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L’ONU decide di difendere i siti religiosi del mondo

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J.P. Mauro - pubblicato il 03/02/21

Una coalizione di Paesi arabi, Stati Uniti, Unione Europea e molti altri ha sostenuto la nuova risoluzione

Il 21 gennaio, le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione per proteggere i siti religiosi dagli atti di terrorismo. Il Piano d’Azione delle Nazioni Unite per la Salvaguardia dei Siti Religiosi mira a proteggere alcuni dei siti culturali e spirituali più in pericolo in tutto il globo.

Secondo un rapporto della CNA, la risoluzione lancerà una conferenza internazionale per discutere programmi di implementazione. La conferenza sarà affidata alla competenza del Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, autore della risoluzione, che nella prefazione ha scritto:

“Solo negli ultimi mesi, abbiamo visto ebrei uccisi nelle sinagoghe, le loro lapidi sfigurate con delle svastiche; musulmani uccisi a colpi di arma da fuoco nelle moschee, e i loro siti religiosi vandalizzati; cristiani uccisi durante la preghiera, le loro chiese date alle fiamme”.




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“Alla gente dev’essere permesso ovunque di osservare e praticare la propria fede in pace, come affermato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. I siti religiosi e tutti i luoghi di adorazione e contemplazione dovrebbero essere porti sicuri, non luoghi di terrore e spargimento di sangue”.

La risoluzione sottolinea varie minacce a questi luoghi significativi a livello culturale, e denuncia tutti gli attacchi nei loro confronti. Per implementare questa protezione, esorta tutte le Nazioni affiliate all’ONU a preparare risposte immediate a qualsiasi resoconto di vandalismo o furto.

Il documento chiede anche la pace e la coesistenza tra religioni e culture. Per raggiungere questo obiettivo, l’ONU suggerisce a tutti gli Stati membri di sforzarsi per avviare programmi educativi che promuovano messaggi di unità.

L’Associated Press ha indicato che la proposta è venuta dall’Arabia Saudita ed è stata co-promossa da Nazioni arabe come Egitto, Iraq, Giordania e Kuwait. Si sono uniti anche leader statunitensi e dell’Unione Europea, aiutando ad adottare la risoluzione all’unanimità. A questi Stati membri se ne sono uniti altri 15 di Sudamerica, Africa e Asia.

Nella conferenza per mettere in pratica la risoluzione ci si aspetta di unire i corpi delle Nazioni Unite, i 193 Stati membri, figure politiche, leader religiosi, organizzazioni basate sulla fede, media, società civile e altre entità. La data per lo svolgimento dell’incontro non è stata ancora annunciata.

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