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Cos’è il manicheismo? Chi era Mani?

MANI

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Miguel Pastorino - pubblicato il 16/04/21

Dà origine a molti nuovi movimenti religiosi e a sette esoteriche, e vale la pena di conoscerne la storia

La parola “manicheo” viene usata spesso per riferirsi a chi riduce la realtà o la semplifica in modo dicotomico o binario, come se fosse tutto bianco o nero. In realtà, però, il manicheismo è una dottrina millenaria, una forma di gnosticismo sorta nel III secolo d.C. le cui dottrine si mantengono, pur con alcune variazioni, in molti nuovi movimenti religiosi e in sette di ispirazione gnostica o esoterica.

Il suo fondatore, Mani o Manes, nacque il 14 aprile dell’anno 216. Era originario di Hamadan, a nord di Babilonia, e iniziò a predicare in Persia. Per 30 anni, sotto la protezione di Sapur I, poté educare i suoi discepoli e redigere le sue scritture, organizzare la sua chiesa e inviare missionari in Oriente e Occidente.

Sotto il regno di uno dei figli di Sapur I si cercò di imporre lo zoroastrismo come religione ufficiale e di eliminare qualsiasi culto straniero, il che portò ad arrestare Mani e a incarcerarlo, dopo un breve processo, a Gundesapur (Belapat), in Susiana. Mani morì un lunedì, probabilmente il 26 febbraio dell’anno 277, estenuato dopo quasi 30 giorni di torture. Alla fine venne decapitato, e la sua testa fu esposta in una delle porte della città.

Prima di alcune scoperte del XX secolo si avevano informazioni di Mani per via delle polemiche cristiane nei confronti della sua dottrina, ma dopo nuovi ritrovamenti di fonti orientali, storici arabi e religioni assiro-babilonesi sono stati approfonditi gli studi storici su di lui e sulla religione da lui fondata, che in meno di un secolo si diffuse in Oriente e Occidente.

Nel nord-est dell’India si credette che fosse Buddha che era tornato sulla Terra, e la sua missione universalista di “portare il messaggio a tutte le lingue e le città” rese la sua una delle religioni più importanti e diffuse del mondo antico. Le dottrine di Mani, soprattutto il suo dualismo radicale, hanno influito su varie tradizioni religiose.

Le opere manichee e i loro rituali sono stati tradotti anche in varie lingue dell’antichità.

Le sue dottrine si diffusero nell’Impero romano e in quello sassanide, arrivando nel Medioevo a entrare in contatto con il mondo islamico, spingendosi poi fino in India e in Cina. Sant’Agostino, che studiò il manicheismo nei suoi anni di ricerca filosofica e spirituale prima di convertirsi al cristianesimo, dedica gran parte delle sue opere apologetiche a confrontare questa dottrina e a rifiutarne gli insegnamenti, anche in varie lettere ad amici manichei.

La dottrina manichea

La tradizione manichea racconta che Mani sentì una voce che gli ordinava “Non mangiare carne, non bere vino, tieniti lontano dalle donne”, il che determinò il suo comportamento e gran parte dei precetti manichei.

Come gnosi dualista, sostiene che ci siano due princìpi radicalmente separati, la Luce e le Tenebre, e due princìpi in opposizione, ovvero un dio buono e un dio cattivo, un principio che è fonte del bene e uno che è fonte del male. Lo stesso essere umano è composto da un “io demoniaco” identificato con corpo e anima, e un “io luce” o “io divino”, che si identifica con lo spirito che deve separare l’anima dal corpo, unendola allo spirito per la liberazione finale.

Il corpo, e per estensione la materia, è la causa di tutti i mali. Mani classificava i suoi seguaci come “eletti”, che non potevano avere rapporti sessuali, e “uditori” o popolo, che potevano avere rapporti sessuali ma a cui veniva consigliato di non avere figli per non riprodurre la materia. Nella comunità gli eletti passavano il tempo in preghiera, praticavano il celibato ed erano vegetariani. Era stabilito che gli eletti morendo raggiungessero il Regno della Luce. All’interno della comunità manichea, gli uditori dovevano servire gli eletti, potevano contrarre matrimonio e alla morte avrebbero dovuto reincarnarsi in eletti. La vittoria finale della luce sulle tenebre avrebbe coinciso con l’allontanamento totale di entrambe, come in origine.

Mani si presenta come il Paràclito annunciato da Gesù, che avrebbe rivelato la pienezza della verità, a cui è stato rivelato il mistero occulto nascosto ai mondi e alle generazioni. Quei misteri sono essenzialmente il dualismo della Luce e delle Tenebre, la creazione del mondo e in cosa consiste la salvezza.

La celebrazione principale del manicheismo era il Bema, festeggiato una volta all’anno con riti e significati paralleli alla Pasqua cristiana, ma anziché meditare su Gesù si concentrava sulla passione di Mani, compiendo digiuni precedenti alla celebrazione. Anche se in origine il Bema era un sedile che usava il vescovo nella Chiesa cristiana siriaca e da cui si leggeva il Vangelo, nei templi manichei è stato chiamato Bema un tronco con cinque gradini, sempre vuoto perché era il sedile di Mani.

Nel suo sincretismo religioso si inseriscono altre figure, come Zoroastro, Platone, Gesù o Buddha, come inviati all’umanità per aiutarla a liberarsi dalla materia e dalle tenebre, essendo Mani il profeta definitivo, la pienezza della rivelazione che è venuta a manifestare tutti i misteri occulti.

Una delle dottrine messe maggiormente in discussione dagli autori cristiani nel corso dei secoli è stata non solo il dualismo, ma anche la negazione della responsabilità umana del male commesso, visto che non si tratterebbe di atti prodotti dalla volontà, ma del dominio del potere delle tenebre sulla nostra vita.

Attualità delle idee manichee

In vari movimenti cristiani, gnostici ed esoterici, le dottrine manichee sono ancora vive, pur se decontestualizzate dalle mitologie originarie e dai riti della religione fondata da Mani. Di fatto, quando in un gruppo religioso si pensa che tutto il male che compie l’essere umano sia dovuto non alla sua libertà, ma all’azione del demonio o di forze oscure soprannaturali, si è più vicini a Mani che a Gesù.

Quando risbocciano le forme radicali di dualismo, che si tratti di luce contro tenebre, credenti contro mondani, materia contro spirito, anima contro corpo, si introduce la visione manichea della realtà.

Anche il disprezzo del corpo e della sessualità è una forma manichea che ha influito negativamente su autori cristiani di vari secoli, e si può constatare attualmente in alcuni libri di spiritualità con uno sfondo pessimista circa la condizione corporea.

È in questo senso che si usa nel linguaggio filosofico o teologico attualmente, come modo per aggettivare forme di dualismo che presentano la realtà sempre in opposizione.

Anche se il cristianesimo ha avuto altre influenze dualiste, della filosofia platonica e neoplatonica, le varie forme di gnosticismo che sono perdurate nel corso della storia hanno dato luogo a forme di manicheismo presenti in una grande diversità di movimenti religiosi e di autori spirituali contemporanei.

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