiderio». «Come non vederci un segno?», si chiese. Sant’Anna si festeggia il 26 luglio: era l’anniversario del matrimonio! 

Gli anni passarono e i figli crebbero. Nel cuore di Bruno Raffara il discernimento si affinava dolcemente. Nel dicembre 2013 chiese di poter incontrare il vescovo di Angers, mons. Delmas, giunto in diocesi qualche anno prima. Quest’ultimo gli disse: «Se non fosse venuto lei, sarei stato io a parlargliene». 

L’11 febbraio, festa di Notre-Dame de Lourdes, gli fu proposto di entrare in seminario a settembre. L’ultima figlia di Bruno e Claire era però ancora al liceo. E poi come fare per conciliare seminario e lavoro? Ognuno ci pensava da parte sua: 

Tutti i nodi si sono sciolti in 8 giorni. Ho visto il capo-dipartimento il 18 febbraio, festa di santa Bernadette. Ho ottenuto un congedo in aspettativa. 

Sapienza della Chiesa 

Nel settembre 2015, Bruno Raffara divenne seminarista: invece di fare però un iter normale al seminario di Nantes, entrò nella facoltà teologica di Angers con un’inserzione parrocchiale permanente. Quanto al vescovo, lo accompagnava, ma «non troppo da vicino»: 

Una misura di sapienza per lasciare libertà ai seminaristi. Il discernimento veniva mediato da altre persone. 

All’inizio i figli faticavano all’idea di vedere il padre diventare «un personaggio pubblico». Nel corso del tempo, però, «si sono abituati», rilegge padre Raffara, ordinato prete poi il 28 giugno 2020 e oggi parroco vicino a Cholet. I fedeli sono felicissimi della sua presenza e lui dice: 

Vivo le loro stesse dinamiche; mi incoraggiano a farmi qualche giorno di vacanza, a riposarmi e a vedere i miei figli. 

Se oggi guarda indietro e ripensa ai preti della sua giovinezza, che l’avevano invitato ad andare a Lourdes, al mestiere di insegnante che gli ha reso facile parlare in pubblico, padre Raffara rende grazie per la delicatezza di Dio in questa inattesa vocazione: «Mi aveva preparato». 

Come Lourdes è tornata ad aprirsi ai pellegrini:

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
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