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I 5 libri più belli della settimana scelti per le donne

OPEN BOOK, FLOWERS

Christine Keller | Unsplash

Annalisa Teggi - pubblicato il 18/12/20

Ogni libro è una insolita finestra su un punto del muro che non avremmo aperto, ma quel che si vede regala stupore.

Tempo di imparare a memoria la poesia di Natale, per i bimbi delle elementari. Il mio è arrivato in quinta e dunque non parliamo più di poche e semplici strofe ma di testi impegnativi. E applaudo con entusiasmo la scelta della sua maestra di far confrontare gli alunni con una poesia tosta anche per noi adulti: Emanuele di Vladimir Solov’ev.

Parole in disordine

Mio figlio ed io ci abbiamo lavorato su tanto, è lunga e ci sono parole desuete. Lui non si è scoraggiato ed anzi era curioso di capire. Faceva domande, la memoria incespicava sull’ordine strano della parole. Mamma, perché i poeti non mettono le parole in fila come noi? Eh.

Arrivare a imparare la strofa finale è stata una conquista, ma era effettivamente una fatica da fare, per arrivare a contemplare questa cima montuosa:

È qui Egli, adesso; e tra l’effimera vanità, nel torrente torbido delle ansie della vita, tu possiedi un segreto onnigioioso: – impotente è il male, e eterni noi siamo: Dio è con noi.

Sì, siamo quasi arrivati a Natale. Ci stiamo arrivando un po’ meno baldanzosi degli anni scorsi, con il passo cadenzato a suon di DPCM. Ed è un tipo di fatica che distrae se non è infilata nel sentiero giusto. Forse gli anni scorsi l’attesa di Natale era fino troppo distratta, come un libro di cui si sfogliano le pagine alla svelta guardando solo le figure. Quest’anno invece scrutiamo le parole, con diffidenza e il timore di brutti presagi.

Ma perché proprio quest’anno a Milano c’è stato dopo 500 anni un terremoto?

Non è questa la specie di paura che fa fare una fatica buona per arrivare sull’uscio della capanna di Betlemme. Torno allora alla domanda di mio figlio: perché i poeti non mettono le parole in fila?

Perché quando qualcosa è fuori posto lo noti subito. Quando qualcuno non parte al verde del semaforo, suoni. La strada spianata è la nostra illusione, gli ostacoli sono le vere occasioni.

Posti di blocco

Per renderci presenti al presente occorrono dei blocchi, tipo delle frontiere che esigono di vedere i documenti d’identità. Se mentre cammini qualcuno ti urta e ti fa male, tiri fuori la voce. Ed è un po’ come dire chi sei.

Nel torrente torbido delle ansie della vita, tu possiedi / un segreto onnigioioso. Onnigioioso? Ma chi l’ha mai sentito? Ecco qui l’ostacolo che blocca la strada, una parola desueta. Ed è messa lì per dire: ma ti rendi conto di ciò che ho appena detto? Dentro ogni casino tremendo della vita tu hai un segreto di gioia che nessuno può sradicare.

Che poi queste parole strane restano in testa. Mio figlio se ne va in giro a riperterle, e non è male dire onnigioioso. Vuol dire «sono felice per sempre».

Ciascuno a modo suo, gli autori dei libri che vi consigliamo questa settimana si sono confrontati con un posto di blocco, un punto critico dentro l’esuberanza della vita. Da lì si aprono finestre su punti dei muri che non avremmo aperto, ma quel che si vede regala stupore.

Se dovete ancora fare qualche regalo di Natale, forse potete prendere spunto da questi titoli.

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