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Coltivare la propria anima come un giardino: quattro consigli di santa Teresa d’Ávila

WOMAN, WATER, GARDEN

LDprod | Shutterstock

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 15/10/21

Per santa Teresa d’Ávila la nostra vocazione è quella di un giardiniere che coltiva la propria anima come un giardino. Ecco i suoi quattro consigli per progredire spiritualmente… col pollice verde.

Il giardino dell’anima, santa Teresa d’Ávila lo descrive nella sua Vita. Per la grande mistica del XVI secolo, grande esperta del cammino spirituale, arriva sempre il tempo della ripulitura, dopo l’euforia dei primi passi del cammino spirituale (condizione nota alla maggior parte dei convertiti). Il Signore fa le pulizie. 

Poi – sottolinea – viene il tempo dell’aridità, quando Dio ritira da noi l’acqua della sua grazia. [Segue ancora] un periodo in cui Dio vuole aiutare a tal punto il giardiniere da prendere il suo posto e da fare quasi tutto il lavoro. [L’anima allora] è rapita nella gioia. In un istante, il Giardiniere celeste fa crescere i frutti e li fa maturare in modo tale che essa può vivere dei frutti del suo giardino. 

E santa Teresa conclude così: 

Se questa terra è stata lavorata a fondo dalle prove […] che fanno comprendere all’anima che i frutti del suo giardino non vengono da lei stessa, essa gioisce dell’alta orazione di unione e può ormai condividere con gli altri i vantaggi spirituali che ha ricevuto senza depauperarsene. 

La nostra interiorità… un giardino 

Il giardino dell’anima è per santa Teresa d’Ávila una drammatizzazione della vita di preghiera. La santa amava molto il passo del Vangelo secondo san Giovanni in cui la Samaritana dice a Gesù: «Signore, dammi di quest’acqua perché io non abbia più sete». Teresa lo scopre attraverso una pittura che decorava uno dei saloni della sua casa paterna: sul bordo di un pozzo sta Gesù, seduto mentre dialoga con una donna venuta a cercare dell’acqua. Nella parte bassa del quadro, una scritta in latino cita il Vangelo: «Dammi da bere». 

Nel pensiero di Teresa, quest’immagine dell’acqua e dell’incontro al pozzo simboleggia la nostra relazione con Dio. Col passare del tempo essa si arricchisce di ogni sorta di immagini prese in prestito alla natura e alla sua bellezza, che esprime qualcosa di più grande di noi. 

Teresa ha sotto gli occhi la terra di Castiglia, seccata dal sole di Spagna. Per renderla fertile, i giardinieri spagnoli devono trovare tutti i mezzi di irrigazione possibili: i pozzi, le ruote idrauliche, i canali d’irrigazione… la migliore irrigazione, però, non dipende da loro essendo la pioggia che viene dal cielo. 

Quattro maniere di irrigare il nostro giardino interiore 

Da principio, il nostro giardino è lasciato a maggese, ossia è incolto, ma santa Teresa ci assicura che cominciando a vivere la preghiera silenziosa – l’orazione – è Dio stesso che si assume il compito di strappare via le erbacce. Da noi dipende soltanto l’irrigazione del giardino – altrimenti detto, la preghiera – perché i suoi fiori sboccino, fioriscano e si sviluppino fino a quando possiamo accogliere in noi «colui che il nostro cuore ama». Ci sono, secondo la mistica spagnola, quattro maniere di irrigare il nostro giardino interiore: 

1Il pozzo, ovvero la preghiera

La nostra preghiera assomiglia allo sforzo che il giardiniere deve attuare per attingere l’acqua in fondo al pozzo. Bisogna che discendiamo – come dentro un pozzo – nelle parole dell’Evangelo, letto e riletto, per rinvenirvi la presenza di Dio. 

2La ruota idraulica

In questo caso lo sforzo del giardiniere viene un pochino alleviato: per santa Teresa Dio stesso si unisce ai nostri sforzi in vista del raccoglimento. È lì che cominciamo a sperimentare la Sua pace, anche se le distrazioni ci scuotono ancora. 

3Il canale di irrigazione

A questo punto si tratta di un’acqua corrente che il giardiniere non deve far altro che incanalare… 

Dio – precisa santa Teresa – aiuta così tanto il giardiniere che in un certo senso prende il suo posto, e fa egli stesso quasi tutto. 

Il nostro raccoglimento nella preghiera è sempre più profondo e cominciamo a imparare a lasciar fare allo Spirito Santo, che prega in noi. 

4La pioggia

In ultimo c’è la pioggia abbondante: il giardiniere non deve far altro che lasciare che la pioggia irrori la sua terra… Poiché non si può decretare che piova, questa forma di preghiera è un dono di Dio. Per la mistica spagnola, è il Signore che a quel punto irriga, 

senza alcun lavoro da parte nostra, e questa modalità di irrigazione è, di gran lunga, superiore a tutti quelli di cui abbiamo parlato. [Questa preghiera] lascia l’anima colma di un’estrema tenerezza d’amore. 

E quella del giardino – in cui i fiori e i frutti sono le promesse e il compimento della santità – non è una magnifica metafora per la vita spirituale?

La bellezza dei giardini monastici:

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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