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La missione dei pescatori barbuti, in strada per salvare chi tenta il suicidio

BEARDED FISHERMEN

Bearded Fishermen | Facebook

Annalisa Teggi - pubblicato il 09/12/20

Hanno entrambi un passato di disagio mentale e vita da senzatetto: si sono salvati a vicenda trovandosi a pescare. E ora vanno per la strada a "pescare" chi è a un passo dal farla finita.

L’Inghilterra esce dal secondo lockdown (concluso il 2 dicembre) segnata da profonde tracce di vulnerabilità. E la fotografia del Regno Unito non è diversa da quella di ogni paese, la pandemia sta procurando gravi danni emotivi e psicologici. I più fragili rischiano di essere schiacciati dalla disperazione. Lo sanno bene Rick Roberts e Mick Leyland, entrambi con un passato di problemi mentali e vita da senza fissa dimora.

Oggi sono a capo di un’organizzazione di volontari chiamata Bearded Fishermen (pescatori barbuti) che si occupa di intercettare e offrire sostegno a chi affronta un disagio mentale ed è tentato dall’idea di togliersi la vita.


DESPERATE, WOMAN, STREET

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Stessa tempesta, stessa barca?

La sintesi del dottor Antonis Kousoulis, che ha svolto una ricerca in Inghilterra sull’impatto della pandemia su chi ha problemi mentali, fa riflettere:

Siamo tutti nella stessa tempesta, ma non ci sentiamo sulla stessa barca.

Proprio il Papa, nella sera dello scorso 27 marzo in Piazza San Pietro, cominciò la preghiera straordinaria per la pandemia con l’immagine della barca nella tempesta. L’isolamento è un nemico infido che prende forza col passare del tempo. La necessità del distanziamento comporta un’implicita percezione di essere ognuno per sé. Prova ne sia che la medesima ricerca ha messo in evidenza che, mentre le prime emozioni negative emerse durante pandemia – ansia, stress e panico – si sono progressivamente ridimensionate, resta invece opprimente la percezione di solitudine e abbandono.

Pescatori pescati dal buio

La vita di Rick Roberts e Mick Leyland è cambiata proprio quando si sono trovati sulla stessa barca, o meglio sulla stessa riva del fiume.

Hanno combattuto entrambi con forme di disagio mentale e il loro percorso di conforto è una testimonianza significativa. Entrambi sono sopravvissuti a tentativi di suicidio. Dopo aver vissuto come senzatetto per un certo periodo, Roberts si è trasferito a Gainsborough, e i due sono diventati amici ritrovandosi a pescare ogni settimana con un gruppo di appassionati.

«Soffrivamo entrambi di depressione e ansia, pescare era una liberazione – racconta Roberts – ci sedevamo vicini e chiacchieravamo di cose che non avremmo condiviso con nessun altro».

Hanno pensato che altri potessero beneficiare di questo tipo di supporto, in particolare persone che fanno fatica ad aprirsi. L’anno scorso hanno cominciato a organizzare degli incontri di gruppo settimanali, in cui ciascuno poteva tirar fuori i suoi problemi davanti a una tazza di tè. (da New York Times)

Il progetto dei Pescatori barbuti è cominciato così. Gainsborough è un paese di 23 mila anime nella contea del Lincolnshire e anche questo è un dettaglio non trascurabile. Non è vero che nei piccoli centri il senso di comunità e supporto è più forte. Dal quadro tracciato da questa organizzazione di volontariato emerge che il problema della disoccupazione e dell’isolamento dei fragili si è aggravato proprio nei paesi di provincia.


PAIGE HUNTER

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Uno più uno fa duemila volte uno, diceva Chesterton. E intendeva dire che quando si è strappati alla solitudine da un amico, essere in due non è una somma, ma una moltiplicazione di vita esponenziale. Ed è quello che è capitato a Rick e Mick, i pescatori barbuti che si sono pescati a vicenda. Il benefico effetto collaterale del sentirsi compagnia è proprio l’esuberanza esplosiva della moltiplicazione: il desiderio di non lasciare soli gli altri è traboccato, diventando un’opera di bene.

Con la pandemia il progetto dei pescatori barbuti ha dovuto cambiare forma ma non sostanza. Impossibile fare incontri in presenza, eppure la presenza è proprio ciò che salva chi è tentato di abbandonarsi alla disperazione.

Tempo di Natale, allerta massima

Paradossalmente, l’avvicinarsi delle feste natalizie rischia di creare la tempesta perfetta. L’isolamento dovuto al secondo lockdown e il peso della crisi economica si uniscono all’incubo di ritrovarsi da soli e senza risorse proprio nel periodo dell’anno che si presume più felice e dedicato agli affetti:

Il co-fondatore Rick Roberts ha dichiarato: «Abbiamo lanciato il Night Watch Projects valutando che sarebbe stato plausibile aspettarsi un incremento di disagio emotivo e mentale per chi vive da solo con l’avvicinarsi delle festività natalizie. […] Quest’anno è stato incredibilmente difficile per molti ma questo progetto, insieme ad altri nostri servizi, vuole aiutare e offrire un supporto essenziale a chi sente di non avere nessuno a fianco. Stiamo continuando a crescere e speriamo di aumentare il nostro servizio volontario di vigilanza notturna nelle prossime settimane» (Ibid)

Il vero valore di un’opera si giudica dalla sua malleabilità: se cambia il bisogno, cambia anche la risposta al bisogno. I pescatori barbuti si sono messi a pescare per strada. Non potendo più fare incontri comunitari di sostegno, hanno pensato di trasformare la loro presenza in un servizio volontario di vigilanza. A gruppi di 4, muniti di GPS, torce, radioline e kit di primo soccorso, vanno in giro a sorvegliare le zone ritenute ad alto rischio (dove, cioé, si sono verificati molti suicidi). Si offrono anche di aiutare le famiglie in cui membro sparisce all’improvviso.

La scorsa settimana hanno salvato un giovane uomo di 28 anni. Sua moglie aveva telefonato al loro numero di emergenza spaventata perché il marito voleva suicidarsi. Quando sono arrivati, l’uomo aveva già scritto un biglietto di addio. La tragedia è stata sventata, offrendo una disponibilità all’ascolto e al confronto.

Pescatori di uomini nella tempesta

Incrociando questa notizia, è stato spontaneo associarla alla chiamata di Pietro e Andrea a cui Gesù disse: «Seguitemi e io vi farò pescatori di uomini» (Mt 4,19). So che non ha nulla a che vedere con la storia di Mick e Rick, ma forse c’entra ugualmente. Anche se questi pescatori barbuti non hanno una vocazione che nasce dall’esperienza cristiana, ogni vocazione che strappa l’uomo al buio è alleata e benedetta da Dio.


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Ritorno al punto da cui ho cominciato. Siamo tutti nella stessa tempesta, ma non ci sentiamo sulla stessa barca – questo è l’incubo dal quale lasciarsi svegliare. E, come anticipavo, il Papa lo scorso 27 marzo è stato solerte nel tendere la mano per portarci a bordo della barca:

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai. (da Momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia)

Pietro e Andrea furono chiamati da Gesù sulla barca. Mick e Rick sono stati chiamati dalla loro stessa sofferenza a non lasciare soli quelli che sono nella tempesta. Hanno sentito il desiderio di andare a pescare altri uomini nel momento in cui hanno condiviso la parte più oscura della loro storia. Sono due trame diverse e simili, il cui punto d’incontro è un’amicizia che cambia la prospettiva e catapulta dentro il mondo (e fuori dai propri cortocircuiti).

Tags:
cronacasuicidio
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