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Un Messicano dall’altra parte del mondo, senza paura del martirio

FERMIN SOSA

Gentileza

Jesús V. Picón - pubblicato il 05/08/21

Ha paura del martirio?

No, perché ci sono due cose che ho amato nella mia vita sacerdotale e che dico che devono amare anche quanti sono nel servizio diplomatico: una di queste è l’amore per le missioni. Sono sacerdote, e se non amiamo le missioni siamo cattivi sacerdoti. La Chiesa nasce missionaria e lo sarà sempre, perché l’evangelizzazione si verificherà sempre in ogni momento, in ogni luogo e in ogni circostanza.

FERMIN SOSA

Adoro le missioni, e una cose delle cose che deduco dal mio seminario, che quest’anno compie 275 anni, è che è un seminario missionario. Ricordo che tutti i fine settimana andavamo in missione nelle parrocchie; non andavamo a casa nostra, né restavamo in seminario, ma nelle parrocchie a stare con la gente – con gli adulti, i bambini e i giovani. Anche solo per 24 ore o per un giorno e mezzo. Ti mandano lì e devi prendere l’autobus, non ti ci portano. Se hai dovuto viaggiare per due ore, devi stare quelle due ore al caldo, vivendo quella situazione. Le missioni sono questo, e questa è l’esperienza missionaria – vivere la propria vocazione con la gente.

L’altra cosa che ho amato molto è l’avventura. Se non siamo uomini d’avventura soffriremo molto, saremo gente frustrata. Qual è l’uomo avventuriero? Quello che si butta in quello che viene. Non so cosa troverò, ma non mi interessa, perché sono già preparato psicologicamente al fatto che ci saranno problemi e sfide; e le sfide, come nella corsa a ostacoli, vanno saltate, e a volte si cade. Sono sfide, non ostacoli, e si saltano per raggiungere la meta.

Accade lo stesso con il sacerdozio e con la nostra missione: dobbiamo essere aperti all’avventura, perché non sappiamo cosa ci aspetta. L’unica cosa che sappiamo è che davanti a noi c’è Cristo, e allora è Cristo che ci darà la forza e gli strumenti per poter affrontare gli ostacoli.

E allora, se arriva il martirio, lo sappiamo. Da seminarista, non ho mai immaginato che sarei andato nei Paesi che ho visitato e con la dignità di arcivescovo, mai! Perché non possiamo immaginare fin dove Dio ci può portare. L’unica cosa che si vive in quel momento è la disponibilità del cuore ad andare dove Dio ci manda.

Dio mi ha portato fino a qui perché sento di avergli detto: “Signore, se questa è la tua volontà, chi sono io per dirti di no?” Ed è stata questa la risposta che Gli ho dato quando mi hanno invitato ai ritiri vocazionali.

Quando mi hanno invitato a entrare in seminario avevo questa inquietudine nel cuore, che non avevo mai esternato nella mia vita. Il mio vicario mi ha detto: “Da parte del parroco, vuoi sempre entrare in seminario?” Come sarebbe “Vuoi sempre?” se non ho mai detto di voler entrare? Da dove viene questa domanda? E allora ricordo che sono entrato in cappella e ho detto: “Signore, se questa è la Tua volontà, Tu sai che dentro sento questo, e forse per paura non l’ho esternato; se però questa è la Tua volontà e la Tua chiamata, chi sono io per dirti di no? Tu mi darai la forza per poter arrivare a concludere la preparazione al sacerdozio”.

Per me il sacerdozio era una cosa grande, e Gli ho detto: “Tu hai una cosa grande in serbo per me, non so cosa sia, ma chi sono io per dirti di no?” Questa è stata la mia risposta. Ed è la risposta che continuo a dare al Signore in ogni momento di debolezza, in ogni momento in cui sento che non ce la faccio: “Ecco, Signore, sono qui. Tu mi hai messo in questa situazione. Chi sono io per dirti di no? Ecco la mia disponibilità. Ovunque mi porterai”.

Se mi porterà al martirio non lo so, non sappiamo come finirà la nostra vita. Ma ora Egli mi porta in Papua Nuova Guinea. E ci vado con tutto il cuore e con le mani sul cuore per compiere la volontà di Dio. Poi mi manderà in altri luoghi, e andrò; chiedo semplicemente al Signore di darmi la salute per esercitare con fedeltà questo servizio, la missione che mi sta affidando.

Monsignore, sa se nella storia ci sono stati altri nunzi apostolici messicani?

Storicamente c’è stato solo un nunzio apostolico messicano prima di me. È stato monsignor Luis Robles; era di Autlán, Jalisco, e le sue ultime nunziature sono state in Uganda e a Cuba, e poi è stato nominato presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. È morto nel 2007.

E ora ci sono io. Speriamo che in seguito ce ne siano altri, che non rimaniamo gli ultimi due, ma che, essendo il Messico un Paese cattolico e grande possa dare altri nunzi apostolici. Soprattutto perché è un orgoglio per la Chiesa locale, per la Chiesa nazionale. Perché è come un riconoscimento non solo della mia persona, ma anche della Nazione come tale, della Chiesa nazionale come tale.

Cosa mi può dire della Madonna di Guadalupe? Dicono che in tutto il mondo, ovunque, c’è un Messicano, e che anche la Madonna di Guadalupe è ovunque. Com’è la devozione alla Madonna di Guadalupe in Papua Nuova Guinea? C’è qualche cappella? La farà costruire?

Tengo sempre la Madonna di Guadalupe con me e la porto e la promuovo ovunque vado. Le immagini di ricordo che ho dato negli inviti del nostro servizio diplomatico, alla curia e ai nostri amici ritraevano proprio Guadalupe, un’immagine molto bella che non ho potuto prendere in Messico per questioni di tempo, e quindi l’ho fatta riprodurre in Serbia. Porto sempre un’immagine di Guadalupe con me, sempre!

Una delle cose che richiamano la mia attenzione è il fatto di aver trovato l’immagine della Madonna di Guadalupe in molti luoghi che ho visitato. In Papua l’ho trovata una volta in un’isola sperduta, in una cappella. Mi ha colpito molto, perché eravamo in una delle isole sperdute del Pacifico e c’erano una piccola cappella e un quadro della Madonna di Guadalupe. Mi hanno detto che si doveva a un missionario messicano che era stato lì e l’aveva lasciata nella chiesa. E c’è una certa devozione nei suoi confronti. E anche a Port Moresby; ricordo che quando sono andato nella cattedrale c’era un’immagine della Madonna di Guadalupe.

FERMIN SOSA

E allora la Madonna di Guadalupe è presente, perché dove c’è un Messicano c’è la Madonna di Guadalupe.

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diplomazia pontificiavescovo
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