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La Spagna pone restrizioni alle chiese, ma libera le marce femministe in Quaresima

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Daniel Tadevosyan - Shutterstock

Francisco Vêneto - pubblicato il 02/03/21 - aggiornato il 02/03/21

Il direttore di CitizenGo critica l'atteggiamento “due pesi e due misure” del Governo socialista spagnolo e definisce le marce “irresponsabili e criminali”

La Spagna pone restrizioni alle chiese, ma libera le marce femministe in Quaresima. Pur avendo imposto una della serie di misure restrittive più severe al mondo per contenere la pandemia di Covid-19, il Paese ora permetterà varie marce femministe fissate per l’8 marzo, mentre limiterà fortemente gli spostamenti dei cittadini, per non parlare delle drastiche riduzioni della capacità delle chiese.

Le restrizioni imposte alle chiese sono più severe di quelle per cinema e teatri, ad esempio, come ha denunciato di recente il vescovo di Valladolid, il cardinale Ricardo Blázquez, che ha dichiarato la settimana scorsa che “le persone possono andare al cinema e a teatro con un terzo della capacità, ma noi siamo stati limitati a 25 persone [indipendentemente dalla capacità di ogni chiesa]. Ci sembra che questo abbia scarsissimo fondamento. Comprendiamo che ci siano limitazioni della capacità, quello che non capiamo è il fatto di essere discriminati perché si va a Messa”.

Le militanti femministe hanno già convocato manifestazioni in varie regioni della Spagna. A Madrid, ad esempio, le autorità hanno autorizzato marce che possono riunire fino a 500 persone.

Fernando Simón, epidemiologo direttore del Centro di Coordinamento di Allerta ed Emergenze Sanitarie del Governo spagnolo, si dichiara favorevole alle manifestazioni femministe, e afferma che sono più sicure delle processioni della Settimana Santa:

“Non è lo stesso stare sotto un baldacchino della Settimana Santa portato da molta gente e partecipare a una manifestazione di 500 persone in cui è possibile mantenere le distanze”.

Se valesse questa “logica”, si dovrebbe permettere la celebrazione di Messe all’aperto con fino a 500 persone, cosa che è molto lontana dall’avverarsi.

La mancanza di coerenza e di imparzialità è tale che perfino dei membri del Governo mettono in discussione l’autorizzazione delle manifestazioni femministe. Il Ministro della Salute, ad esempio, non è d’accordo con Fernando Simón: per Carolina Darias, le marche non si dovrebbero semplicemente svolgere, perché “la situazione epidemiologica non permetterebbe o non comprenderebbe la realizzazione di questi atti”.

Trattamenti diversi: perché?

I Governi di varie comunità autonome spagnole hanno già annunciato notevoli limitazioni alle cerimonie della Settimana Santa, pur tenendo conto del fatto che le chiese sono tra i luoghi più esigenti in termini di misure sanitarie a livello di distanziamento fisico, obbligatorietà della mascherina e uso del gel disinfettante. L’inflessibilità del Governo socialista di Pedro Sánchez nei confronti della Chiesa sottolinea ancor di più la differenza di trattamento concessa a movimenti ideologici allineati con la sua agenda.

Luis Losada, direttore della piattaforma CitizenGO in America Latina, ha dichiarato all’agenzia cattolica ACI Prensa che l’insistenza della militanza femminista nel realizzare le sue manifestazioni è “irresponsabile” e perfino “criminale”.

“Continuiamo con coprifuoco e chiusure di perimetri. Anche i bar subiscono delle restrizioni. Quasi 100.000 persone sono morte. L’economia è crollata di oltre il 10%. Centinaia di migliaia di persone hanno perso il lavoro. Ma le femministe hanno altre priorità. È un’irresponsabilità che oserei definire criminale”.

In una pandemia in cui il concetto di scienza è stato strumentalizzato a livello ideologico con acrobazie che calpestano i requisiti logici della vera scienza, Luis Losada critica un’altra dimostrazione di incoerenza e ipocrisia:

“È stato dimostrato che l’8 marzo dell’anno scorso è stato un fattore grave per l’espansione del virus [in Spagna]. Sia la vice-Presidente Carmen Calvo che il Ministro Irene Montero sono state contagiate. E tuttavia insistono. È segno del fatto che per loro l’ideologia è un valore assoluto”.

Il coronavirus in Spagna

La Spagna è uno dei dieci Paesi al mondo con più morti per Covid-19, nonostante le restrizioni (selettive e disuguali) che il Governo ha imposto ai quasi 47 milioni di abitanti.

Il Paese registra oltre 69.000 morti per nuovo coronavirus. Il totale di decessi per milione di abitanti nello scenario della pandemia è di 1.478 contro, ad esempio, i 1.194 del Brasile, in base ai dati di Worldometers.info aggiornati al 1º marzo.

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