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Che cosa sono i vaccini mRNA e quali prospettive aprono?

Di Billion Photos|Shutterstock

Lucandrea Massaro - pubblicato il 15/10/21

A colloquio con il professor Roberto Giacomelli Direttore di Immunoreumatologia al Policlinico Universitario Campus Biomedico di Roma per capire meglio questa tecnologia sconosciuta al grande pubblico e dalle grandi potenzialità

Oggi ne sentiamo parlare grazie – per così dire – alla pandemia e ai vaccini che utilizzano questa tecnologia, ma i preparati con vettori a mRNA non sono una “novità”, la loro scoperta viene da lontano, da una studiosa ungherese trapiantata in America di nome Katalin Karikò, ma non aveva avuto ancora l’occasione di provare la sua efficacia, almeno fino ad ora. Ma non solo i vaccino contro il Covid-19 e le sue varianti sono possibili, altre applicazioni mediche sono possibili, anzi sono già allo studio o in fase di approvazione, aprendo così una nuova stagione di vaccini pronti ad intervenire sulle più svariate patologie. Aleteia ne ha parlato con il professor Roberto Giacomelli, ordinario di Reumatologia e Direttore di Immunoreumatologia al Policlinico Universitario Campus Biomedico di Roma.

Professor Giacomelli, che cos’è un vaccino mRna e perché è così innovativo?

Il vaccino a mRNA contiene un RNA messaggero, una piccola molecola di materiale genetico che porta le informazioni dal DNA (virale nel caso degli attuali vaccini) verso i ribosomi [cioè quei complessi interni alle cellule a cui è affidata la sintesi delle proteine, NdA] affinché tali informazioni vengano trasformate in proteine. Tramite l’inoculazione di frammenti di mRNA nelle cellule umane, queste vengono indotte a produrre proteine (ad esempio spike virali), che poi stimolano una risposta immunitaria contro loro stesse, essendo identificate come “estranee” dal nostro sistema immunitario.

Professore, leggiamo che non è solo contro il Covid, anzi che ci sono applicazioni promettenti anche per i tumori, cosa ci può dire a riguardo?

Spesso i tumori sono in grado di evadere dal riconoscimento del nostro sistema immunitario, in particolare dai linfociti deputati alla distruzione delle cellule tumorali. Attraverso i vaccini a mRNA si potrebbero dare le informazioni al nostro sistema immunitario per riconoscere le proteine tumorali, attraverso il messaggio veicolato dall’mRNA del vaccino. In tal modo, si riuscirebbe a distruggere le cellule tumorali senza utilizzo di chemioterapie potenzialmente tossiche per il nostro organismo ma solo attraverso il nostro stesso sistema immunitario.

In che modo questa tecnologia fa avanzare la scienza medica?

I vaccini a mRNA – spiega il professore – hanno dei costi di produzione nettamente inferiori rispetto ai classici vaccini con vettori virali e sono più sicuri in quanto non contengono al loro interno degli agenti infettivi (i vettori virali appunto). La produzione di vaccini a mRNA, inoltre, avviene in processi di laboratorio facilmente riproducibili e veloci, permettendo di poter fare fronte anche a future pandemie.

E’ interessante notare come la somministrazione di mRNA nano-incapsulato, che conteneva delle informazioni relative al virus dell’HIV, proteggeva dei topi di laboratorio dalla malattia. Questi dati suggeriscono che l’uso di mRNA modificato potrebbe essere utilizzato in futuro contro HIV, citomegalovirus (CMV), papillomavirus umano (HPV), ecc.

E’ possibile immaginare terapie personalizzate grazie a questa tecnologia?

Assolutamente si, un tipo di vaccino a mRNA attualmente in studio prevede l’estrazione di particolari cellule del sistema immunitario del paziente (le cellule dendritiche), la somministrazione di mRNA solo a questo piccolo gruppo di cellule così da generare una risposta specifica contro un particolare antigene, necessario a quel paziente, e la re-immissione in circolo di queste cellule “istruite”.

Così facendo, si conferisce al sistema immunitario del paziente la capacità di attaccare un particolare tipo di tumore da cui il paziente è affetto e che era riuscito a sfuggire al suo sistema immunitario. In questo modo, si genera una risposta che è unica per ogni singolo paziente ed altamente specifica ed individuale.

In questo periodo di incertezza, chi si è tenuto alla larga dai vaccini lo ha fatto, a volte, con la paura che questo sia a tutti gli effetti una terapia genica e che quindi le alterazioni siano permanenti, è così o possiamo sfatare questo mito?

Dal momento che l’mRNA è un materiale genetico, questi vaccini possono sembrare una terapia genica. Essi sono però dei vaccini e non alterano alcun gene. La terapia genica nel senso classico del termine, infatti, si basa sull’apportare dei cambiamenti deliberati al DNA di un paziente al fine di curare una determinata patologia. I vaccini a mRNA, al contrario, non entrano nel nucleo della cellula che ospita il nostro patrimonio genetico. Il rischio, dunque, che questi vaccini possano integrarsi nel nostro codice genetico o alterare il nostro DNA è pari a zero. A differenza della terapia genica, infine, i vaccini a mRNA sono “facilmente degradati” dal nostro corpo e, proprio per questo motivo, possono essere stabilizzati con delle piccole modifiche chimiche per renderli più resistenti.

Esistono pericoli o controindicazioni per questo genere di trattamenti?

I vaccini a mRNA – ribadisce il professor Giacomelli – sono totalmente sicuri, come già detto non si integrano nel DNA né contengono patogeni al loro interno come i vecchi vaccini. Nel contesto di una vaccinazione di massa che conta centinaia di milioni di persone è chiaro che rarissime reazioni eccessive del sistema immunitario possano verificarsi. Esse, tuttavia, sono infinitamente meno frequenti e meno forti di quanto non sia stato documentato in caso di Covid. L’unica, reale, contrindicazione è una allergia (nota e documentata con shock anafilattico o reazione allergica sistemica severa) al polietilenglicole (PEG), un eccipiente presente nelle formulazioni degli attuali vaccini a mRNA.

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