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Padre Pio mandava i penitenti a fare questo santo (e tremendo) pellegrinaggio

Saint Michael Archangel Sanctuary

By vololibero | Shutterstock

Bret Thoman, OFS - pubblicato il 12/12/20

Monte Sant'Angelo era un luogo di pellegrinaggio popolare nel Medioevo, e indica il luogo in cui apparve San Michele

“Il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo” (1 Tessalonicesi 4, 16).

In Puglia, non lontano dalla costa adriatica e da San Giovanni Rotondo, dove Padre Pio ha vissuto per la maggior parte della sua vita ed è stato sepolto, c’è un altro importante luogo di pellegrinaggio: Monte Sant’Angelo.

Le apparizioni di San Michele

San Michele apparve qui in una grotta varie volte all’inizio del Medioevo. Secondo la leggenda, un nobile locale aveva perso il suo toro migliore. Dopo averlo cercato, lo trovò inginocchiato in una grotta. Non in grado di avvicinarlo, l’uomo scagliò contro il toro una freccia, ma questa gli si rivoltò contro e lo colpì.

Il vescovo locale ordinò tre giorni di preghiera e digiuno. Poi San Michele apparve al vescovo. Alla terza apparizione, l’arcangelo disse al vescovo di costruire una cappella, ma di non consacrarla perché sarebbe stata consacrata “con la mia presenza”.

Punto di sosta per pellegrini e crociati

Noto ai locali semplicemente come “Monte”, il santuario divenne un luogo importante nel Medioevo, servendo come punto di sosta per pellegrini e crociati che viaggiavano tra l’Italia e la Terra Santa. Nel corso dei secoli Papi, santi e nobili si recarono a Monte Sant’Angelo per visitare il famoso santuario. Come destinazione di pellegrinaggio era pari a Compostela e a Roma.

Più di recente, San Padre Pio mandava spesso i penitenti a Monte Sant’Angelo dopo la Confessione, visto che dista a solo 25 chilometri da San Giovanni Rotondo.

Un “luogo tremendo”

Partendo dal parcheggio degli autobus nella parte superiore della città, la prima cosa che i visitatori notano è un castello. Con la sua torre, le mura e il fossato circostante, sembra comunicare che ci sia qualcosa di particolarmente importante in questo luogo.

Dopo una rapida passeggiata, i visitatori arrivano alla basilica. Sulla porta c’è un’iscrizione in latino a grandi lettere che recita “TERRIBILIS EST LOCUS ISTE; HIC DOMUS DEI EST ET PORTA COELI” (Questo è un luogo tremendo; qui c’è la casa di Dio e la porta del Paradiso).

La frase è tratta dal Libro della Genesi. È stata pronunciata da Giacobbe dopo che questi aveva sognato un’immensa scala che saliva al cielo con gli angeli che salivano e scendevano lungo di essa. Poi Dio ribadì la Sua promessa di donargli la terra su cui si trovava e di benedirla. Quando si svegliò, “ebbe paura e disse: «Com’è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo!»” (Genesi 28, 17).

Il versetto, che denota un reverenziale “timor di Dio” biblico, prepara il visitatore allo spazio sacro in cui sta per entrare.

Una discesa lungo i “gradini santi”

Dopo aver varcato la porta – “l’ingresso al Paradiso” -, l’atmosfera cambia immediatamente. Segue una discesa lungo 86 gradini di pietra. La discesa ricorda la Scala di Giacobbe, e i pellegrini possono immaginare gli angeli che salgono e scendono.

Gli Italiani recitano una preghiera tradizionale mentre scendono i gradini, “Scala santa, scala santa, Padre, Figlio, e Spirito Santo”, e poi fanno il segno della croce.

Lungo la scalinata, ci sono varie statue di San Michele con la spada sguainata in battaglia e il piede sulla testa di un drago o di un diavolo. San Michele è un angelo guerriero, e viene spesso invocato dagli esorcisti nella lotta contro i demoni.

Graffiti di pellegrini e crociati

Un visitatore attento noterà dei contorni occasionali di croci, volti e mani incisi nella roccia. Sono stati realizzati secoli fa da pellegrini e crociati che lasciavano l’Europa per andare in Terra Santa, che si fermavano al santuario e chiedevano a San Michele di accompagnarli nel viaggio.

Alcuni dicono che le mani – più spesso ce n’è una sola (in genere la destra), altre volte entrambe – sono state realizzate dai pellegrini che ne tracciavano una all’andata e l’altra al ritorno quando tornavano sani e salvi (due mani sono purtroppo rare).

Alla base dei gradini c’è la “Porta del Toro”. A sinistra c’è un corridoio che porta a vari luoghi d’interesse, compresi video del luogo. A destra c’è il santuario.

San Francesco è stato qui

Appena prima di entrare nella grotta, sulla destra c’è un altare anonimo con l’immagine di un frate inginocchiato. Sotto c’è un piccolo pannello di vetro che copre un Tau, intagliata nella roccia da San Francesco. Quando il santo di Assisi visitò Monte Sant’Angelo arrivò fino a qui, perché non si sentì abbastanza degno da entrare nella grotta.

I visitatori sperimentano una presenza forte

Dopo pochi passi si arriva allo spazio sacro. I visitatori dicono spesso di sperimentare una presenza forte qui. Di fatto, è l’unica chiesa al mondo non consacrata da mani d’uomo ma dall’arcangelo stesso. Per questo motivo, il santuario di Monte Sant’Angelo è noto come Celeste Basilica.

Monte Sant’Angelo è uno dei sette luoghi in cui è apparso San Michele. Noti come “Spada di San Michele”, questi luoghi formano una linea misteriosamente perfetta su una mappa che va dal Monte Carmelo in Terra Santa a Skellig Michael in Irlanda.

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