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La basilica dei santi Marcellino e Pietro, i martiri della “selva nera”

Antoine Mekary | ALETEIA

Marinella Bandini - pubblicato il 06/03/21

Rivivi l’antica tradizione quaresimale dei cristiani di Roma. Alla scoperta delle “chiese stazionali”

Li hanno uccisi nella “Selva Nera” pensando di far scomparire per sempre le loro tracce. Ma i nomi Marcellino e Pietro sono ancora vivi e quella zona, vicino a Roma, ancora oggi si chiama “Selva Candida”.

Papa Damaso ha tramandato la storia del loro martirio, che aveva ascoltato dal loro stesso carnefice, poi convertitosi al cristianesimo. In seguito, Papa Vigilio inserì i loro nomi nel Canone della Messa.

L’esorcista Pietro e il presbitero Marcellino subirono il martirio nel 304. Furono torturati, costretti a scavarsi la fossa e poi decapitati nella “Sylva Nigra” che poi, in onore dei due martiri fu chiamata “Selva Candida”. Quella stessa notte, i due apparvero in sogno alla matrona Lucilla e le indicarono il luogo del loro martirio. Da qui i corpi furono portati nelle catacombe “Ad Duas Lauros”, fuori dalle mura della città.

Oggi si chiamano Catacombe dei SS. Marcellino e Pietro, anche se i corpi dei due martiri dal IX secolo sono in Germania.


Catacombe Marcellino Pietro

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La chiesa dedicata ai Santi Marcellino e Pietro “dentro le mura” di Roma, risale al V secolo. I due martiri compaiono nell’affresco sull’altare, risalente al ‘700, quando la chiesa fu completamente ricostruita e si conservano alcune loro reliquie. In loro memoria si celebra qui la stazione del sabato della II settimana di Quaresima. A loro affidiamo il nostro cammino.

Bisognava far festa e rallegrarsi,
perché questo tuo fratello
era morto ed è tornato in vita,
era perduto ed è stato ritrovato
Lc 15,32

* In collaborazione con l’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma

Tags:
chiese stazionaliquaresimastazioni quaresimali
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