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Guida etica per vaccinarsi come cattolici

Daniel Schludi (Unsplash)

Brett Salkeld - pubblicato il 22/04/21

Pericoli di malintesi: un vaccino è davvero necessario?

Vale la pena di segnalare che la maggior parte dei nostri calcoli morali sulla questione si trova dal lato dell’equazione per cui “la cooperazione è molto remota”. Ciò sembra ragionevole se consideriamo che la popolazione ha molta più familiarità con la devastazione provocata dal Covid che con i gradi di lontananza che implicano i test e la produzione dei vaccini. È però importante riconoscere che un calcolo morale deve effettuarsi anche dal lato delle “ragioni proporzionate” dell’equazione.

Anche se può sembrare che dovrebbe essere sufficiente dire “pandemia mondiale” e andare avanti, è importante riconoscere che molte persone che si pongono domande sull’insegnamento della Chiesa riguardo a questo tema non sono convinte della gravità della pandemia. Questo atteggiamento in genere assume la forma di sottolineare i tassi di mortalità relativamente bassa del Covid-19 per le fasce giovani e sane della popolazione.

Il tasso di mortalità non è però un buon indicatore della gravità della pandemia per almeno due ragioni. In primo luogo, si ammalano gravemente molte più persone di quelle che muoiono, e molti di coloro che si ammalano affrontano complicazioni a lungo termine che stiamo appena iniziando a comprendere. L’impatto del virus va ben al di là della conta delle vittime. Ci vacciniamo contro l’influenza perché passare una settimana alla sua mercé è una grande difficoltà per molti di noi, oltre a rappresentare una notevole minaccia per alcuni.

Una malattia non ha bisogno di uccidere per avere un impatto negativo importante. Anche in termini di impatto economico del ricovero, del lavoro perduto e di altri tipi di danni collaterali, il Covid-19 è una malattia molto grave per molte persone, anche se altre sono asintomatiche.

In secondo luogo, esiste un paradosso epidemiologico nel fatto che i bassi tassi di mortalità per Covid siano gran parte di ciò che fa sì che la malattia sia così letale. I virus con tassi di mortalità molto alti in genere si consumano prima di conquistare il mondo. È proprio il basso tasso di mortalità del Covid tra i giovani, le persone sane e quelle che si muovono molto ad aver portato alla sua drammatica diffusione, e quindi all’altissimo costo in termini di vittime. E il fatto che sia riuscito a raggiungere queste cifre di fronte alla mobilitazione sociale massiccia per limitare la propagazione ci dice quanto sia letale questo virus.

Per quanto sia basso il tasso di mortalità in alcune fasce della popolazione, poi, è sufficientemente alto per alcuni. Il modo più facile, e forse l’unico, di proteggere davvero i più vulnerabili è ridurre drasticamente la prevalenza del virus nella popolazione in generale, e non c’è modo di farlo senza vaccini.

Il fatto, infine, che la versione attuale più diffusa del virus Covid abbia un basso tasso di mortalità non garantisce che ce l’abbiano anche tutte le versioni future. La gran quantità di virus individuali nel mondo significa che le mutazioni si verificano costantemente, e come indicano le nostre fonti di notizie ci sono sempre più virus mutanti che hanno un successo sufficiente per sopravvivere e riprodursi. E con ogni mutazione riuscita sorge la possibilità di una versione più letale del virus, o di una in cui i nostri vaccini siano meno efficaci. Ridurre la prevalenza del virus nella popolazione generale con i vaccini è non solo il modo migliore di difendere i vulnerabili, ma anche la nostra migliore scommessa contro ondate successive di un Covid più virulento.

Pericolo di malintesi: accettare questi vaccini giustifica l’aborto?

Un’ultima preoccupazione registrata da chi esita ad accettare l’approvazione di questi vaccini da parte della Chiesa è che insegnare che il loro uso è giustificato finisce per sembrare una giustificazione dell’aborto. La nota della Congregazione per la Dottrina della Fede risponde anche a questo:

“È da sottolineare tuttavia che l’utilizzo moralmente lecito di questi tipi di vaccini, per le particolari condizioni che lo rendono tale, non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell’aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso” (§3).

Su questo punto dobbiamo essere estremamente precisi nel parlare. Dobbiamo dire sempre e solo che l’uso del vaccino è giustificato, mai che ad essere giustificato è l’aborto. Di fatto, la ragione per la quale l’uso di questi vaccini dev’essere giustificato è perché l’aborto non è mai giustificato, e lo stesso si applica all’uso delle linee cellulari impegnate nello sviluppo o nella produzione. Se l’uso di queste linee cellulari fosse giustificato, non ci sarebbe bisogno di giustificare l’uso dei vaccini con esse prodotti.

Pensateci come a una catena: se si giustifica l’aborto, allora non serve giustificazione per il testing (o la produzione), e neanche per l’uso del vaccino. Se, però, postuliamo che l’aborto non è mai giustificato, anche se lo è il testing, non abbiamo bisogno di giustificare l’uso del vaccino. L’uso del vaccino dev’essere giustificato solo perché l’aborto e l’uso di linee cellulari derivanti dai corpi dei bambini non nati non sono mai giustificati per gli scopi a cui vengono destinati, per quanto possano essere positivi.

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cattolicicovidvaccini

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