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Francesco all’Angelus: la fede senza carità è incompleta e rende tristi

Papa Francesco

ANDREAS SOLARO /AFP/ East News

Vatican News - pubblicato il 10/10/21

Prima della preghiera mariana, dalla finestra su piazza San Pietro, il Papa ha commentato il Vangelo di questa domenica e l’incontro di Gesù con l’uomo ricco, che è “un test sulla fede” anche per noi. La viviamo forse “come una cosa meccanica, un rapporto di dovere con Dio?”. Ci ricordiamo di alimentarla lasciandoci “guardare e amare da Gesù?” , e attirati da Lui, corrispondiamo “con la gratuità?”

Nell’uomo che “possedeva molti beni” e che incontra Gesù nel Vangelo di Marco di questa domenica, “possiamo vederci tutti” e fare così “Un test sulla fede”. Papa Francesco, dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico che guarda piazza San Pietro, prima della preghiera mariana dell’Angelus, dal brano evangelico ricava tre indicazioni per noi. Innanzitutto, se la fede “è principalmente un dovere o una moneta di scambio, siamo fuori strada”, perché Dio non è un “contabile e controllore”, ma “padre”. Se la nostra è una fede stanca, possiamo rinvigorirla cercando “lo sguardo di Dio” nell’adorazione, lasciandoci “amare da Lui”. Infine non accontentiamoci dei doveri, “i precetti e qualche preghiera”, mentre Dio, “che ci dà la vita, ci domanda slanci di vita!”

I tre momenti: la domanda, lo sguardo e l’invito

Il Papa divide l’incontro tra Gesù è l’uomo ricco (che è il giovane ricco del Vangelo di Matteo, al quale Marco non dà età) in tre passaggi: la domanda, lo sguardo e l’invito. L’uomo esordisce con una domanda: “Che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. I verbi che utilizza “dover fare –per avere”, denotano, per Francesco “la sua religiosità: ‘faccio qualcosa per ottenere quel che mi serve’”. Ma questo, commenta,  “è un rapporto commerciale con Dio, un do ut des”, mentre la fede, “non è un rito freddo e meccanico”, un “devo-faccio-ottengo”,  ma è “questione di libertà e di amore”. E questo è il primo test per la nostra fede…

Che cos’è per me la fede? Se è principalmente un dovere o una moneta di scambio, siamo fuori strada, perché la salvezza è un dono e non un dovere, è gratuita e non si può comprare.

“La prima cosa da fare è liberarci di una fede commerciale e meccanica, che insinua l’immagine falsa di un Dio contabile e controllore, non padre.”

La vita cristiana è bella, se ci lasciamo amare da Lui

Nel secondo passaggio, prosegue il Pontefice, Gesù aiuta l’uomo “offrendogli il volto vero di Dio”. L’evangelista scrive: “fissò lo sguardo su di lui” e “lo amò”. La fede, commenta, nasce e rinasce, “non da un dovere, non da qualcosa da fare, ma da unosguardo di amore da accogliere”. La vita cristiana diventa bella, infatti, “se non si basa sulle nostre capacità e sui nostri progetti, ma sullo sguardo di Dio”.

La tua fede è stanca e vuoi rinvigorirla? Cerca lo sguardo di Dio: mettiti in adorazione, lasciati perdonare nella Confessione, stai davanti al Crocifisso. Insomma, lasciati amare da Lui. Questo è l’inizio della fede.

Non accontentiamoci dei doveri, Dio ci chiede slanci di vita

Il terzo passaggio di questo incontro, spiega Papa Francesco, è l’ invito di Gesù, che dice: “Una cosa sola ti manca”, cioè il dono, la gratuità. “Va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri”.

È quello che forse manca anche a noi. Spesso facciamo il minimo indispensabile, mentre Gesù ci invita al massimo possibile. 

“Quante volte ci accontentiamo dei doveri – i precetti e qualche preghiera – mentre Dio, che ci dà la vita, ci domanda slanci di vita!”

La fede non si limiti ai no, la nostra vita sia un sì d’amore

Questo passaggio dal dovere al dono è ben espresso nel Vangelo di Marco:  dopo aver ricordando i comandamenti, “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare…” Gesù arriva alla proposta positiva: “Va’, vendi, dona, seguimi!”. La fede, commenta il Papa, “non può limitarsi ai no, perché la vita cristiana è un sì, un sì d’amore”. Una fede senza dono e gratuità, conclude, “è incompleta, debole, ammalata”. “Potremmo paragonarla a un cibo ricco e nutriente a cui però manca sapore, o a una partita ben giocata ma senza gol”.

Una fede senza dono, senza gratuità, senza opere di carità alla fine rende tristi: come quel tale che, pur guardato con amore da Gesù in persona, tornò a casa “rattristato” e “scuro in volto”.

Amati da Gesù, corrispondiamo con la gratuità

Le domande che dobbiamo farci, per il Pontefice, sono allora: “A che punto sta la mia fede? La vivo come una cosa meccanica, come un rapporto di dovere o di interesse con Dio? Mi ricordo di alimentarla lasciandomi guardare e amare da Gesù? E, attirato da Lui, corrispondo con la gratuità, con generosità?”. L’invocazione finale di Papa Francesco alla Vergine Maria, “che ha detto a Dio un sì totale, un sì senza ma”, una cosa “che non è facile”, è che “ci faccia assaporare la bellezza di fare della vita un dono”. 

L’originale su Vatican News

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