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I preziosi consigli di Teresa di Lisieux per discernere e compiere la propria vocazione

Manuel Cohen / Aurimages

Thérèse de Lisieux a 11 anni, scultura in bronzo di Fleur Nabert, Chapelle Notre Dame du sourire, Lisieux (Normandie).

Aliénor Strentz - pubblicato il 05/10/21

124 anni fa Thérèse Martin, una religiosa carmelitana francese 24enne, entrava nella casa del Padre. Colei che desiderava «passare il suo Cielo a fare del bene in terra» continua a elargirci oggi i suoi preziosi consigli.

Nei suoi manoscritti autobiografici raccolti in Storia di un’anima, santa Teresa di Lisieux espone con semplicità la nascita precoce della propria vocazione. Tutto sembra lampante ed evidente per questa piccola personalità determinata e fiduciosa… eppure “la piccola Thérèse” ha dei consigli da darci sul discernimento e sul compimento della nostra vocazione. Eccone cinque che promanano dalla lettura dei suoi scritti. 

1Sviluppare una vita interiore

Thérèse non è stata decine d’anni a porsi domande, per sapere quale fosse la sua vocazione: essa le si presentò in maniera evidente perché quella aveva una vita interiore assai sviluppata, e fin dagli anni più teneri. 

Quando ancora era ospitata in Abbazia, verso l’età di nove anni, una suora dell’Abbazia le chiese che cosa facesse nel suo giorno libero, quando era sola. La bimba le rispose che «pensava». 

Ma a che cosa pensa?, le chiese la religiosa. 

Penso al buon Dio, alla vita, all’eternità… insomma, penso!, le rispose Thérèse. 

La religiosa rise molto, e comprese che Thérèse, per piccola che fosse, praticava già l’orazione… Ora, l’orazione è simultaneamente un cammino d’intimità con il Signore e un cammino di verità su di sé. 

Se state per mesi o per anni a chiedervi quale sia la vostra vocazione, probabilmente ci sono questioni primordiali che non vi siete mai poste, e dunque prima di ogni cosa avete bisogno di occuparvi della vostra vita interiore. 

Trucchetto: tenete un diario spirituale nel quale, come Thérèse, potrete annotare giorno per giorno la vostra vita interiore. All’inizio non sarà facile, ma chiedete a Thérèse di aiutarvi a scrivere, anche i vostri ricordi. Redigendo il vostro diario, comprenderete quel che davvero conta per voi, nonché la natura della vostra relazione con Dio e con il prossimo. Scrivete in tutta sincerità, senza mentire a voi stessi. 

2Chiedersi “per chi sono fatto/a?”

Durante un ritiro spirituale a Paray-le-Monial, mons. Yves Le Saux dispensò questo utile consiglio: per trovare la propria vocazione, bisogna passare dalla domanda shakespeariana “chi sono io?” (quella di Re Lear) a quella più costruttiva “per chi sono, io?”. Voi per chi siete? 

Thérèse ha risposto prestissimo a questa domanda: voleva entrare al Carmelo principalmente per due categorie di persone – i peccatori lontani da Dio e i sacerdoti. Sapeva che al Carmelo avrebbe dato la vita per loro, e questo le ha messo le ali per sorvolare tutti gli ostacoli a seguire, che non hanno mancato di ergersi sulla sua strada. 

Pensiamo a numerose altre persone che col proprio impegno ci hanno segnati: madre Teresa, suor Emmanuelle o ancora l’Abbé Pierre, che si sono donati per i poveri – ad esempio. E voi chi volete consolare, fortificare, amare con amore di predilezione? 

Trucchetto: Scrivete nel vostro diario spirituale per chi volete donarvi in particolare, e perché. Sceglietevi un santo che si sia impegnato per gli altri e che vi accompagnerà e vi sosterrà nel vostro cammino. 

3Passare dalla chimera alla realtà

Prima di abbracciare concretamente una vocazione, è frequente incappare nel laccio di errori prospettici: uno s’immagina il matrimonio in maniera molto ingenua, un altro la vita consacrata come l’imitazione letterale della vita di questo o quel santo vissuti secoli prima. 

Thérèse Martin stessa ci rivela nei suoi manoscritti di non aver compreso la sua vocazione se non poco tempo prima del suo ingresso al Carmelo, durante un pellegrinaggio in Italia. S’immaginava i preti “più puri del cristallo”, e li scoprì “deboli e fragili”. Comprese allora la vocazione delle carmelitane, quella di pregare per loro. 

Trucchetto: Scrivete tutte e immagini che vi affiorano alla mente sulla vocazione che vorreste abbracciare. Sceglietevi uno o più referenti di fiducia, delle persone esperte che già vivono quella vocazione, e confrontate le vostre immagini con le loro descrizioni della realtà che vivono. C’è una grande differenza? Magari la vostra visione è un poco chimerica? 

4Sormontare gli ostacoli uno a uno e perseverare

L’ingresso di Thérèse al Carmelo è preceduto da una moltitudine di ostacoli alla sua vocazione, che ella riuscì a superare uno a uno. Convincere lo zio Isidore, preoccupato dello scandalo che avrebbe potuto dare la nipote entrando al Carmelo di Lisieux a quindici anni appena… ma anche gli ecclesiastici… fino a domandare al padre di accompagnarla a Roma per supplicare papa Leone XIII in persona di lasciarla entrare al Carmelo! La “piccola Thérèse” non manca di determinazione né di audacia. 

Ella vive come una grande prova l’attesa di tre mesi, che le sembra interminabile, pur riconoscendo che questa prova l’ha fatta molto «crescere nell’abbandono e nelle altre virtù». 

Dopo il suo ingresso al Carmelo, Thérèse dovrà ancora perseverare nella propria vocazione, al di là delle prove che descrive nei suoi manoscritti: «le punture di spillo delle creature» (leggi le riflessioni sgradevoli delle Consorelle e altre piccole umiliazioni); il pericolo di lasciarsi infantilizzare dalle consorelle più grandi, che ancora la chiamano “il piccolo giunco”; far fronte all’aridità nell’orazione quando “Gesù si nasconde”, o ancora superare la grande tristezza davanti alla malattia, poi l’internamento del padre in manicomio… 

Thérèse accoglie le spine tanto bene quanto le rose. Al di là delle prove, si dice mossa da una grande pace interiore. 

Trucchetto: Scrivete sul vostro diario gli ostacoli che si frappongono tra voi e il compimento della vostra vocazione. Al di là delle sofferenze e degli ostacoli, vi sentite tuttavia sostenuti da una grande pace interiore? Se sì, avete trovato la vostra vocazione. 

5Comprendere il senso profondo della vocazione

Nel settembre 1896, cioè un anno prima della sua morte, Thérèse scrisse: «La mia vocazione l’ho finalmente trovata!». Questa riflessione di Thérèse è perlomeno stupefacente, vista la sua precoce determinazione e i suoi otto anni già trascorsi al Carmelo. Che voleva dire con quelle parole? Ella ebbe effettivamente l’intuizione che la vocazione non consista nell’“essere qualcuno” (una carmelitana, un prete, un missionario eccetera), ma che essa ci sia donata per trasformare il nostro quotidiano in atti di amore straordinarî. In una parola, riassume Thérèse, «la mia vocazione è l’Amore». 

Trucchetto: Immaginate per un istante che non possiate compiere la vocazione che avete scelto (diventare madre o padre, o medico o altro…). La vostra vita sarà per questo destinata a rovina perpetua? Come potete vivere quella vocazione in modo che resti aperta a ogni proposta, come dice Thérèse, e diventi oggi stesso, nella vostra vita quotidiana, la vocazione all’Amore? 

Aliénor Strentz è dottore in etnologia-antropologia, insegnante e fondatrice del blog “Chrétiens heureux”. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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