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“Responsabilità”, non “obbligo” verso i vaccini. La linea del Vaticano

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 28/09/21

Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita si è detto favorevole alla terza dose, laddove necessaria, e ha ribadito: “La vaccinazione è fondamentale nell’ottica di una protezione globale contro il Covid-19"

“La vaccinazione è fondamentale nell’ottica di una protezione globale contro il Covid-19”, afferma il Vaticano, ma la questione centrale “riguarda la possibilità di superare davvero e presto le differenze, attuando una politica sanitaria globale che renda più equo l’accesso alle cure”. 

Lo ha ribadito monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, delineando le sfide e i problemi discussi nella assemblea plenaria 2021 dell’Accademia, la prima in presenza dall’inizio della pandemia. L’evento che si svolge in questi giorni in Vaticano, ha come tema “Salute pubblica in prospettiva globale. Pandemia, bioetica, futuro” (Aci Stampa, 28 settembre).

“Lo sfondo dell’Assemblea resta quello delineato da Papa Francesco nella sua Enciclica Fratellitutti: siamo parte di un’unica famiglia umana e nessuno potrà salvarsi da solo”, ha rimarcato monsignor Paglia. 

“Non abbiamo mai parlato di obbligo” 

Rispondendo, poi, alle domande dei giornalisti, monsignor Paglia si è augurato che per il Vaticano venga presto la terza dose. “Abbiamo sempre parlato di responsabilità nei confronti del tema dei vaccini”, verso sé stessi e chi non può vaccinarsi. “Non abbiamo mai parlato di obbligo”, precisa poi ricordando che c’è una cultura della responsabilità che deve crescere.

La gravità della malattia

Il presidente della World Medical Association (WMA), David Barbe, affronta la questione delle aree su cui intervenire per fronteggiare la pandemia. Prima di tutto segnala l’importanza di poter accedere alle cure. La gravità della malattia è stata, infatti, maggiore in tre grandi categorie: gli anziani, quelli con malattie croniche e alcune delle etnie non caucasiche. 

“Questi gruppi hanno registrato tassi più elevati di condizioni gravi e morte, in parte a causa della suscettibilità naturale, ma, cosa altrettanto importante, questi sono i gruppi che sperimentano disuguaglianze nell’accesso alle cure”. C’è poi la questione della sicurezza degli operatori sanitari, colpiti in modo forte dalla pandemia. “Molti si sono sentiti non supportati o addirittura traditi dai loro ospedali e governi”. “Molti si sono ammalati e sono deceduti”. Bisogna, dunque, trovare la maniera affinché ogni Paese possa sviluppare adeguate modalità di approvvigionamento per dispositivi di protezione individuale. 

VACCINE

40% ha sintomi lievi 

E’ stato consegnato, poi, ai presenti in Sala l’intervento del professor Jules Hoffmann, Premio Nobel per la Medicina 2011, che traccia la storia dell’evolversi della pandemia e fornisce alcuni dati. Ricorda che i danni del virus SARS-CoV-2 non sono solo al sistema delle vie respiratorie e ai polmoni. Ma anche, a seconda dei pazienti, al sistema cardiovascolare, ai reni, al sistema nervoso centrale. 

Il 40% delle persone infette sono asintomatiche, il 40% ha sintomi lievi – di cui un quinto deve eventualmente essere ricoverato nel reparto di terapia intensiva -. E circa l’1 o 2% della popolazione infetta soccombe alla malattia. Finora nel mondo sono stati circa 4 milioni i morti e più di 200 milioni di persone sono state infettate. Ma le cifre sono sottostimate perché molti casi non sono stati segnalati. Inoltre, le varianti identificate differiscono principalmente nella loro contagiosità, ma non nella gravità delle malattie che causano. 

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