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Nicola Zattoni: “Non ho le spalle per questa Croce, ma Dio mi ha preso”

NICOLA ZATTONI

Tv2000it | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 07/06/21

Si è spento ieri sera il giovane imprenditore Nicola Zattoni, colpito da un forma molto aggressiva di Sla. Ai suoi amici aveva voluto dire: "Io sto vivendo, e voi con me, un anticipo di paradiso. Per cui quando tra poco non ci sarò più saprete che non avrò smesso di festeggiare".

Una salita ripida, la Sla

Lo scorso agosto, arrampicandosi su un vulcano spento durante una vacanza in Islanda, Nicola Zattoni, giovane imprenditore di Riccione, ha sentito un affaticamento alle gambe e un’amica lo ha fatto appoggiare al suo braccio per continuare la salita. Questo è stato il segno con cui la malattia ha bussato alla sua porta, ma è anche il segno di un Dio che chiede di appoggiarsi completamente a Lui. L’equilibrio si sposta: dalla forza delle nostre gambe, alla forza del Suo braccio che ci sostiene. Dalla totale indipendenza di un giovane 37enne lanciatissimo nel mondo imprenditoriale delle startup, alla totale dipendenza di quello stesso giovane che, affrontando una malattia grave e fulminante, è arrivato a dire:

Io vi auguro che la vostra vita possa essere piena come la mia.

Nicola si è spento ieri sera, a ottobre aveva saputo di essere affetto da una forma molto aggressiva di Sla.

Un imprenditore entusiasta

Nicola Zattoni aveva una mission professionale che era poi tutt’uno con una missione di vita. Nel 2019 aveva fondato Innovazione, un incubatore di start up nato per aiutare e sostenere l’imprenditore nella delicata fase d’avvio di un nuovo progetto. Sul profilo LinkedIn si legge che il ruolo di Nicola era quello di businnes angel. (Mission, angel. Curioso come certi nomi ‘topici’ in ambito aziendale peschino nel ricco mare del cristianesimo, no?)

Servire era il verbo che lo entusiasmava. Strano di questi tempi, ma sensatissimo: significa avere entusiasmo per lo slancio altrui. Sostenere una start up, affiancare il progetto di un’impresa che comincia, mi ricorda vagamente quel ‘… e vide che era cosa buona’ che rende il Nostro Creatore il primo degli entusiasti non egocentrici. Per essere capaci di fare il business angel occorre un grande investimento di energie e sforzi. Muoversi, darsi da fare – fisicamente e mentalmente -, darsi le ragioni per un coraggio fiducioso. Nicola era proprio così.

Quando ti accorgi di essere un servo inutile

E poi, all’improvviso, dopo quella fatidica vacanza in Islanda, l’imprevisto di una malattia invalidante e aggressiva ribalta tutto. Da ottobre 2020 Nicola ha fatto i conti con la Sla che lo ha costretto a fare tabula rasa di una vita di piena, libera e fiera indipendenza.

Qualche mese fa, ospite alla trasmissione Bel tempo si spera di TV 2000, Zattoni aveva dichiarato:

Ho sempre avuto il desiderio di servire, in due significati. Primo: essere utile. E l’altro, quello di accudire. Da quando ho questa malattia ho bisogno fondamentalmente di tutto. […] E dunque oggi mi chiedo: a cosa servo?

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Nelle ultime ore, dopo la notizia della sua morte, ho scoperto di avere tanti amici in comune con lui. Ho anche scoperto che mio figlio è in una chat di Gioventù Studentesca in cui, tra l’altro, si pregava per lui. Proprio grazie a uno di questi amici mi è arrivato il testo di un discorso scritto da Nicola Zattoni in occasione del suo 37esimo compleanno.

La buona notizia di Nicola: la vita diventa un miracolo

Le sue parole sono la risposta alla domanda che lui stesso aveva posto: a cosa servo? A cosa serve un giovane pieno di vita e slancio e intraprendenza che è costretto in modo fulminante a perdere le gambe, la parola, l’autosufficienza … e la vita?

Cosa si può dire il giorno del proprio trentasettesimo compleanno?
La mia vita è sempre stata dominata da un bisogno viscerale di essere preferito. Per tentare di soddisfare questa mia esigenza ho fatto di tutto. Ho cominciato a rubare i fiori dai giardini dei vicini per strappare una carezza a quella santa donna della mia mamma. Ma non mi sono fermato lì. Non mi sono fermato davanti a niente. La mia esigenza andava soddisfatta e non mi faceva problema la scompostezza.

Poi crescendo, tra un innamoramento e un libro su una lavatrice, ho finalmente trovato quello che in maniera disperata avevo cercato tutta la vita. Prima aveva il volto di una donna. Poi lo sguardo paterno di don Carlo. Infine ha piano piano invaso tutti gli angoli della mia vita. Un po’ alla volta. Da allora c’è un altra esigenza che si è fatta spazio nel mio cuore. Che tutti sappiano cosa mi è successo. Che tutti Lo conoscano. Che tutti possano vedere che miracolo che è diventata la mia vita.

Nicola Zattoni

Caro Nicola, hai dimenticato il complemento oggetto – direbbe l’insegnante di italiano. Chi è che hai trovato? Chi c’era dietro il volto di quella donna?

Il volto di Dio dietro ogni presenza

Quella di Nicola non è reticenza a nominare Dio, rispetta fedelmente l’esperienza di ogni vero cristiano. Don Giussani ci ha insegnato a chiamarlo senso religioso: noi non troviamo Dio in chiesa, al modo in cui troviamo il formaggio nel banco frigo del supermercato. Dio non è un prodotto con l’etichetta in bella vista. Piuttosto, dietro ogni cosa c’è l’eco di una voce, più profonda, che ci chiama. Ascoltare quella voce, scoprire Dio presente, come origine e fine, di ogni frammento di realtà è stata la sorpresa che ha fatto dire a Nicola che la vita è un miracolo.

Ma può restare vera quest’intuizione quando la vita non è più fatta di fiori regalati alla mamma, innamoramenti, progetti imprenditoriali da lanciare? Con quale voce parla Dio quando hai i giorni contati e il corpo cede su tutti i fronti?

“Vi auguro di vivere una vita piena come la mia”

Attenzione, per proseguire nella lettura delle parole scritte da Nicola per il suo 37esimo compleanno bisogna indossare gli scarponi. La salita si fa ripida, ci chiede di seguirlo su una strada impervia e strepitosa. Come lui s’appoggiò al braccio dell’amica, ora noi dobbiamo appoggiarci al corpo – fortissimo – della sua fede.

Beh, la mia vita alla fine è tutta così: sono uno stronzo pazzesco al quale è accaduta una grande grazia.
Sto vivendo una intensità di vita impossibile. Inimmaginabile.
Mio babbo mi ha chiamato figlio fratello e padre.
Mia mamma sta fiorendo come il suo giardino.

Non sono mai stato così fratello dei miei fratelli.
Non sono mai stato così innamorato.
Hanno scritto canzoni per me. Hanno scritto poesie.
Ho ricevuto una proposta di matrimonio.

Così Dio esaudisce quel desiderio cocciuto di preferenza.

“Non ho le spalle per questa croce”

Nicola si è sentito indiscutibilmente preferito, sì, ma nella trama di un dolore ficcato nella carne, di una fine prococe e irrevocabile. Possibile? (questa domanda possa restare aperta in noi non come dubbio, ma come ipotesi attendibile che ci arriva dalla voce di un testimone).

Ho pianto tutte le mie lacrime per lo struggimento affettivo che provo per ciascuno di voi. Mi capita spesso di pensare a qualcuno di voi e piangere perche mi scoppia il cuore di bene. Perché siete preziosi e vi preferisco.
Tutto questo negli ultimi sei mesi. E’ quello che ho sempre desiderato. […]
Ma dove si vede una cosa del genere? Chi fa tutto questo?

Io vi auguro che la vostra vita possa essere piena come la mia.
Io sto vivendo, e voi con me, un anticipo di paradiso. Per cui quando tra poco non ci sarò più saprete che non avrò smesso di festeggiare.
La cosa che più mi riempie il cuore è che uno guardando me non può confondersi.
Non sono forte. Non sono coraggioso. Non ho le spalle per questa croce. Sono semplicemente preso. Ringrazio tantissimo ciascuno di voi perché siete un pezzetto del Suo volto.

Nicola Zattoni

Una storia da raccontare

E’ capitata una cosa strana, devo raccontarla così com’è accaduta. Non conoscevo Nicola Zattoni, men che meno sapevo del suo recente e duro calvario. Nel weekend appena trascorso l’amico e attore Giampiero Bartolini mi ha mandato un messaggio: voleva un consiglio su alcuni brani belli de I miserabili di Hugo, che avrebbe voluto leggere insieme all’attore Andrea Soffiantini per far trascorrere una bella serata a un amico malato, soprannome “Zatto”.

Ho trascorso un weekend immersa nei Miserabili, pensando che se c’è un posto in cui la letteratura accade, vive e fiorisce è al fianco di un uomo che soffre e s’interroga sul senso del vivere. Questa circostanza imprevista mi ha fatto stare qualche ora immersa in un testo che amo, ritrovando un passaggio che – lettura, dopo lettura nel corso degli anni – è massacrato di sottolineature successive:

Il vescovo, seduto vicino a lui, gli toccò dolcemente la mano: “Potevate anche non dirmi chi eravate. Questa non è la mia casa, è la casa di Gesù Cristo; questa porta non chiede a colui che entra se abbia un nome, ma se abbia un dolore. Voi soffrite, avete fame e freddo: siate il benvenuto”.

Il vescovo Myriel accoglie in casa con queste parole lo sconosciuto Jean Valjean, ex-galeotto. Dopo 19 anni di prigione, di ingiustizie e miserie, Valjean incontra la misura eccedente della Misericordia, quella che tiene la porta aperta a tutti.

Sul tenere aperta la porta

Ieri sera ho ringraziato, in cuor mio, lo sconosciuto “Zatto” di avermi fatto ritrovare queste parole. Altri tasselli ‘casuali’ sono andati a comporre un disegno unitario stamattina: nella riunione di redazione, Paola Belletti ha condiviso la storia di un ‘certo’ imprenditore giovane e malato di cui aveva visto la testimonianza a Bel tempo si spera. Quando Paola ha citato il nome di Nicola Zattoni, mi è tornato in mento quel soprannome “Zatto”: ma non sarà mica lui? E nel verificare quest’ipotesi con l’amico Bartolini, abbiamo saputo anche della morte di Nicola.

In redazione abbiamo intuito, insieme, che un filo di segni puntuali ci spingeva verso questa storia.

Noi ‘giornalisti’, o comunque redattori di storie per il web, siamo sempre a caccia di notizie. Ogni tanto, però, abbiamo il benedetto privilegio di ricordarci che è Dio a essere a caccia di tutti noi attraverso le storie che Lui scrive, incarnate nelle vite di persone … che, anche solo sfiorandoci da lontano con la loro voce, ci dicono la vera notizia del giorno.

Questa porta non chiede a colui che entra se abbia un nome, ma se abbia un dolore. Zatto è stato uno sconosciuto la cui presenza è entrata nella mia vita a darmi una spinta, proprio nel pomeriggio in cui la sua vita si spegneva. Lanciare gli altri era la sua mission, no?

Ecco. Il suo dolore è stata una porta aperta grazie a cui tanti possono uscire dal corridoio angusto della paura, per entrare nella stanza ariosa del Paradiso – e del suo anticipo qui in terra – dove ciascuno è il benvenuto.

Tags:
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