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Buon compleanno Elisabetta, 95 anni e la corona ancora in testa

QUEEN ELIZABETH II

Shaun Jeffers | Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 21/04/21

La Regina Elisabetta II compie 95 anni. Pochi giorni fa ha dato l'estremo saluto al marito Filippo, sola e vestita a lutto a pochi passi dalla bara.

Elisabetta, dimmi, quanto pesa quella corona? Non ci fosse un lungo cerimoniale da studiare e rispettare, sarebbe questa la domanda che le farei.

Un compleanno da Regina in lutto

Oggi Elisabetta II d’Inghilterra compie 95 anni, una candelina in più su una torta che forse oggi non c’è. Sono trascorsi solo pochi giorni dall’addio a suo marito, il principe Filippo. Le telecamere del mondo intero erano lì a inquadrarla: vestita a lutto, sola e a testa bassa a pochi passi dalla bara del consorte. E cosa c’era da guardare in quell’immagine? Un’insolita istantanea della regalità? I commentatori non hanno potuto non infilarci dentro il nome di Harry & Meghan, perché anche questo è parte dello strascico del mantello della Regina.

Elisabetta ha commentato la perdita del marito dicendo poche parole semplici: “Lui è stato semplicemente la mia forza“. Eccola la voce della Regina, e non credo di essere irrispettosa se sento un pizzico di ironia squisitamente inglese in queste parole. L’ironia non era affatto nelle intenzioni di Elisabetta, ma può essere nell’orecchio di noi che ascoltiamo. Gli inglesi hanno la dote invidiabile di fare la battuta giusta anche quando non se rendono conto. Sono sempre sul pezzo, anche in modo preterintenzionale.

Noi donne senza sangue blu – l’altra metà (popolana) del cielo che sgomita negli uffici e suda tra le pareti domestiche – siamo impegnate a combattere la guerra delle quote rose, a fare endorsement col movimento del #meetoo, a gridare la voglia di liberarci dalle grinfie patriarcali della società. E lei che indossa la corona cosa fa? Come dichiarazione ufficiale s’inchina al marito. “Lui è la mia forza”. L’avesse confessato una manager under 40 intervistata da Vanity Fair si sarebbe beccata una sfilza di commenti sul “donne, ma quando ci liberemo della dipendenza dal maschio?”.

So poco e niente di cosa sia stato – davvero – il matrimonio tra Elisabetta e Filippo. Ai feticisti del gossip lascio il passatempo di esplorare le catacombe intime di Buckingham Palace. Cadaveri e roba ammuffita o marcia ce ne sarà (a casa mia ce n’è di sicuro). Quello che so per certo è che quando una Regina parla non sta improvvisando.

Parte del peso della corona è sapere di essere un ruolo incarnato più che una persona. Ciò che una Regina dice è sempre un messaggio al popolo e non un commento a braccio. E il messaggio che ha mandato al mondo è quello di una regnante che non si tiene l’orgoglio della forza per sé. La forza è in una coppia non nel singolo. Sarà stato davvero così nella sua vita? Non lo so. A noi basta stare a rimuginare sull’immagine in sé: una donna con la corona in testa che mostra l’opposto della superbia frustrata e incattivita di una femminista moderna.

QUEEN ELIZABETH, PHILIP

Un té con Churchill e Meghan

Elisabetta d’Inghilterra compie 95 anni e ne ha 69 sulle spalle come regnante. La sua è una storia enciclopedica quanto a fotografia sull’umanità. In certi fumetti si ironizza bonariamente su di lei dicendo che da piccola era compagna di giochi di Gesù. Longeva, ne ha passate di tempeste e ne ha fatti di incontri.

Ebbe a che fare con Winston Churchill come ministro e ora ha gestito l’affaire Meghan Markle. E’ una finestra certo riduttiva, ma eclatante. Lascia solo presagire quanto lontano dai nostri schemi quotidiani sia l’agenda di una Regina. Ma chissà a quali ricordi è più legata? Scommettiamo che come tante di noi direbbe che uno dei giorni più belli è quando è diventata nonna?

E tutte noi da bambine abbiamo giocato a essere Regine. Abbiamo sognato sul desiderio di essere le predilette e incoronate di diamanti, destinate a un palazzo incantevole. E’ l’eco lontana della promessa che Dio ha scritto nel cuore di ciascuno.

E dunque potremmo passare ore a discutere del profilo ufficiale di Elisabetta d’Inghilterra, passare al setaccio la sua condotta politica, mediatica e sociale. Sicuramente salterebbe fuori il nome di Lady D (… caspita, come ho fatto a non citarla finora?). Ma c’è Uno dal Cielo che guarda la Regina d’Inghilterra in una parata ufficiale come guarda la bambina che gioca con la terra in un campo profughi: entrambe sono piccole creature indaffarate con la vita, in cammino verso il regno dove tutti saremo davvero incoronati con la dignità regale che ci spetta. Per sempre figli Suoi.

Essere Regina: il peso della visibilità

Elisabetta d’Inghilterra è i suoi vestiti sgargianti. Quanto ci scherziamo amabilmente su! Chi almeno una volta nella vita non ha condiviso una GIF o un meme ironico sulla sua longevità? Mai colori pastello, solo gialli accesi, verdi sgargianti, rosa shocking. Ne ho scoperto tardi il motivo, da brava ignorante: in mezzo a una folla immensa, la Regina deve essere sempre un punto visibile. La massa del popolo e la luce della guida. Nella piazza piena di gente lei deve essere visibile, anche solo come un puntino lontano e fuxia.

Visibilità, un altro idolo contemporaneo che indosso a una Regina assume una connotazione diversa. E forse anche questo è parte del peso della Corona. L’idea di monarchia è molto lontana dal nostro presente. Noi bazziachiamo nell’anarchia dei social dove vince chi urla più forte. E cosa vince poi? E chi gli bada poi? Nuotiamo in una democrazia di voci alla rinfusa che pagherebbero oro per un vestito sgargiante di Elisabetta, i famosi 15 minuti di luminosa celebrità.

Di fronte all’immagine di una Regina o di un Re oggi noi incontriamo le tracce sbiadite di un’ipotesi che viene da lontano e lontanissimo. Dante nel Convivio la riassume dicendo che il popolo ha bisogno di fissare lo sguardo su una figura di riferimento, deve seguire qualcuno che indichi la via di un compimento terreno. Ecco chi è, nella migliore accezione possibile un monarca. Oggi a noi resta quel vestito sgargiante in mezzo alla folla, che ci risulta assai pittoresco ma quasi per nulla simbolico.

Per quanto a noi risulti strano e lontano, l’Inghilterra fissa ancora il suo sguardo sulla Regina e canta God Save the Queen. Che riconosca davvero in lei una guida è materia di discussione e forse di forte dubbio da parte di molti. Ma che abbia gli occhi puntati addosso è evidente.

Ricordo il finale del film Elizabeth, il momento in cui la strepitosa Cate Blachett nei panni di Elisabetta I diventa Regina. La scena è nota come “sono diventata una Vergine” e sembra un’abdicazione anziché un’incoronazione. Le tagliano i capelli, la spogliano: ogni sembianza personale viene tolta. Elisabetta come donna biografica muore. E nasce la Regina Elizabeth. Riassume bene l’idea della salita al trono come congedo dalla vita privata.

I giornali blasonati oggi saranno eccellenti nello sfornare un profilo approfondito sui 95 anni di Elisabetta II d’Inghilterra, faranno bilanci sul suo regno e sul futuro della monarchia inglese. Quanto a me, vorrei saltare a piè pari tutto il cerimoniale e chiederle: quanto pesa quella corona? Come ha camminato l’anima di Elisabetta all’ombra dei passi della Regina?

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