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Che senso ha “adorare il cuore di Gesù”?

SACRED HEART

Wellcome Library, London- (CC BY 4.0) modified

Jean-Michel Castaing - pubblicato il 11/06/21

Oggi, venerdì 11 giugno, i cattolici celebrano la solennità del Sacro Cuore di Gesù. Nel “cuore di Cristo” i cristiani adorano Dio nel suo insondabile amore per gli uomini.

I figli di coppie cristiane si fanno riprendere quando dicono “Adoro il colore del tuo zainetto!” oppure “Il mio gatto è adorabile!”: i loro genitori puntualizzano allora che «si adora solo Dio», che «solo Dio è adorabile». Precisazione corretta che, quando saranno più grandi, li preserverà dall’idolatrare questo o quel politico, o di assolutizzare qualsivoglia ideologia. Ma se l’adorazione è riservata esclusivamente a Dio, perché la Chiesa riserva un culto di latria (cioè di adorazione) al Sacro Cuore, ossia al cuore di Gesù? 

Per rispondere a questa domanda è importante anzitutto notare che, nel cuore di Gesù, l’esteriorità corporea non è dissociabile dall’interiorità spirituale. Già in alcune espressioni del linguaggio corrente il cuore designa la persona. «Che gran cuore!», si dice: e non si sta certo proponendo all’attenzione dell’interlocutore di ammirare un organo, ma la persona di cui si vantano la generosità e/o il coraggio. Lo stesso accade con Gesù: la Chiesa non propone di limitare l’adorazione dei fedeli al cuore di carne creaturale di Gesù, ma l’ha estesa al cuore in quanto sede del suo amore umano-divino. 

Il Cuore dell’Eterno Figlio 

Soprattutto, la legittimità dell’adorazione del Sacro Cuore risulta dalla persona a cui esso appartiene: ora, questa persona è l’Eterno Figlio del Padre. Gesù ha due nature, una umana e una divina, ma sussiste in un’unica persona – quella del Figlio Eterno. È il Figlio che dice “io” quando Gesù parla, come è la persona del Figlio che agisce e patisce, nelle opere di potenza di Gesù (come risuscitare Lazzaro) o nelle affezioni umane del corpo o i dolori dell’anima (come le sofferenze legate al tradimento di Giuda o all’incomprensione da parte dei parenti). In tutti questi casi è sempre la persona dell’Eterno Figlio ad essere soggetto dei predicati – delle opere umane o dei prodigî divini. 

Inoltre, il fatto che il suo cuore abbia sofferto non è segno di imperfezione per l’ottima ragione che l’onnipotenza divina ha acconsentito, incarnandosi in Gesù, a com-patire le nostre miserie con un cuore di carne. Lungi dal menomare la potenza di Dio, al contrario l’Incarnazione l’ha moltiplicata: Dio si è superato in amore! La sofferenza del cuore, in Gesù, è stata voluta da Dio. E poi in virtù dell’unione ipostatica (il fatto che Gesù abbia due nature unite in un’unica persona, che è divina), la sofferenza del suo cuore è la sofferenza di Dio. 

Conseguentemente, la nostra adorazione della persona del Figlio si rifrange nell’adorazione della sua divinità e del suo amore umano. Nella sua enciclica sulla devozione al Sacro Cuore Pio XII lo spiegava: 

Adorando il Cuore sacratissimo di Gesù in esso e per esso noi adoriamo sia l’amore increato del Verbo Divino, sia il suo amore umano con tutti gli altri suoi affetti e virtù, poiché e quello e questo spinsero il nostro Redentore ad immolarsi per noi e per tutta la Chiesa sua Sposa, conforme alla sentenza dell’Apostolo «Cristo amò la Chiesa e diede se stesso per lei al fine di santificarla, purificandola col lavacro dell’acqua mediante la parola di vita, per far comparire davanti a sé, gloriosa, la Chiesa, affinché sia senza macchia, senza ruga o altra cosa siffatta, ma anzi santa e immacolata ».

Pio XII, Haurietis aquas, 1956

Ecco perché il cuore creato di Gesù, simbolo del suo amore, è oggetto legittimo della nostra adorazione: abbiamo diritto di adorare il cuore di Gesù in quanto è parte costitutiva e centro simbolico della sua umanità – umanità indissociabile, nel suo caso, dalla divinità, poiché entrambe sono portate da una sola persona (divina). Inoltre in particolare modo il Cuore, più di ogni altra parte del corpo di Gesù, ha ragione di reclamare la nostra adorazione poiché, come dicevamo sopra, è simbolo attivo della sua immensa carità. 

Un compendio del Mistero cristiano 

In ultimo, l’adorazione del Cuore di Gesù è legittima perché in esso si condensa tutto il mistero della religione cristiana. L’Incarnazione è il compendio del Verbo divino (l’immensità divina del Verbo contenuta in una vita umana). Ora, se il Verbo si è fatto carne, se ne deduce che l’Amore si è fatto cuore: quanto poi alla passione di Cristo, essa è il condensato della sua esistenza terrestre, e dunque il Cuore di Gesù non rappresenta soltanto l’abbreviazione di Gesù nella sua umanità (Incarnazione), ma è pure all’origine del suo sacrificio e di tutto il suo agire in nostro favore – quel Cuore che sulla croce fu trafitto dalla lancia del soldato. 

Poiché l’Incarnazione e la Passione rivelano entrambe Dio nel suo insondabile Amore, logicamente il Cuore di Gesù rappresenta un mirabile compendio del Mistero cristiano nella sua interessa. A tal titolo, esso merita legittimamente di essere oggetto di adorazione da parte dei credenti. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
devozionedogmasacro cuore di gesuteologia
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